Corsa per evitare il fallimento: Pupino, Marino e il miraggio dell’oro nero

BRINDISI - Petrolieri internazionali pronti a sbarcare a Brindisi: per rilevare la società di calcio, scongiurare il fallimento, risollevare le sorti del calcio biancoazzurro. E un salentino doc come intermediario, per sancire l’amore tra i potenti dell’oro nero e la città di Brindisi.

Antonio Pupino

BRINDISI - Petrolieri internazionali pronti a sbarcare a Brindisi: per rilevare la società di calcio, scongiurare il fallimento, risollevare le sorti del calcio biancoazzurro. E un salentino doc come intermediario, per sancire l’amore tra i potenti dell’oro nero e la città di Brindisi.

Sembra una favola, un miraggio. Ma è semplicemente la cronaca di una mattinata da raccontare, nella speranza che i contorni dell’affaire col passare dei giorni possano donare i crismi della credibilità all'intera operazione, visto che ad oggi, a giudicare dalle vaghe e per certi versi contraddittorie dichiarazioni dei protagonisti, tutto appare tranne che un passaggio di consegne concreto quello tra il presidente Antonio Pupino e i signori X, ossia i misteriosi (sinora) operatori petroliferi.

Ma intanto i fatti: una cordata Afro-Australiana, sarebbe alle porte, pronta a uscire allo scoperto, appena visionati tutti i documenti e soprattutto i registri contabili e il bilancio del sodalizio guidato da Pupino. E stamane il presidente, insieme al manager Antonio Marino, portavoce del misterioso gruppo petrolifero, hanno incontrato il sindaco di Brindisi, Domenico Mennitti, chiamato ad offrire garanzie agli investitori.

La scalata degli afro-australiani le parti la danno per certa. Ma non prima, avrebbero mandato a dire i potenziali acquirenti, che siano messi nero su bianco i conti dell’operazione salvataggio. Domani nuovo incontro, per approfondire i dettagli dell’operazione. Al termine del vertice odierno, Pupino ha tranquillizzato: “Il bilancio c’è, e può essere visionato in qualunque momento dal gruppo acquirente”.

Già, ma a conti fatti chi starebbe acquistando il Brindisi 1912? “I soldi sono australiani. Gli africani fanno da intermediari. C’è un interscambio”, taglia corto Pupino, davanti ai cronisti. Vacci a capire qualcosa in questi affari internazionali. Ma prendiamola per buona. E andiamo avanti, senza domandarci (altrimenti il rischio sarebbe quello di smarrirci lungo la via) le ragioni per le quali una cordata tanto potente da dare lustro in un colpo solo a Brindisi, al Salento e alla Regione Puglia, possa essere interessata alle sorti della società biancazzurra. Se l'affare dovesse andare davvero in porto, lo si capirà strada facendo.

Lui, il portavoce della cordata estera, dalle origini Salentine, conferma che la trattativa è giunta alla fase cruciale: “A scatola chiusa - afferma Antonio Marino - nessuno compra. Ma il passaggio lo abbiamo dato per certo”. E la firma? “Quando ci sarà la certezza”. Tutto molto chiaro. E poi Marino assicura: “Non ci sono inghippi. Gli imprenditori interessati sono Australiani e Africani. Oggi abbiamo avuto un incontro interlocutorio con il sindaco. Lui è un partner molto affidabile”. E su questo non ci piove. Peccato che di affidabile, ascoltando le dichiarazioni dei protagonisti della compravendita, sembra davvero esserci poco altro attorno all’operazione.

Comunque vada, per restare con i piedi per terra, sarà comunque una corsa contro il tempo, per evitare il peggio, ossia la fine del pallone a Brindisi. Ed in piedi, qualora l’oro nero dovesse liquefarsi, pare ci sia anche un’altra trattativa. Anche in questo caso si tratterebbe di una cordata. Ma molto più modestamente, romano-barese.

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