L'Arpa e le critiche per il fotovoltaico: l'incognita delle aree di pregio

BRINDISI - E’ la mancata individuazione delle cosiddette aree di pregio naturale uno degli elementi criticati dall’Arpa Puglia, che nei giorni scorsi si è espressa in maniera negativa - attraverso una lettera indirizzata alla Regione Puglia – sul frequente ricorso alle centrali fotovoltaiche sui terreni agricoli. Un uso definito dallo stesso direttore regionale Giorgio Assennato “esagerato” e a notevole rischio di impatto ambientale.

Pannelli fotovoltaici

BRINDISI - E’ la mancata individuazione delle cosiddette aree di pregio naturale uno degli elementi criticati dall’Arpa Puglia, che nei giorni scorsi si è espressa in maniera negativa - attraverso una lettera indirizzata alla Regione Puglia – sul frequente ricorso alle centrali fotovoltaiche sui terreni agricoli. Un uso definito dallo stesso direttore regionale Giorgio Assennato “esagerato” e a notevole rischio di impatto ambientale.

La segnalazione dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale richiede da un lato il rispetto della legislazione vigente, dall’altro sollecita un nuovo quadro normativo al fine di evitare emergenze ambientali, date ad esempio dall’attuale assenza di impianti per la raccolta dei pannelli usurati.

LE AREE DI PREGIO - Uno degli elementi-chiave individuati dall’Arpa si richiama alla legge regionale 31 del 2008, che di fatto impedisce l’installazione di impianti fotovoltaici nelle aree agricole considerate di pregio. Ebbene, va da sé che se fino a questo momento siano state numerose le realizzazioni sui terreni, è anche perché la Regione non ha provveduto a perimetrare e a catalogare le aree di pregio. Tanto per fare un esempio, a sud di Brindisi, nemmeno le zone dedite alla coltivazione dell’uva per la produzione di Negroamaro sarebbero ufficialmente considerate di pregio naturale. Eppure, si parla di vini noti e apprezzati in tutta Europa, tanto da permettere la promozione del territorio con il solo settore enogastronomico.

Ma si tratterebbe, beninteso, di uno dei tanti casi-limite, e che metterebbe a nudo il problema della mancata classificazione di aree che dovrebbero invece godere di una certa tutela ambientale.

QUANTA ENERGIA? - Ma svariate sono le perplessità registrate dall’Arpa, a partire dal fatto che la realizzazione di impianti fotovoltaici era stata inizialmente autorizzata come possibile alternativa all’energia prodotta dalle centrali termoelettriche. Oggi, invece, all’attività di queste ultime va aggiunto un proliferare di pannelli solari, comportando un notevole incremento produttivo, che porta la provincia brindisina a finire tra le prime in Italia nel settore energetico. Un cumulo, questo, che oltretutto può determinare inevitabili problemi di carico della rete elettrica di trasmissione.

E se la regola delle autorizzazioni sull’impatto ambientale può essere aggirata con la costruzione di impianti dalla bassa potenza – per i quali è necessaria la sola Dia, la Dichiarazione di Inizio Attività -, un altro pericolo, tra quelli segnalati dall’Arpa agli assessorati regionali competenti (Sviluppo Economico, Ambiente, Assetto del Territorio), è che troppi pannelli possono impedire l’irradiamento del sole sulla flora locale, causando così ulteriori problemi a livello ambientale.

I SITI - Infine - ultimo ma non per importanza - il richiamo sulla localizzazione degli impianti: anche in questo caso, la scelta dei terreni agricoli era considerata inizialmente come un’opzione rispetto ad altri siti, come vecchi capannoni industriali o edifici pubblici inutilizzati. Invece, in moltissimi casi si è puntato sulle aree verdi, attuando accordi con i proprietari dei terreni, che però al termine del ventennale ciclo di vita dell’impianto, dovranno occuparsi dello smaltimento del materiale. In quale maniera – data l’assenza di punti di raccolta – e con quale denaro (il costo è molto oneroso) rappresenterà appunto una gatta da pelare per il proprietario dell’area concessa. Attualmente sono 2200 circa gli ettari impegnati da pannelli al silicio in Puglia, e giacciono domande per altri 1200 ettari. I megawatt installati sono poco meno di 800. Non esiste in Italia una estensione simile di fotovoltaico, e si dovesse applicare la regola della sostituzione del fossile con il fotovoltaico, si potrebbero chiudere come minimo due gruppi a carbone da 320 megawatt.

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