Legambiente: "Effettuare subito le bonifiche sui 91 punti dell'area Sin"

Riceviamo e pubblichiamo una nota firmata dai componenti del coordinamento del circolo “Tonino Di Giulio” di Legambiente Brindisi sull’accordo di programma quadro con cui sono stati stanziati dei finanziamento per la bonifica dell’area Sin di Brindisi

Riceviamo e pubblichiamo una nota firmata dai componenti del coordinamento del circolo “Tonino Di Giulio” di Legambiente Brindisi (Nicola Anelli, Doretto Marinazzo e Fabio Mitrotti) sull’accordo di programma quadro con cui sono stati stanziati dei finanziamento per la bonifica dell’area Sin di Brindisi. 

Legambiente, in una nota del 15/05/2016, ha chiesto al Presidente Emiliano di modificare la recente Delibera di Giunta n. 449/2016 con la quale si approva la bozza di “Accordo di Programma Quadro” e si destinano, per gli interventi nell’area SIN (Sito di Interesse Nazionale per la bonifica) di Brindisi, i 25 milioni di euro rivenienti dalla delibera CIPE n. 66/2015. 

La richiesta è relativa alla possibilità di ottenere, in tempi stretti e non superiori ad un anno, la disponibilità agli usi consentiti di ben 678 ettari di terreni della zona industriale che, caratterizzati dal Consorzio ASI con fondi pubblici, hanno evidenziato la “presunta contaminazione” di solo su 91 “punti di indagine”. 

A mero titolo di cronaca si rileva che il documento tecnico elaborato dal Consorzio ASI e relativo alla: descrizione analitica degli interventi, cronoprogramma d’attuazione e cronopro-gramma di spesa, per i richiamati 25 milioni di euro riporta che, con fondi pubblici, sono stati caratterizzati ben 583 ettari di “terreni privati” definiti come di “interesse pubblico” e solo 95 ettari di terreni di “proprietà pubblica”.  
Riteniamo che a molti dei proprietari “privati” di terreni nella zona industriale, non attinti dalla dizione di “interesse pubblico” e quindi costretti a pagare di tasca propria la “caratterizzazione chimica”, verrà da chiedersi quali siano le motivazioni che hanno indotto il Consorzio ASI a qualificare lo “interesse pubblico”. Inoltre, questo “interesse pubblico” su terreni dei beneficiati privati cittadini, coincide con quello del Comune?

E’ evidente che non è compito di Legambiente fornire tali risposte.  Legambiente chiede, invece e con forza, al Presidente Emiliano di evitare inutili lungaggini proposte dal Consorzio ASI e relative alla realizzazione di ulteriori indagini, relazioni, modellazioni e progettazioni per effettuare le così dette “Analisi di Rischio” sito specifiche; queste costituiscono, infatti, una inutile procedura in quanto sui punti “contaminati” si dovrà successivamente intervenire effettuando la “bonifica” con “messa in sicurezza definitiva”. 

Ed allora, per quale motivo, visto che la normativa sul caso non è rigida, aspettare ancora 2-2,5 anni per effettuare le “Analisi di Rischio” e non intervenire subito con la “bonifica “ dei  soli 91 punti visto che questa rappresenta la fase successiva alla “Analisi di Rischio”?
Bonifica da effettuare mediante la procedura consolidata della: asportazione del terreno, conferimento a discarica della porzione contaminata e ripristino dello scavo con terreno non contaminato. Questa procedura rappresenta il modo più rapido per ottenere la restituzione agli usi legittimi di ben 678 ettari di terreni della zona industriale e permette alla Provincia di “validare” la “bonifica-messa in sicurezza permanente”, senza alcun ulteriore intervento e lungaggine temporale da parte del Ministero dell’Ambiente.  

Legambiente ha difficoltà a comprendere per quale motivo questa soluzione non sia stata ancora avanzata dall’Associazione degli industriali, dai Sindacati, ecc. evitando con ciò i continui piagnistei in merito al mancato sviluppo della zona industriale.

Si chiedano, costoro, per quale motivo il Consorzio ASI, pur avendo iniziato (con fondi pubblici) le caratterizzazioni chimiche nel 2003 non ha completato subito la procedura di “Analisi di rischio” e successiva “bonifica” sui suoli pubblici ( ben 95 ettari), quale primo atto necessario alla restituzione dei suoli agli usi consentiti, invece di allargare a dismisura e su soli di privati (ben 583 ettari) la sola “caratterizzazione chimica”. 

Ed allora che questa proposta venga da Legambiente, che è culturalmente contro l’uso indiscriminato di nuovo suolo (greenfield) privilegiando i siti già utilizzati (brownfield), apparrebbe incongruente solo se l’Associazione non avesse prospettato nell’ultimo lustro una differente “gestione” dell’area industriale, attraverso la costituzione di un’APEA (Area Produttiva 
Ecologicamente Attrezzata)  nella quale il Comune e le aziende insediate costituirebbero il fulcro vitale della proiezione verso la “green economy”. 

Abbiamo rilevato, nel corso dell’ultimo ventennio, l’impossibilità/incapacità di proiettare la zona industriale verso interventi a bassa “impronta ecologica” e di sviluppare un “Progetto Strategico” che sia in grado di vedere il Comune e le sue strutture elettivamente costituite, quale reale artefice di uno “sviluppo sostenibile” e capace di garantire anche la salute dei lavoratori e dei cittadini. 

Per tali motivi Legambiente ha sollecitato e sollecita il Presidente Emiliano alla modifica, solo parziale, della bozza di Accordo di Programma Quadro che, come elaborata dal Consorzio ASI nella tabella n. 4, comporta solo ed esclusivamente la perdita di ulteriore tempo e una “titolarità” del Comune totalmente demandata, per accordi politici, al medesimo Consorzio ASI che, non è un Ente selettivamente costituito!

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Il Presidente Emiliano riveda la delibera di giunta n. 449/2016 modificando solo il punto 1 della tabella 4 e sostituendo la dizione “Analisi di Rischio” con quella di “bonifica” dei 91 punti contaminati.  Legambiente Brindisi resta a disposizione per eventuali ulteriori chiarimenti che  potranno essere forniti dall’Estensore Tecnico del documento Prof. Francesco Magno

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