Restinco centro di quarantena: ma poco tempo per adeguarlo

In 24 ore ordine di trasferimento degli ospiti e arrivi da Lampedusa previsti entro la serata. Nessuna nota ufficiale

BRINDISI – Tutto sta avvenendo rapidamente, senza comunicazioni ufficiali all’esterno, ma il piano nazionale coordinato dal Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Viminale, esiste e a quanto pare punta a creare nel giro di pochi giorni una seconda linea di centri di quarantena alle spalle del fronte degli sbarchi, mettendo a dura prova le strutture prescelte. Come il Cara-Cpr di Brindisi Restinco, che tra ieri e la serata di oggi martedì 14 luglio deve sgomberare tutti gli ospiti presenti per essere pronto a ricevere, sempre entro oggi, 80 migranti che la Prefettura di Agrigento sta trasferendo da Lampedusa.

Il piano dei trasferimenti prevede il trattenimento per almeno due settimane dei contingenti di migranti assegnati ai vari centri, e che gli stessi giungano a destinazione con certificazioni sanitarie. Considerando che per gli esiti di un tampone ci vogliono almeno 12-24 ore, le persone trasferite da Brindisi Restinco da Lampedusa dovrebbero essere state sottoposte almeno ad un tampone, e dovrebbero risultare negative a questo test. Il loro smistamento verso altre destinazioni dopo Restinco dovrebbe avvenire alla fine del periodo di quarantena.

L’emergenza prevenzione contagio esiste

Il problema del controllo del Covid-19 tra i migranti salvati in mare o bloccati direttamente dopo gli sbarchi esiste, e ne parla il virologo Massimo Galli in una intervista al Messaggero, ripresa dall’Adnkronos, che riproponiamo nella parte conclusiva di questo articolo. Va escluso il trattenimento a bordo delle navi – quarantena di pazienti Covid e persone non Covid, sistema che in questi mesi si è rivelato fonte di ulteriori contagi. È necessaria la separazione, previo accertamento preventivo al momento dello sbarco.

Da qui l’esigenza di trattenere in centri Covid i positivi, e separare da essi i migranti da trattenere in quarantena sino ad un secondo tampone. Il problema però è quello di mettere i centri predestinati in condizione di separare gli ospiti dal personale di sorveglianza, di gestione dei centri e di mediazione linguistica e culturale, e gli stessi casi sospetti da quelli non sospetti.

Trasferimento di migranti dal Cara-Cpr di Restinco nella giornata del 13 luglio 2020-2

Poco tempo per adeguare il Cara-Cpr di Restinco

Da quanto risulta al nostro giornale, al momento non sono state fornite al personale di servizio, anche militare oltre che della Polizia di Stato, e a quello della cooperativa Auxilium, che ha la responsabilità della gestione della struttura di Restinco sino ad agosto, dispositivi di protezione individuali aggiuntivi, né c’è il tempo per risolvere in 24 ore (a partire dalla giornata di ieri) il problema delle disinfestazioni dei prefabbricati lasciati liberi dai migranti trasferiti, con l’ultimo contingente ancora sul piede di partenza stamane, e con gli arrivi da Lampedusa previsti entro la serata.

Sul posto c’è anche personale della base Unhrc di Brindisi, gestita dal Pam, che parteciperà molto probabilmente alla soluzione di una parte dei problemi logistici. La questione sul tappeto però è quella delle garanzie sanitarie, e che si basano sulle certificazioni del contingente in arrivo (pare non ancora pervenute), sia per gli ospiti che per gli operatori, i quali ovviamente entrano ed escono dal Cara-Cpr per raggiungere le città di residenza. Al momento, la struttura non ha l’assetto per garantire una quarantena obbligata, e non si sa come tale obiettivo sarà raggiungibile entro questa sera.

Il Cara-Cpr di Restinco, come è noto, è stato un ex campo per i profughi istriani, poi per quelli della prima migrazione dall’Albania alla fine del 1990 (la gente della fuga nelle ambasciate), che precedette l’esodo del 1991. Tra le due vicende, la struttura è stata un deposito dell’Esercito Italiano con materiali per la mobilitazione, e si trova ad alcuni chilometri dalla città, nelle campagne tra la ex statale 16 per San Vito dei Normanni, e la statale 7 Brindisi-Taranto.

La necessità è quella di rendere “sterile” la struttura sia all’interno considerando il problema-operatori oltre che il problema-ospiti, che all’esterno (evitare allontanamenti e fughe). Tutto questo da risolvere in sole 24 ore. Ed evitare ciò che è accaduto al commissariato della Polizia di Stato di Rocella Jonica, dove sono stati messi in quarantena 25 agenti che erano stati impiegati nella sorveglianza dei 70 migranti pakistani, 28 dei quali sono poi risultati positivi al Covid-19.

Le dichiarazioni del virologo Massimo Galli al Messaggero

(da Adnkronos) “Come ha dimostrato la nave da crociera Diamond Princess che era ben diversa da una imbarcazione come quelle in cui si possono trovare i migranti, trattenere le persone lì è il modo migliore perché l’infezione si diffonda in maniera notevole. Quella nave da crociera, ricordiamo, ha provocato oltre 700 infettati e ha avuto un numero riproduttivo basale spaventoso da questo punto di vista”. Lo dice intervistato dal Messaggero, Massimo Galli, direttore di Malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano.

“La gestione corretta - osserva - è ovviamente quella di cercare di effettuare dei test prima di farli sbarcare, e poi far scendere certamente le persone che risultano infettate. Credo che in questo momento sia la procedura seguita. Ma non è tanto rilevante dove fai il test. In realtà vista la situazione, può essere tranquillamente effettuato a terra in una sede più consona della nave, rispetto all’ammassamento di uomini a terra; certamente si riesce a organizzare un distanziamento che non si può avere su una di queste navi delle Ong o anche delle nostre navi militari”.

E sul fatto che per avere i risultati dei tamponi serva tempo spiega, ”si, servono per forza 12–24 ore. Però e necessario che vengano divise le persone che risultano positive da quelle che sono negative, e comunque vanno quarantenate. Anche tenerli sulla nave, in attesa del risultato del primo test, se è solo per un tampone limitato, può essere un opzione. Però la scelta migliore sarebbe quella di portarli a terra in una struttura che consenta l’attesa al sicuro, dove si operi un certo distanziamento per l’arrivo del primo test”.

In merito invece ai migranti positivi ma non rintracciabili Galli dichiara: “Il problema esiste, lo stiamo vivendo e quindi bisogna organizzarsi per contenerlo. Ma il termine rilevanza rispetto alla possibilità di diffusione dell’infezione nel Paese è limitata. In ogni caso sono d’accordo che venga mantenuto lo stato di emergenza, per lo meno si può cercare di regolamentare meglio anche questi interventi”.

E ancora: “Con tutta franchezza, ho molto più timore invece di focolai che possono essere generati da persone che vengono dall’estero con un’altra modalità e che come tali possono essere meno facilmente tracciabili. In questo momento, i Paesi con il maggior tasso di nuovi casi, oltre a India e Bangladesh, sono certamente Stati Uniti e Brasile. Posto il fatto che l’infezione in Italia non è mai sparita, le possibilità di persone che tornando da questi paesi possano riportare l’infezione è davvero elevata”.

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