Furti con esplosione dei bancomat: condanne ridotte in Appello

La pena più alta per Iurlaro, 8 anni e 20 giorni: è accusato di essere il capo dell’associazione per delinquere che avrebbe agito in provincia di Ancona. Contestate anche spaccate a Brindisi e nel Leccese. Bottino del valore di 700mila euro

BRINDISI – Condanne ridotte in Appello per i cinque brindisini, ancora agli arresti, accusati di aver organizzato una serie di furti ai bancomat con la tecnica dell’esplosione in provincia di Ancona e di aver messo a segno “spaccate” ai danni di stazioni di servizio nel Leccese.

Il ruolo di promotori del sodalizio

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La pena più alta è stata inflitta a Cosimo Iurlaro, 42 anni: otto anni e venti giorni, a fronte dei nove anni e otto mesi di reclusione per 27 capi di imputazione inflitti in primo grado dal gup del Tribunale di Brindisi di fronte al quale venne incardinato il processo con rito abbreviato. Risulta già condannato per fatti identici avvenuti in provincia di Macerata, alla pena di sei anni. Iurlaro (difeso dall’avvocato Daniela D’Amuri, è ritenuto il promotore dell’associazione per delinquere contestata dal pubblico ministero tenuto conto dell’organizzazione e della divisione dei compiti emerse dalle intercettazioni telefoniche e ambientali, diventate fonti di prova assieme alle immagini registrate dalle telecamere dei sistemi di videosorveglianza.

Ruolo di promotore è stato contestato anche a Giovanni Moro, 45 anni: è stato condannato in Appello a sei anni e sei mesi, rispetto agli otto anni di reclusione per 27 capi di imputazione, arrivati a conclusione del processo di primo grado (è difeso dagli avvocati Daniela D’Amuri e Ladislao Massari)

Gli altri imputati

Sono stati condannati in Appello, con pene limitate rispetto alla sentenza del gup : Vincenzo Schiena, 38, a tre anni e otto mesi, a fronte dei quattro anni e otto mesi di reclusione, per dieci capi di imputazione (già condannato a quattro anni nel filone di Macerata, è difeso dall’avvocato Pasquale Annicchiarico);  Omar Bianco, 27,  cinque anni e dieci mesi di reclusione a fronte di sette anni e due mesi per venti capi d’imputazione (condannato a sei anni nel filone di Macerata, è difeso dall’avvocato Daniela D’Amuri); e Marco Santoro, 25, tre anni e sei mesi a fronte di quattro anni e sei mesi di reclusione, per dieci capi di imputazione (già condannato a quattro anni nel troncone di Macerata, è difeso dall’avvocato Pasquale Annicchiarico).  

L’associazione per delinquere

La sentenza è stata pronunciata dalla Corte d’Appello di Lecce, presieduta da Vincenzo Scardia, a latere Nicola Lariccia e Carlo Errico. L’accusa è stata sostenuta dal procuratore generale Nicola D’Amato. Le motivazioni saranno depositate nel termine di 30 giorni.

Anche in Appello, quindi, è stata riconosciuta l’esistenza di “un’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di un numero indeterminato di delitti contro il patrimonio ed, in particolare, di delitti di furto in danno di svariati istituti di credito, uffici postali ed esercizi commerciali (tra cui gioiellerie ed impianti di distribuzione di carburanti), commessi sin dal mese di gennaio 2016 nelle province di Ancona, Macerata, Fermo, Ascoli Piceno, Bari, Brindisi, Taranto e Lecce, nell’ambito della quale ricoprivano, a vario titolo, compiti organizzativi, logistici e operativi”, si legge nel capo di imputazione.

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I furti e il bottino

Nell’inchiesta dei carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Osimo sono stati ricostruiti venti furti, tra azioni consumate e tentate, per danni quantificati in almeno 700mila euro. Il primo furto è stato  tentato ai danni della Unicredit Banca di Polverigi, in provincia di Ancona, il 2 gennaio 2016; poi furto  tentato ai danni dell’Ufficio Postale di Treia, Macerata, il 14 febbraio 2016; il furto tentato ai danni della Veneto Banca di Monte San Giusto, Macerata, 19 febbraio 2016; a seguire il furto tentato ai danni della Banca delle Marche di Belforte del Chienti, sempre Macerata, il 29 febbraio 2016 e lo stesso giorno il furto ai danni della banca Monte dei Paschi di Siena di Monte Urano.

Sono stati contestati anche i seguenti furti: quello tentato ai danni della banca Monte dei Paschi di Siena di Corridonia il 5 marzo 2016; furto consumato ai danni dell’Ufficio Postale di Fermo, località Campiglione, il 22 marzo 2016; furto consumato ai danni dell’Ufficio Postale di Morrovalle il 5 aprile 2016; furto consumato ai danni della Banca Popolare di Ancona, filiale di Osimo, commesso il 9 aprile 2016. E ancora: furto tentato in danno del bancomat della Cassa di Risparmio di Loreto nel Centro Commerciale “Grotte Center” di Camerano, in provincia di Ancona, commesso in data 1 aprile 2016; furto tentato ai danni della Unicredit Banca di Castrignano de’ Greci nel Leccese commesso il 9 luglio 2016; furto consumato ai danni del distributore carburanti Q8 di Brindisi strada statale 7, commesso il 18 luglio 2016 e furto tentato ai danni del distributore carburanti Q8 di Grottaglie commesso il 25 luglio 2016 e furto tentato ai danni dell’Ufficio Postale di Scorrano nel Leccese commesso tra il 29 ed il 31 luglio 2016.

Secondo l’accusa sono riconducibili al sodalizio anche il furto ai danni del distributore carburanti Q8 di Grottaglie  commesso il primo agosto 2016; il furto tentato ai danni della Unicredit Banca di Calimera nel Leccese, commesso il 14 settembre 2016; il furto consumato ai danni della gioielleria “Preziosi d’Arte” di Guagnano provincia di Lecce il 19 settembre 2016; furto consumato ai danni della Banca Nazionale del Lavoro di Lizzano nel Tarantino commesso il 24 settembre 2016; furto tentato ai danni della Carifermo  di Recanati, località Villa Musone, il 25 settembre 2016 e il furto tentato ai danni della banca Monte dei Paschi di Siena di Monte Urano consumato il 25.09.2016. 

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L’auto e gli arresti

I primi fermi risalgono al 25 settembre 2016, un mese più tardi la Procura ottenne l’ordinanza di custodia cautelare in carcere per tutti.  Nel processo sono accusati anche di detenzione di esplosivi e armi e, infine, riciclaggio, quest’ultima imputazione legata all’uso di un’Audi risultata rubata, del valore di 130mila euro, e blindata come ai tempi di Marlboro city, con rinforzi agli schienali costituiti da lamiere d’acciaio.“

Nei giorni scorsi a carico di Schiena è stato eseguito un decreto di sequestro a scopo preventivo per bloccare tre polizze Posta futuro special plus, del valore di centomila euro. Il provvedimento è della Seconda sezione penale del Tribunale di Lecce, su richiesta della Procura di Brindisi, all'esito di accertamenti patrimoniali delegati ai carabinieri del Comando provinciale della città

Le indagini hanno dimostrato, stando a quanto si legge nel provvedimento, una "evidente sproporzione tra il tenore di vita e la capacità reddituale" praticamente pari a zero, poiché non ci sono state dichiarazioni dei redditi al Fisco essendo disoccupato. Da qui il sospetto, certificato dal Tribunale, che quelle polizze siano "presumibilmente provento di reati contro il patrimonio" contestati a Schiena.



 

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