Puglia, task-force sul lavoro nero

BARI - Ieri, 5 agosto, presso la prefettura di Bari è stato firmato dal presidente Nichi Vendola e dall’assessore al lavoro Leo Caroli il protocollo d’ intesa per il contrasto al lavoro nero, attraverso la costituzione di una task force per la collaborazione inter-istituzionale. Si comincia ad operare da Foggia.

Neri sì, lavoro nero no

BARI - Ieri, 5 agosto, presso la prefettura di Bari è stato firmato dal presidente Nichi Vendola e dall’assessore al lavoro Leo Caroli il protocollo d’ intesa per il contrasto al lavoro nero, attraverso la costituzione di una task force per la collaborazione inter-istituzionale. A presenziare il tutto la figura autorevole di Filippo Bubbico, viceministro agli interni.

Il fenomeno del lavoro sommerso, in Italia, ha origini remote. Esso è caratterizzato da condizioni lavorative non conformi alle normative vigenti locali, sia dal punto di vista della sicurezza, che dal punto di vista della regolarità contrattuale della prestazione lavorativa, contribuendo così ad alimentare l’ evasione fiscale da una parte e mettendo i lavoratori in condizione di vero sfruttamento e pericolo dall’ altra.

Secondo i dati Istat in Italia il lavoro nero costituisce circa il 20% del Pil nazionale, con una concentrazione maggiore nelle regioni meridionali dove arriva a toccare punte del 40-50% . Dalla lettura di questi dati appare chiara l’importanza che ricopre il protocollo sottoscritto nella giornata di ieri, in seguito alla firma del quale, il presidente Vendola ha voluto sottolineare che il lavoro nero è un modo per drogare il mercato, è concorrenza sleale e come questa pratica porti le aziende che operano nel rispetto delle leggi a essere fortemente minacciate da chi approfitta di queste modalità spregiudicate.

E poi Vendola ha rivolto l’attenzione ai troppi extracomunitari che in Puglia vengono ridotti in schiavitù in un quadro di barbarie medievali. Ha riservato tempo anche per denunciare un altro fardello che attanaglia la nostra regione, quello del caporalato, il quale non può essere sottovalutato nel momento in cui diviene un fenomeno che consolida le mafie quando con un esplicativa metafora, invece di pagare il bracciante con un pugno di riso, gli si punta contro il revolver.

Vendola ha raccontato, inoltre, come si è formata in lui la consapevolezza di tale problema “Quando all’inizio del mio mandato l’ambasciatore polacco mi comunicò che alcuni suoi concittadini braccianti erano spariti nel Foggiano o quando Medici senza Frontiere mi riferì che il 75% dei braccianti migranti avevano disturbi gastrointestinali a causa del difficile accesso all’acqua potabile, abbiamo fatto una legge contro il lavoro nero. Abbiamo fatto una legge che prevedeva sanzioni: niente più contributi economici agli imprenditori che sfruttassero lavoro nero.”

La parola, poi, è passata all’assessore al lavoro, Leo Caroli che ha dichiarato “In poche settimane l’idea di un gruppo operativo contro il lavoro nero è stata messa in pratica con il protocollo. Che significa mettere a disposizione risorse finanziarie per gli ispettori e per le forze di polizia. Vogliamo poi evitare che i controlli avvengano casualmente, magari nei confronti di una sola azienda che vede arrivare più ispettori e si è messa in regola, mentre altre restano in nero: spesso infatti la mano destra non sa quello che fa la mano sinistra.”

In questo periodo di crisi appare semplice giustificare il lavoro nero, come un modo per evitare i costi che la legalità comporta, ma parafrasando Bubbico, si può affermare che il rispetto delle regole non è e non deve essere un costo, ma deve costituire una opportunità per incrementare la produzione nel rispetto della tutela dei lavoratori e delle regole. A conferma della concretezza del progetto, i primi controlli partiranno già il prossimo giovedì da Foggia per poi spostarsi nella Murgia.

 

 

 

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