Brindisi non è la capanna dello zio Tom

BRINDISI - È un Nichi Vendola abbastanza stanco e affaticato quello visto ieri sera alla festa dell’associazione Sviluppo e Lavoro, al parco Maniglio di Bozzano. Il governatore parla e infiamma il pubblico, che ovviamente è quello delle grandi occasioni, ma appare sfiancato. E dopo un’ora e mezza di intervista con il giornalista Rai Leonardo Sgura, scendendo dal palco accusa un cedimento, ma non si sottrae alle richieste dei cittadini che lo vedono come una rockstar: autografi, strette di mano, foto e video.

Nichi Vendola

BRINDISI - È un Nichi Vendola abbastanza stanco e affaticato quello visto ieri sera alla festa dell’associazione Sviluppo e Lavoro, al parco Maniglio di Bozzano. Il governatore parla e infiamma il pubblico, che ovviamente è quello delle grandi occasioni, ma appare sfiancato. E dopo un’ora e mezza di intervista con il giornalista Rai Leonardo Sgura, scendendo dal palco accusa un cedimento, ma non si sottrae alle richieste dei cittadini che lo vedono come una rockstar: autografi, strette di mano, foto e video.

Dopo l’attacco al Berlusconi delle serate da “me ne sono fatte otto” e una battuta per Casini e Fini, Vendola è invitato a parlare di Brindisi e delle prossime elezioni amministrative, e non si tira indietro. A proposito dell’alleanza centrosinistra-Sel-Udc, dice: “Non si può fare l’alleanza a qualunque costo. Mi permetto di offrire a me stesso un promemoria. Qui l’inquinamento non è stato solo quello dello smog o quello ambientale, ma anche quello politico. Diciamo che Brindisi ha anticipato di qualche anno il degrado della politica nazionale: il fango è tracimato da destra, dal centro e da sinistra. Questa è la verità. Bisogna dircela, perché la verità rende liberi dal peccato. Non posso dimenticare gli anni in cui il centrosinistra qui ha fatto un’esperienza vergognosa”.

Poi il riferimento al rigassificatore. “Questa città ha usato la domanda di lavoro e la povertà della periferia come alibi per consentire ogni tipo di colonizzazione economica. Ho da poco ricostruito un rapporto corretto con il nuovo ambasciatore inglese, il suo predecessore invece l’ho trattato male perché sulla questione del rigassificatore ebbe un tono spocchioso, pensava di rappresentare la potenza coloniale arrivata nella terra di periferia. Ma questa non è la capanna dello zio Tom e non è una terra in vendita”.

Vendola si ricorda di Mennitti, al suo fianco nella lotta contro l’impianto nel porto interno. “Rendo un omaggio all’avversario che ho più stimato, perché con lui la diversità dei punti di vista non è mai diventata rissa, e questo accade quando da entrambe le parti c’è la voglia di imparare: al vostro ex sindaco faccio gli auguri più sinceri”.

Due parole sulle trivelle nell’Adriatico (“Il nostro petrolio non si trova nei fondali: basta guardare il nostro mare per trovare la nostra ricchezza”) e una frecciata all’Enel: “Siamo e rimaniamo per la riduzione 25% carbone e l’abbattimento di tutte le soglie inquinamento. La prossima classe dirigente deve avere forza e autorevolezza per andare ad un braccio di ferro forte per vincere la partita con l’Enel, ma dovete sapere che a Brindisi sono tanti i protagonisti della partita, e molti, con i loro interessi particolari, non vogliono far vincere la città”.

Il governatore stila un programma per la città: “Penso che dovreste pensare alla città della cultura ed alla città delle bonifiche. Nei prossimi giorni potremmo chiudere la delibera Cipe, che comincia a finanziare le bonifiche nell’area industriale. È una delibera fermata dal governo Berlusconi: avete 122 km quadrati di città da riguadagnare dal punto di vista urbanistico ed ambientale”.

Infine, Sgura gli chiede un profilo del futuro sindaco di Brindisi, ma lui sta attento a non sbilanciarsi. Guarda Brigante, ma non ha nessuna intenzione di bruciarlo: “Io ho le mie simpatie. Sono di parte. Diciamo che la prima cosa da fare è cercare un uomo capace di dire no a qualunque potere: questa deve essere la prima straordinaria virtù di un sindaco. Non deve essere un sindaco immagine: deve saper comunicare ma deve anche studiare bene i problemi. Ogni giorno dovrà ricordare perché è stato votato, e comportarsi di conseguenza. Detto questo, il segreto della vittoria possibile è nella capacità di mettere in campo un vero progetto di cambiamento”. A parole sembra facile.

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