Porti: Brindisi precisa, ma il caso c'è

BRINDISI – E dopo la precisazione dell’Autorità portuale di Bari sui rilievi della Corte dei Conti europea, arriva in serata anche quella dell’Autorità Portuale di Brindisi: “L’Autorità portuale di Brindisi precisa che l’intervento a cui fanno riferimento gli articoli di stampa, in relazione alla bocciatura da parte della Corte dei Conti europea sull’uso dei fondi dell’Unione Europea, non è di propria competenza trattandosi di interventi ferroviari che ricadono in un’area esterna al porto di Brindisi”. Pur prendendo atto della nota dell’Authority brindisina, per dovere di cronaca va rilevato che le cose, se la memoria non inganna, non sono poi così chiare, e meriterebbero ben più di tre righe di precisazione.

La sede dell'Autorità Portuale

BRINDISI – E dopo la precisazione dell’Autorità portuale di Bari sui rilievi della Corte dei Conti europea, arriva in serata anche quella dell’Autorità Portuale di Brindisi: “L’Autorità portuale di Brindisi  precisa che l’intervento a cui fanno riferimento gli articoli di stampa, in relazione alla bocciatura da parte della Corte dei Conti europea sull’uso dei fondi dell’Unione Europea, non è di propria competenza trattandosi di interventi ferroviari che ricadono in un’area esterna al porto di Brindisi”. Pur prendendo atto della nota dell’Authority brindisina, per dovere di cronaca va rilevato che le cose, se la memoria non inganna, non sono poi così chiare, e meriterebbero ben più di tre righe di precisazione.

Infatti all’inizio di dicembre del 2008 (e quindi il ritardo segnalato dalla Corte dei Conti europea c’è tutto), si scoprì che a proposito dei binari tra il porto e la rete nazionale c’era un problema aperto, e più esattamente c’erano due bandi di gara gestiti da enti diversi, uno in aggiudicazione provvisoria l’altro già in fase di consegna lavori e firma del contratto, ma per opere sorprendentemente in parte coincidenti. Persino la denominazione dei progetti era simile: “Miglioramento del collegamento ferroviario del porto di Brindisi alla rete nazionale e attrezzaggio della nuova banchina di Costa Morena est” quello dell’Autorità portuale; “Lavori di potenziamento del raccordo ferroviario a servizio dell’area portuale di Brindisi” quello dell’Ufficio del Pit 7.

Il progetto dell’Authority si sovrapponeva all’altro nella parte della sistemazione della linea lungo la cosiddetta “dorsale Sisri”; l’altro si sovrapponeva a quello dell’Autorità portuale nella parte della sostituzione del fascio dei binari che collegano la linea Brindisi-Zona industriale a Costa Morena. E visto che quegli interventi chiaramente non si possono fare due volte, il 2 dicembre 2008 l’allora assessore provinciale Lorenzo Cirasino, che aveva competenze anche sulla realizzazione del Progetto integrato territoriale 7, si doveva incontrare con il presidente dell’Authority, Giuseppe Giurgola, per tentare di sbrogliare la matassa.

Chi aveva lanciato l’allarme era stato l’assessore comunale protempore Mauro D’Attis. Il Comune era il soggetto attuatore del progetto Pit 7, mentre il Consorzio Sisri (oggi Asi) ne era stato l’estensore tecnico. Rapidi tentativi di verifica furono avviati quella mattina, tra palazzo di città, palazzina del Sisri alla zona industriale e palazzo della Provincia a piazza S.Teresa, e la conclusione fu che il problema c’era, sia pure non nella forma temuta inizialmente, e cioè quella della sovrapposizione totale degli appalti. Ma anche così, c’era da immaginare, le imprese interessate potrebbero piantare qualche grana.

Le ditte, poi, all’epoca erano più o meno le stesse nella graduatoria dei due bandi: quella che aveva vinto la gara gestita dall’Ufficio del Pit 7 e che stava per firmare il contratto, era la Palmiotto Michele Srl di Giovinazzo, che invece era arrivata seconda nell’elenco di aggiudicazione provvisoria del bandi dell’Authority, in Ati con Lagonigro. Quest’ultima gara vedeva provvisoriamente aggiudicataria la Simeone per una differenza di appena 2500 euro. La gara del Pit 7 era stata aggiudicata per un importo di circa 5,2 milioni di euro, quella dell’Autorità portuale per 4,6 milioni. L’importo degli interventi che si sovrapponevano, secondo stime della prima ora e non certo ufficiali, oscillava attorno a 1-1,3 milioni di euro.

Come era venuta a galla la storia? Accadde quando il settore tecnico dell’Autorità portuale sbarrò la strada per l’accesso allo stralcio del progetto Pit per i binari che portano a Costa Morena: “Qui dobbiamo lavorare noi”. Ma come, per il progetto del Pit 7 a suo tempo il Comune non aveva acquisito la validazione proprio da parte dell’Authority, e in più c’era stata anche una riunione alla Regione? Come mai si era persa memoria di tutto, finendo che la mano destra non sapeva cosa faceva la sinistra? Qualcuno sostenne che invece per il proprio progetto l’Authority, che doveva operare su aree Sisri e comunali, non avesse comunicato proprio nulla agli altri soggetti.

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Siccome non si può pretendere dai giornalisti un’attenzione esaustiva su tutto, e visto che l’Autorità Portuale oggi dice che non c’entra con i rilievi della Corte dei Conti europea, e visto che quel famoso progetto ce l’ha ancora in carico nel Piano delle opere triennale 2012-2014, farebbe sapere ai brindisini e alla stampa come stanno esattamente le cose? Perché sono passati esattamente tre anni, e quei nuovi binari non si sono ancora visti.

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