"Indebitamento pesante": Dema annuncia al Mise 213 esuberi

La Fiom Cgil avverte: nessuna iniziativa unilaterale prima del prossimo incontro

BRINDISI – Brutte notizie dall’incontro odierno al Ministero per lo Sviluppo economico sulla crisi Dema: l’azienda ha annunciato 213 esuberi tra gli stabilimenti di Brindisi e della Campania. La riunione si è tenuta nel pomeriggio alla presenza della sottosegretaria Alessandra Todde e del vice capo di gabinetto Giorgio Sorial, e con la partecipazione del management del gruppo Dema, guidato dal neopresidente Renato Vaghi, i rappresentanti delle istituzioni locali − Regioni Puglia e Campania – e dei sindacati Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil nazionali e territoriali.

L’azienda, nel dare un quadro d’insieme rispetto alla riorganizzazione da attuare, ha evidenziato – fa sapere la Fiom Cgil in una nota diramata a tarda sera - come, in un settore comunque in crescita, la situazione del gruppo sia difficile poiché gravata da un indebitamento pesante non più compatibile con gli assetti attuali. A fronte di ciò in un percorso di riorganizzazione complesso sono stati annunciati, nei quattro siti − i due di Brindisi, e quelli di Somma Vesuviana e Paulisi − 213 esuberi sui 733 dipendenti attuali.

“L’incontro di oggi ha evidenziato una situazione di particolare criticità dal punto di vista finanziario che si ripercuote sul processo di sostenibilità industriale − ha dichiarato Claudio Gonzato, responsabile nazionale Fiom per il gruppo Dema -. L’azienda, inoltre, ha dichiarato la volontà di procedere alla definizione di un piano industriale di cui mancano gli investimenti, le linee di prodotto e gli asset produttivi specifici per tutti i siti.”

Incontro crisi  Dema al Ministero dello Sviluppo e conomico-2

“In questo contesto non è accettabile – dichiara Gonzato - che, in una situazione che appare più difficile rispetto alla ristrutturazione di tre anni fa, con molti obiettivi ‘bucati’ rispetto al piano del 2017, siano i lavoratori a pagare il prezzo maggiore con la dichiarazione di esuberi da parte dell’azienda.”

“È chiaro – aggiunge ancora il rappresentante della Fiom Cgil − che per cogliere le opportunità che il mercato offre serve una solidità che oggi l’azienda non ha. Ognuno dovrà fare la propria parte, ma per condividere un percorso serve un quadro chiaro a partire dal piano industriale, gli investimenti da parte dell’azionista e non iniziative unilaterali che non potranno consentire una discussione serena e compatibile con scelte che garantiscano il rilancio dell’azienda.”

“Pertanto − conclude Gonzato − auspichiamo che l’azienda non proceda a iniziative prima della prossima convocazione ministeriale così come definito da tutte le parti del tavolo, sia sindacale sia istituzionale.” Bisogna anche capire in che modo, nel caso di Brindisi, Dema intenda spalmare gli esuberi, e riflessi di questa situazione sulla vertenza delle due società Dar e Dcm nate dalla ex Gse e inglobate nel gruppo Dema. Il gruppo Dema opera nel mercato delle aerostrutture e dei velivoli civili, e lavora all’80% per Leonardo, Strata e Bombardier.

Sulla situazione è intervenuto anche Gianluca Bozzetti, consigliere regionale brindisino del M5S, assieme alla deputata Angela Masi: "Dema - dichiara Bozzetti - è stata ammessa ad un finanziamento dal Mise di oltre tre milioni di euro nell’ambito dell’Avviso pubblico per la selezione di iniziative imprenditoriali nei territori del Comune di Brindisi. Per questo riteniamo che prima di procedere ad azioni che comportino eventuali esuberi, come paventato dall’azienda, debbano essere percorse altre strade per il rilancio dell’attività imprenditoriale. I lavoratori non possono pagare per colpe non loro. Serve un nuovo piano industriale in accordo con il Mise e gli altri attori coinvolti. Continueremo a monitorare la situazione e a seguirne gli sviluppi affinchè siano tutelati i livelli occupazionali”. 

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