Voto nel Brindisino: populismo alla porta e sussulto del centrosinistra

La sfida dei governi locali azzera il voto delle elezioni politiche. Dai territori è possibile rilanciare lavoro, servizi e fiducia

Si potrà svolgere compiutamente solo dopo il ballottaggio del 24 giugno tra Roberto Cavalera, candidato di un centrodestra sospinto più dalle liste personali che da quelle dei partiti (in fondo, il successo del Pri è dovuto a Giovanni Antonino, poi c’è Brindisi In Alto di Nando Marino che ha superato Forza Italia), e il candidato della sinistra Riccardo Rossi, una riflessione completa sulle scelte compiute dagli elettori brindisini. Intanto una cosa si può affermare: qui non hanno vinto i populismi, e si nota lo sforzo dei cittadini – questa volta in maggioranza – di voltare pagina. Guai a deludere queste speranze.

Vedremo poi se la consegna sarà affidata a Riccardo Rossi, ingegnere Enea, e alla sua sinistra rinnovata e dalle forti connotazioni ambientaliste, o all’avvocato Roberto Cavalera, scelto da Forza Italia come polo aggregante di una coalizione che si è separata da quella a trazione leghista di Massimo Ciullo. Non sappiamo se è solo propagandistico il rimpianto di un attimo del deputato Mauro D’Attis , “se non ci fossimo divisi avremmo vinto al primo turno”.  Se non lo è, bisognerà aspettarsi un tentativo di richiamare lo sconfitto a sostenere lo sforzo finale.

Dal canto proprio, Rossi ha già lanciato un appello all’elettorato del M5S: Brindisi è a un bivio, e chi vuole cambiare davvero deve provarci adesso, o chissà quando e con quali fortune in futuro. Ma “in futuro” potrebbe essere troppo vago e troppo tardi, perché sul riaggancio alle strategie europee dei  trasporti, della logistica, dell’innovazione, e quindi del lavoro, dello sviluppo del porto e dell’aeroporto, sulle politiche industriali, il tempo a disposizione è molto breve, e serve un Comune che lavori a pieno ritmo e sappia confrontarsi, collaborare, e anche scontrarsi, se necessario, con Regione e governo nazionale, smentendo il suo ruolo di vaso di coccio tra vasi di ferro.

Ma il vero cambiamento si concretizzerà anche nella capacità di governare con il coinvolgimento e in sinergia con chi investe, produce, progetta, rischia, studia, lavora nel sociale, sin qui confinati ai margini da amministrazioni impegnate solo su percorsi limitati, clientelari, asfittici, privi di qualità in idee e risorse umane.  Per Rossi e Cavalera questo deve rientrare nella sfida, e su questo si misurerà negli anni il valore del lavoro che l’uno o l’altro saranno chiamati a fare.

Qualche parola sull’orientamento generale del voto nel Brindisino. Ne esce netta la separazione che la gente fa tra la sofferenza ( ma anche l’insofferenza), le richieste di svolta, le paure fondate e infondate (fondata per noi è quella sul lavoro e il futuro dei giovani, infondata quella legata ai fenomeni migratori), che questa volta hanno portato al governo del Paese la Lega di Salvini e il M5S di Di Maio, e il mandato che si affida a chi deve risolvere quotidianamente i problemi che stanno immediatamente fuori dalla porta di casa.

Il rapporto è diretto, fiduciario, si incassa o si paga ciò che si è fatto e ciò che non si è saputo fare in maggioranza o all’opposizione. A Carovigno, lacerata da anni da faide personali tra politici e gruppi di interesse legati allo sfruttamento del territorio, in uno scenario di continui attentati, danneggiamenti e intimidazioni, i cittadini hanno scelto di riportare dopo molti anni al Comune un’amministrazione di centrosinistra, e lo hanno fatto al primo turno votando come sindaco il commercialista Massimo Lanzilotti.

A San Pietro Vernotico le faide invece erano nel Pd e dintorni, e agli elettori non è bastato – per rivedere il proprio giudizio – il ritorno in extremis dell’anziano ex sindaco di tempi migliori, Salvatore Mariano. Hanno scelto un altro ex sindaco di tempi più recenti, Pasquale Rizzo, un avvocato  di centro moderato,  considerato fuori dai giochi, al quale è stata concessa una seconda chance per riportare in rotta l’amministrazione locale.

A Torre Santa Susanna ridiventa sindaco l’ex senatore di An, Michele Saccomanno, ma qui si interrompe la cavalcata del centrodestra, che perde anche a San Donaci e Torchiarolo, mentre – oltre che a Brindisi – ai ballottaggi dovrà vedersela a Oria con una coalizione di centrosinistra staccata di un solo punto, nella Francavilla Fontana del senatore e coordinatore regionale di Forza Italia, Luigi Vitali, resta addirittura fuori dalla partita del secondo turno, in cui svetta l’ex sindaco dimissionato Maurizio Bruno del Pd. Se in Puglia Forza Italia festeggia la ripresina, a Brindisi dovrà aspettare ancora un paio di settimane prima stappare eventualmente il prosecco.

E’ il gioco del promosso e del bocciato, delle amministrazioni locali che sanno fare o non sanno fare. Forse può partire da qui la riconquista del Paese ai concetti reali del buon governo, dell’efficienza, delle risposte ai bisogni immediati (sanità, servizi sociali) e perché no, della moralizzazione della vita pubblica. Oggi, di tutto questo, si sente un grande bisogno al cospetto dei tentativi inqualificabili di ipnosi di massa giocati sulla pelle di gente disperata in fuga dalla guerra e dalla fame. Chi rischia la morte per  fame, va ribadito, non ha meno diritti al soccorso in mare, concetto sacro e legato all’onore di ogni marinaio, di chi rischia di morire per una pallottola.

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