Il fosgene a Brindisi non è un fantasma. La missione dei commissari del Senato

BRINDISI – Decolla l’ultima polemica sul progetto del rigassificatore di Brindisi, con l’attacco della Uil al senatore Giuseppe Caforio di Italia dei Valori, il quale viene citato da uno dei due sindacati pro – British Gas come esempio di un “modo poco serio con cui si fa politica nella nostra provincia o da chi viene rappresentata”, e di essere “informato male della questione”. Cosa aveva detto Caforio nei giorni scorsi? Uno, che il rigassificatore avrebbe compromesso seriamente le attività future del porto di Brindisi; due, che avrebbe aumentato il rischio industriale, anche perché non molto distante esistono serbatoi interrati di fosgene.

Giuseppe Caforio, senatore IdV

BRINDISI – Decolla l’ultima polemica sul progetto del rigassificatore di Brindisi, con l’attacco della Uil al senatore Giuseppe Caforio di Italia dei Valori, il quale viene citato da uno dei due sindacati pro – British Gas come esempio di un “modo poco serio con cui si fa politica nella nostra provincia o da chi viene rappresentata”, e di essere “informato male della questione”. Cosa aveva detto Caforio nei giorni scorsi? Uno, che il rigassificatore avrebbe compromesso seriamente le attività future del porto di Brindisi; due, che avrebbe aumentato il rischio industriale, anche perché non molto distante esistono serbatoi interrati di fosgene.

Il parlamentare aveva anche parlato di questo gas altamente esplosivo come, nel caso in questione, residuato bellico. Caforio non ha invece ricordato che di fosgene si parlò nelle audizioni del 26 settembre 2005, nel corso della missione a Brindisi della Commissione parlamentare d’inchiesta sugli infortuni sul lavoro del Senato. Fu l’allora sostituto procuratore Cosimo Bottazzi (oggi aggiunto alla Procura generale di Bari), a parlare ai senatori della commissione del rischio fosgene che aveva minacciato Brindisi sino a quando era rimasta operativa all’interno del petrolchimico consortile la Dow Chemical, che utilizzava questo gas per ottenere il Tdi, uno dei componenti per la produzione di schiume flessibili poliuretaniche impiegate per vari scopi, che si ottiene per reazione tra fosgene e toluenediammina.

“Un’altra indagine – spiegò Bottazzi ai commissari quel giorno - ha riguardato lo stabilimento della societa’ Dow Chemical, sito anch’esso nell’area del petrolchimico, per la produzione del fosgene. L’intervento avvenne in seguito al ricovero in ospedale di cinque operai, investiti da un getto violento per la rottura di una valvola. La vicenda giudiziaria può dirsi definita, perché l’imputato, e cioè il legale rappresentante della società, ha accettato la pena con il patteggiamento”. La Dow Chemical, successivamente, aggiunse il magistrato, “ha chiuso lo stabilimento ed è andata via da Brindisi. Si trattava di uno stabilimento che aveva operato per molti anni; la sua chiusura ha lasciato strascichi, abbastanza conosciuti, credo, dai senatori della provincia, anche sul piano della disoccupazione. Abbiamo esaminato lo stabilimento, partendo da una valvola, ma abbiamo poi riscontrato carenze sotto il profilo della sicurezza: la carenza e l’inidoneità dell’impianto ci sono state confermate dallo stesso imputato, che – come ho detto – ha patteggiato la pena, riconoscendo le proprie responsabilità”.

Sempre nel corso della stessa audizione, il pm Cosimo Bottazzi ipotizzò davanti alla Commissione d’inchiesta senatoriale  che “il fatto che la Dow Chemical, allorché in un impianto una valvola non funziona, chiuda un’azienda vuol dire qualcosa, che non si trattava soltanto di una valvola: una valvola è saltata e si sono ustionati cinque operai, ma c’era ben altro. Certo, non scoprirò nulla dicendo che tutte le lavorazioni di cui fossero già` conosciuti i rischi, da parte del mondo scientifico giapponese ed americano sul finire degli anni Sessanta e negli anni Settanta, sono state trasferite dai Paesi occidentali più` progrediti in zone dove c’era meno coscienza, come l’Italia. Mi riferisco al cloruro di vinile o al fosgene, che e` una bomba a cielo aperto (era questo a Brindisi). Brindisi e` sito ad elevata pericolosità, questo lo sapete. Secondo una proiezione statistica, se fosse saltato lo stabilimento di P70, sarebbero morte centinaia di migliaia di persone. Tali attività` vengono, quindi, scaricate come costi sociali, dove c’e`una minore coscienza e, quindi, minore controllo dell’attività`. Questa e`una costatazione che posso fare serenamente”.

Quel giorno, all’audizione, c’era anche Antonio Licchello, attuale segretario provinciale della Uil, del quale non si può dire che non fu coerente con le posizioni che tutt’oggi mantiene. A domanda del senatore Euprepio Curto, circa la diminuzione o l’aumento dei livelli di impatto ambientale delle lavorazioni del Petrolchimico, Licchello rispose: “Per quanto riguarda, invece, la questione del recupero ambientale, se guardo la fotografia del petrolchimico, vedo che ci sono impianti ormai fermi e chiusi (parlo del CVM, come dell’Mdi). All’interno del petrolchimico, ci sono impianti che hanno appena sette anni, con tecnologie altamente avanzate ed importanti. Credo che le leggi, con il vero funzionamento degli istituti di controllo, creino le condizioni affinché tutte le aziende siano in regola. Ritengo che, in confronto a dieci anni fa, e concludo, il problema ambientale sia migliorato, ma lo dico in generale, perché poi è logico che, se si entra nei particolari, c’e` qualche comparto che deve essere rivisitato”.

Oggi la Uilcem, per rendere un servizio utile ai cittadini di Brindisi, potrebbe però mettere a disposizione la propria conoscenza del Petrolchimico e dire, piuttosto che entrare in una polemica politica con un parlamentare che ha tutti i diritti e anche il dovere di esprimere la propria opinione sul progetto del rigassificatore, se di quel fosgene è rimasto qualche stoccaggio, o se il gas è stato tutto esaurito (e in questo caso, come) prima che Dow Chemical lasciasse Brindisi.

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