Caccia alla diossina negli alimenti

BRINDISI - Dallo scorso mese di febbraio, sulla base di un finanziamento europeo, la Regione Puglia ha avviato studi per verificare eventuale contaminazione da diossina dei cibi di provenienza animale (latte e vongole come ‘sentinelle’) che quotidianamente finiscono sulle tavole dei brindisini. Ciò perché, nell’ampio spettro di ricerche che hanno da essere eseguite (e finanziate) per verificare l’impatto ambientale degli insediamenti industriali passati, presenti e futuri, c’è anche questo ‘dettaglio’ da tenere in considerazione.

Brindisi, la zona industriale

BRINDISI - Dallo scorso mese di febbraio, sulla base di un finanziamento europeo, la Regione Puglia ha avviato studi per verificare eventuale contaminazione da diossina dei cibi di provenienza animale (latte e vongole come ‘sentinelle’) che quotidianamente finiscono sulle tavole dei brindisini. Ciò perché, nell’ampio spettro di ricerche che hanno da essere eseguite (e finanziate) per verificare l’impatto ambientale degli insediamenti industriali passati, presenti e futuri, c’è anche questo ‘dettaglio’ da tenere in considerazione.

Vale a dire la qualità o l’eventuale contaminazione delle carni, del pesce (e quindi dei derivati) di animali che nascono e si nutrono in una zona che si porta cucito addosso l’appellativo di “Sin”, sito inquinato di interesse nazionale. Non solo Pm10, quindi, polveri sottili nell’atmosfera. Le conseguenze di un ‘microcosmo’ non proprio pulito possono essere molteplici, e non correre unicamente per le vie aeree.

Brindisi come Taranto, insomma. Zona su cui deve necessariamente apporsi il bollino rosso, stando all’analisi (relativa al 2011) dei dati dell’Arpa anche sulla diossina. Brindisi come Manfredonia, pure dove dal primo febbraio scorso, e fino al novembre prossimo, sono in corso approfondimenti dello stesso tipo, per un costo complessivo pari a 170 mila euro. Gli esiti, dovranno essere necessariamente forniti al ministero della Salute entro il dicembre 2013.

La delibera della giunta regionale pugliese è del gennaio scorso: “Recepimento dell’intesa Stato – Regioni del 22 novembre sulla proposta del Ministero della salute di Deliberazione Cipe per l’approvazione del progetto interregionale ‘Piano di monitoraggio per la ricerca delle diossine negli alimenti di origine animale’ – Monitoraggio degli alimenti di origine animale prodotti nei Sin di Manfredonia e Brindisi”.

Si parte dal presupposto, ormai arcinoto, che sono 4 i siti di interesse nazionale della Regione Puglia. Oltre al Sin di Taranto, comprendente il sito Ilva, c’è anche Brindisi che: “si affaccia sul Basso Adriatico con uno sviluppo costiero di circa 30 km. L’area marina compresa nel perimetro raggiunge un’estensione di circa 56 km2, mentre l’area a terra comprende 3.818 ha di aree pubbliche e 1.916 ha di aree private.

Le principali criticità ambientali sono determinate principalmente da attività industriali che comprendono il Polo chimico (Eni Versalis, Enipower, Basell), le centrali elettriche (Edipower, Enipower ed Enel) e gli agglomerati artigianale-industriale. Tra i contaminanti si annoverano i metalli pesanti, gli Ipa, i Pcb, i pesticidi organclorurati, confermati anche dai risultati delle analisi effettuate dall’Arpa Puglia, nel 2011, su campioni di terreno e di acqua di falda”.

Per Brindisi l’azienda responsabile del prelievo e della raccolta è la Asl di Brindisi. I laboratori di analisi sono sparsi in tutt’Italia, c’è anche l’Istituto superiore di Sanità. Si cercano diossine, Pcb e contaminanti ambientali. E’ un importante tassello, senza dubbio, di ricerche di diverso genere che ci si auspica venano estese anche a tempi più recenti.

Dall’istituzione del registro tumori, alle indagini epidemiologiche che sono state avviate, anche grazie alle 10mila firme raccolte dai brindisini, passando per i dati (non eccessivamente allarmistici) riguardo all’incidenza dei tumori in zona, forniti dal direttore di Arpa Puglia, Giorgio Assennato, fino a considerare l’eccesso di malformazioni congenite cardiovascolari nei neonati: 176 anomalie, superati i livelli di guardia per un 68 per cento. Occhi aperti, insomma. Anche su quel che mangiamo. In attesa di conoscere gli esiti delle indagini dell’Arpa.

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