Inquinamento e biodiversità: giornata informativa per gli studenti dell'Agrario

Il danno che l’inquinamento può provocare alle biodiversità marine sarà al centro di una giornata informativa che domani, 26 aprile, a partire dalle ore 10 si svolgerà presso l’istituto tecnico agrario Pantanelli-Monnet di Ostuni

La spiaggia del parco delle Dune costiere

OSTUNI – Il danno che l’inquinamento può provocare alle biodiversità marine sarà al centro di una giornata informativa che domani, 26 aprile, a partire dalle ore 10 si svolgerà presso l’istituto tecnico agrario Pantanelli-Monnet di Ostuni, su iniziativa dell’associazione Ambiente Puglia e in collaborazione con il parco regionale della Dune Costiere.

L’obiettivo dell’appuntamento è quello di accrescere la consapevolezza dei giovani, sulla fragilità del Mediterraneo e sulle minacce alle quali è esposto. Dopo l’introduzione di Elvira Conte e Rocco Campobasso consiglieri di Ambiente Puglia, interverrà Alessandra Pepe dott.ssa in Scienze della Natura, Università degli Studi di Bari sul tema “L’isola di plastica e i rifiuti nel Mediterraneo, le minacce verso gli organismi marini e i rischi sulla salute umana, la regola delle R per limitare la produzione di rifiuti” e Angela Digeo dell’Università degli Studi di Bari, Dipartimento di Medicina Veterinaria in merito a “I pericoli della plastica nella vita degli animali acquatici con particolare riferimento alle Tartarughe Marine e ai Cetacei”.

Il mar Mediterraneo ospita quasi l’8% della biodiversità marina, benché esso rappresenti solo lo 0,8% della superficie degli oceani. Nel costa_Parco_Dune_costiere-2Mediterraneo si concentra il 30% del traffico marittimo mondiale. I problemi legati all’inquinamento proveniente da terra mette sotto pressione l’ecosistema marino, essenziale per le popolazioni e per la vita in generale. Enormi quantità di rifiuti presenti sulle spiagge e sui fondali marini minacciano la sicurezza e la salute delle popolazioni, intrappolano la fauna marina e deturpano le aree costiere.

I rifiuti sono di diversa origine, da metalli a plastica, e in molti casi sono rappresentati dalle attrezzature da pesca come le reti in plastica per i mitili e le cassette in polistirolo per il pesce. Questi oggetti dispersi in mare vengono polverizzati dall’azione del sole e delle onde e rimangono nell’ambiente in perpetuo. In uno studio del 1991, la plastica costituiva già il 71% dei rifiuti presenti sulle spiagge del Mediterraneo (Gabrielides, 1991).

E’ stato calcolato che dei 100 milioni di tonnellate di plastica prodotte ogni anno, il 10% va a finire in mare, vale a dire il 70% di tutti i rifiuti sversati; di questa produzione, da 500 miliardi a un trilione sono solo buste di plastica, e i numeri sono simili per piatti, bicchieri, pellicole per alimenti, bottiglie. Oggetti utilizzati anche soltanto una volta hanno creato isole artificiali grandi quanto interi stati, destinate a rimanere per sempre in natura: tutto questo è avvenuto in cinquant'anni o poco più.

La biodiversità marina è particolarmente colpita dall'inquinamento da plastica causando mortalità per mammiferi, tartarughe e uccelli marini, minacciandone l’estinzione in quanto scambiato per prede (ad esempio le microplastiche per plancton, le buste per meduse), soffocando l’animale. Le sostanze tossiche derivanti dalla plastica, come gli ftalati, le diossine, sono assorbite a tutti i livelli della catena trofica, con il rischio di provocare problemi negli esseri umani, dalle disfunzioni ormonali ai disturbi neurologici e persino il cancro.

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