“Giorno del Ricordo” : in prefettura ricordate le vittime delle foibe

Alcuni profughi trovarono rifugio in terra di Brindisi. Tra questi, una profuga istriana, stabilitasi a Brindisi, ha offerto la propria testimonianza agli studenti

BRINDISI - Si è svolta stamane, in Prefettura, con la partecipazione delle massime Autorità provinciali e dei rappresentanti degli Enti Locali, la manifestazione celebrativa del “Giorno del Ricordo” per rinnovare e conservare “la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo degli istriani, dei fiumani e dei dalmati italiani dalle loro terre durante la seconda guerra mondiale e nell'immediato secondo dopoguerra (1943-1945), e della più complessa vicenda del confine orientale”.

“Nella Venezia Giulia (nelle ex province di Trieste, Gorizia, Pola e Fiume) furono migliaia gli italiani che trovarono la morte nelle foibe. Coloro che riuscirono a salvarsi furono costretti ad abbandonare la propria terra per trovare rifugio in centri di accoglienza allestiti in altre regioni d’Italia” ha affermato il Prefetto Umberto Guidato nel suo intervento di saluto.

Alcuni profughi trovarono rifugio in terra di Brindisi. Tra questi, una profuga istriana, stabilitasi a Brindisi, ha offerto la propria testimonianza agli studenti presenti alla cerimonia. Sul tema delle vicende dei profughi dalmati e giuliani giunti a Brindisi, si è incentrato il programmato intervento del prof. Giacomo Carito, Presidente della sezione di Brindisi della Società di Storia Patria per la Puglia, dal titolo “A Brindisi per una nuova speranza”.

Il professore ha delineato le vicende che hanno connotato la storia cittadina di quegli anni, contribuendo a delineare l’immagine di Brindisi quale città dell’accoglienza.

L’evento ha avuto come scopo quello di non dimenticare una pagina dolorosa della storia d’Italia, in quanto, come ricordato dal Prefetto, citando il discorso del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, “l’indifferenza, il disinteresse e la noncuranza si nutrono spesso della mancata conoscenza della storia e dei suoi eventi. Questi ci insegnano che l’odio la vendetta, la discriminazione, a qualunque titolo esercitati, germinano solo altro odio e violenza. Le sofferenze delle vittime di quella persecuzione restano un monito perenne contro le ideologie e i regimi totalitari che, in nome della superiorità dello Stato, del partito o di un presunto e malinteso ideale, opprimono i cittadini, schiacciano le minoranze e negano i diritti fondamentali della persona. E ci rafforzano nei nostri propositi di difendere e rafforzare gli istituti della democrazia e di promuovere la pace e la collaborazione internazionale, che si fondano sul dialogo tra gli Stati e l’amicizia tra i popoli”.

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