"Ora basta. Porto gli yacht a Bari"

BARI - Anche il traffico degli yacht nel porto di Brindisi quest’anno subirà un crollo, e Bari sarà ben lieta di metterci le mani sopra. Ad oggi la Salento Yachting Terminal, società di cui è amministratore l’imprenditore Teo Titi, ha registrato un calo di ormeggi pari a circa il 30% rispetto a quelli dello scorso anno. Ma in questo caso, più che la crisi, a pesare sono le problematiche locali inerenti il porto.

Il superyacht Al Mirqab a Brindisi

BARI - Anche il traffico degli yacht nel porto di Brindisi quest’anno subirà un crollo, e Bari sarà ben lieta di metterci le mani sopra. Ad  oggi la Salento Yachting Terminal, società di cui è amministratore l’imprenditore Teo Titi, ha registrato un calo di ormeggi pari a circa il 30% rispetto a quelli dello scorso anno. Ma in questo caso, più che la crisi, a pesare sono le problematiche locali inerenti il porto.

Tanto è vero che lo stesso Titi da qualche giorno ha avviato la stessa attività nel porto del capoluogo regionale, dove ha trovato un’Autorità portuale disponibile e pronta a garantirgli una banchina situata proprio di fronte al molo crocieristico. A Brindisi invece, complici i lavori in corso sul lungomare, la Salento Yachting Terminal ha dovuto rinunciare all’area che le era stata assegnata di fronte al palazzo della Capitaneria di porto, e accontentarsi di un tratto di banchina nel Seno di Levante. E per quanti arrivano e stazionano con i mega-yacht non è propriamente la stessa cosa.

«Ovviamente non ci si siamo opposti allo spostamento in quanto c’erano motivazioni di carattere generale - dice Titi - e siamo convinti che la riqualificazione del waterfront porterà nuova linfa a Brindisi. Speravamo però che l’Autorità portuale credesse nella importanza di tutelare un traffico acquisito, e abbiamo accettato di continuare l'attività chiedendo, dietro pagamento, la concessione di un pontone pagato anni fa molti quattrini dall'Autorità portuale e mai utilizzato. Da tempo quel pontone è ormeggiato alla banchina Carbonifera Sud. Ci sarebbe servito a compensare l'altezza eccessiva della banchina ideata per le navi e non per gli yacht sia pure di stazza importante. L’autorizzazione ci è stata dapprima confermata, ma mai formalizzata con un atto definitivo. Dopo vari nostri solleciti, l’uso del pontone ci è stato rifiutato senza alcuna spiegazione. Insomma, un comportamento piuttosto strano».

L’imprenditore è sconsolato: «La sensazione è che pensavamo di poter trovare interesse e disponibilità, visto che si tratta di un traffico che la città aveva ormai acquisito, ma ci siamo sentiti osteggiati ed ostacolati. Negli anni abbiamo cercato invano di far comprendere l'importanza di poter ormeggiare gli yacht di poppa in banchina, come accade durante la regata Brindisi - Corfù, in occasione della quale abbiamo sempre messo la banchina a disposizione e dimostrato che l'idea funziona. Ma gli ostacoli sono partiti da più parti,ad iniziare dalla Marina Militare che ha posto vincoli a mio parere assurdi».

La conclusione è amara: «Il nostro porto può decollare ma ha bisogno di gente che ci creda. Per poter lavorare qui, invece, bisogna combattere! Personalmente il porto interno lo immagino pieno di imbarcazioni e di navi da crociera: il turismo che arriva dal mare e che invade la città. Il presidente Haralambides ha invece deciso di spostare le crociere nel porto commerciale, nonostante i molti proclami a favore di questo settore. E il diporto, non solo quello dei grandi yacht, non è favorito i