Ecco cosa lega ancora Consales e centristi

BRINDISI – Cosa tiene ancora uniti Consales e il Pd da una parte e i centristi di Ferrarese dall’altra? Quali motivi li “obbligano” a restare ancora insieme dopo tre crisi e altrettanti rimpasti di giunta in appena un anno e mezzo e malgrado la pioggia di inchieste e avvisi di garanzia?

Consales e Ferrarese parlano al palazzetto (ph Vito Massagli)

BRINDISI – Cosa tiene ancora uniti Consales e il Pd da una parte e i centristi di Ferrarese dall’altra? Quali motivi li “obbligano” a restare ancora insieme dopo tre crisi e altrettanti rimpasti di giunta in appena un anno e mezzo e malgrado la pioggia di inchieste e avvisi di garanzia? Cerchiamo di dare qualche risposta plausibile.

Pug, Bonifiche, Rifiuti. Secondo osservatori critici e parte dell’opposizione, sono le tre parole che farebbero da collante al “laboratorio” ormai imploso. Parole che ovviamente sarebbero sinonimi di affari futuri, veri o presunti, in virtù dei quali si stringono da tempo alleanze, accordi e nuove amicizie. Non è un mistero che il nuovo Piano urbanistico generale, le bonifiche dell’area industriale e gli appalti intorno al ciclo dei rifiuti sono i tre grandi business dei prossimi anni, forse gli unici.

Il Pug deciderà come si muoverà l’edilizia e quali saranno le nuove zone su cui costruire; gli interventi per l’ambientalizzazione della zona industriale porteranno a Brindisi 25, 100 o 200 milioni di euro, quando e se il governo lo vorrà; sui rifiuti c’è da affidare l’incarico per la raccolta dei Rsu in città e da sciogliere il nodo dell’impianto di trattamento dei fanghi dei depuratori civili di Termomeccanica (progetto al quale il Comune ha già detto no), azienda disposta ad investire 50 milioni di euro, che ha già rilevato da tempo un’azienda metalmeccanica brindisina e che attende una risposta certa e definitiva da Asi ed enti locali.

Come è ovvio, dietro queste parole si muovono interessi e accordi. Solo gli ingenui possono negarlo o scandalizzarsi per questo: le aziende devono fare soldi, e per farlo si rivolgono alla politica, che è gestione del consenso e indirizzo delle politiche di sviluppo del territorio. Dietro questi affari in divenire (che non devono essere necessariamente sporchi) ci sono gli interessi di aziende vicine al Pd come ai centristi, ma anche di imprese vicine a Forza Italia e alle altre forze politiche.

Restare a Palazzo di Città e gestire l’Asi, oggi e nel prossimo futuro, significapoter gestire decisioni importanti. Far saltare Consales in questo momento, e mettere a rischio anche le poltrone delle partecipate, a cominciare dal consorzio Asi, sarebbe un autogol incredibile che rischierebbe di far rientrare in gioco l’opposizione.

Poche certezze. A frenare la voglia di rompere con Consales c’è anche l’incertezza su quel che può accadere di qui a qualche mese, o perfino settimane. I centristi vorrebbero defilarsi dalla situazione giudiziaria di Palazzo di Città e mettersi al sicuro prima che arrivi (se arriverà) qualche richiesta di rinvio a giudizio o prima di nuove mosse della magistratura. Però far saltare il tavolo adesso significherebbe finire sotto accusa per aver aperto una crisi sciagurata ad appena un anno e mezzo dal voto.

Molto probabilmente, allora, Ferrarese e i suoi decideranno di fare un passo indietro senza rompere con gli alleati. Garantirebbero l’appoggio esterno a Consales, rinunciando ai loro assessori politici (Iaia ed Ecclesie) e risolvendo così i litigi interni. Al loro posto verrebbero suggeriti dei tecnici o presunti tali e si andrebbe avanti per un periodo indeterminato.

Quanto sarà lungo questo periodo è difficile dirlo: Ferrarese e compagni si sentono forti del consenso popolare, ma quanto lo sono davvero? Sono sicuri che l’allontanamento di alcuni personaggi che non gradivano lo strapotere di Marcello Rollo e Ciro Argese, il caso Paola Baldassarre, e l’incognita Ecclesie non abbiano intaccato (o non intaccheranno) certi ingranaggi elettorali? E se pure si dovesse andare al voto in tempi brevi, con chi si andrà?

Con il passaggio al Nuovo centro destra l’alleanza con il Pd è impensabile. Bisognerebbe andare con Forza Italia, ma c’è ancora Gino Vitali, e bisognerà comunque fare i conti con Maurizio Friolo, che sta lavorando in silenzio per togliere il pallino dalle mani agli uomini di Ferrarese.

Il futuro politico insomma resta una incognita, che sommata al rischio di perdere il controllo della pianificazione territoriale dei prossimi mesi, potrebbe convincere i centristi a convivere ancora con l’alleato scomodo e col sindaco dal quale ci si vorrebbe allontanare in fretta.

 

 

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