La nostalgia a sinistra è un sentimento politico. Da rottamare sono i futili nuovisti

La nostalgia è un sentimento forte e tutto politico per la sinistra. Non è una roba per vecchi. Non si tratta di ricordare tempi d’oro rispetto a tempi grigi odierni. Né di farsi eroi rispetto a personaggi del giorno che visibilmente non lo sono. La nostalgia è memoria. E’ quella cosa solida e passionale che racconta lo svolgimento della vita delle persone e delle comunità

Carmine Di Pietrangelo, con sua moglie, Bina, amici di una vita ormai lunga, solleva più volte nell’ultimo articolo il tema della nostalgia. Vorrei parlarne non sentimentalmente ma politicamente. C’è un mondo di sinistra che si vergogna della nostalgia. La destra no. Neppure i nuovi movimenti se ne vergognano quando ripropongono idee reazionarie o luddiste seguendo le quali, forse, avremmo proibito l’invenzione del fuoco perché avrebbe potuto bruciare le foreste, come poi è accaduto.

La nostalgia è un sentimento forte e tutto politico per la sinistra. Non è una roba per vecchi. Non si tratta di ricordare tempi d’oro rispetto a tempi grigi odierni. Né di farsi eroi rispetto a personaggi del giorno che visibilmente non lo sono. La nostalgia è memoria. E’ quella cosa solida e passionale che racconta lo svolgimento della vita delle persone e delle comunità.

Noi abbiamo nostalgia di come stavamo assieme, dei nostri sogni, dei pericoli che abbiamo corso, delle speranze che abbiamo avuto, dei dirigenti che ci hanno insegnato a studiare e a vivere. Siamo come primitivi evoluti che ricordano come i nostri avi ci hanno consegnato un mondo migliore che si aspettavano che migliorassimo.

Noi per molti anni lo abbiamo migliorato. Chi oggi racconta di un recente passato tutto fatto di errori, sprechi, dissipazione non sa che cosa dice. Le mie zie avevano il cesso nella cucina e lo coprivano quando cucinavano. Mio padre ha “gettato il sangue” per fare studiare me e le mie sorelle.

In milioni abbiamo vissuto queste prove. Poi diventati un po’ grandi dovevamo scegliere se stare nel corso del fiume che ci portava a destra e  con la Dc  oppure cercare a sinistra idee, passioni, persone, regole, miti. Abbiamo scelto queste.

Non abbiamo avuto vite eroiche anche se ci siamo spesi, incuranti del vantaggio. Il comunismo non era l’orizzonte, stiano tranquilli gli anticomunisti. Noi volevamo la democrazia progressiva. La nostra generazione aveva sette anni quando moriva Stalin e dieci quando i russi invasero l’Ungheria. Poi, per carità, ci prendiamo tutto a carico, ma è bene mettere le date.

Nelle nostre comunità, piccoli paesi o città meridionali, abbiamo portato una ventata di modernità e di follia. Poi può anche darsi che alcuni di noi si siano seduti e istituzionalizzati, ma quando parliamo di nostalgia pensiamo a quella spinta propulsiva che non si è mai spenta anche se si è affievolita.

Questa roba si chiama sinistra, cosa difficile da definire visto quanti oggi ne rivendicano il nome. E’ sinistra il dialogo, la tolleranza, l’attenzione verso chi sta peggio, la democrazia che si organizza e vuole contare, il rispetto delle differenze di genere, tutte, la pace come obiettivo che talvolta richiede anche prove di forza, l’idea che la politica non è un leader ma è  un fenomeno collettivo che un bravo leader interpreta. Questa nostalgia parla di oggi, quindi , non di ieri. Quelli da rottamare sono i futili nuovisti.

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