Chiara, che lotta col diabete, ai medici: "Vi amavo, adesso di più"

Malattia a soli cinque anni: "Ringrazio il personale di Pediatria per ciò che ha fatto per me"

CAROVIGNO - Questa è la storia di Chiara che ha compreso, fin da piccola, come affrontare una malattia e il disagio di convivere, dall'età di 5 anni, con il diabete di tipo 1 ed una serie di ricoveri presso il reparto di Pediatria dell'ospedale Perrino di Brindisi. "Sono cresciuta in quel reparto - racconta Chiara Maria Valente, oggi 18enne - sono sempre stata rompiscatole ma non dimentico tutte le volte che le infermiere mi portavano con loro in giro pur di farmi sentire la coccolona della Pediatria". 

Una malattia che Chiara non ha mai accettato: "Con il tempo ho capito che ci sono malattie più gravi, dove a volte il medico deve fare da psicologo. Ero una delle più piccole in reparto, ho dovuto affrontare tutto a soli 5 anni e non dimenticherò mai le parole del dottore Francesco Gallo, soprattutto, quando ho dovuto fare la mamma delle mamme che avevano figli ricoverati con la mia stessa malattia che avevano paura di perdere. Una giovane mamma un giorno mi disse:"Grazie Chiara, in questa famiglia hai fatto tornare la luce".

Chiara 2-2

Il diabete di tipo 1 è detto insulino dipendente o diabete giovanile, perchè   o adolescenziale. E' una malattia autoimmune, per cui irreversibile, cronica e incurabile, poichè gli anticorpi riconoscono come nemiche le cellule beta del pancreas preposte alla produzione di insulina. Ne deriva che il diabetico, ogni giorno, per tutta la vita, dovrà iniettarsi dell’insulina (insulina esogena) per poter sopravvivere.

"In questa emergenza legata al coronavirus - spiega, ancora, Chiara - capisco quanto sia dura per i medici e chi lavora in ospedale e comprendo le paure ed ansie nascoste dietro ai sorrisi dolci. La mia cura, almeno, c'è e mi porta a vivere. Ma in questo momento non c'è cura, non c'è vita, solo speranza. Fino a poco tempo fa, la maggior parte delle volte che mi sono ritrovata a Brindisi, era sempre un dovere e piacere per me, fermarmi in ospedale solo per salutare i miei cari amici eroi. Ora li abbraccio a distanza e promette loro che appena finito tutto ciò amdrò presto ad abbracciarli e festeggiare insieme a loro il mio raggiungimento dell 'attestato di "operatore socio sanitario" che tanto aspettavo. Ringrazio tutti, medici, infermieri, soccorritori, oss, ausiliari, per tutto il rischio che stanno donando per noi. Ora più che mai stanno dimostrando di amare il loro lavoro. Permettetemi un ringraziamento, anche, al sindaco della mia città, Carovigno, per la forza che sta dimostrando nell'affrontare questa emergenza". 

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