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Save the Children: "La Puglia registra la seconda percentuale più alta di povertà relativa"

Nella mattinata di oggi è stata presentata la XIII edizione dell’Atlante dell’infanzia a rischio in Italia, dal titolo “Come stai?”, diffuso in vista della Giornata mondiale dell’Infanzia e dell’Adolescenza 

Nella mattinata di oggi, mercoledì 16 novembre, è stata presentata la XIII edizione dell’Atlante dell’infanzia a rischio in Italia, dal titolo “Come stai?”, diffuso in vista della Giornata mondiale dell’Infanzia e dell’Adolescenza da Save the Children - l’Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro -, che fotografa anche quest’anno le condizioni di vita di bambini, bambine e adolescenti nel nostro Paese. 

Il report è stato presentato commentato a Roma, presso l’associazione della Stampa Estera, con la partecipazione di Cristiana Pulcinelli, curatrice della pubblicazione, Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore di Sanità, Stefano Vicari, professore presso la facoltà di Medicina dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Enrica Baricco, fondatrice e Ppesidente di CasaOz onlus, Riccardo Bosi, pediatra, e, per Save the Children Italia, Claudio Tesauro, presidente, Raffaela Milano, direttrice Programmi Italia-Europa e Gabriele Spaccini, Movimento Giovani – Change the Future. L’Atlante prova ad esplorare la salute dei bambini dal momento della nascita fino all’età adulta. Dati, mappe e interviste fotografano l’intreccio tra disuguaglianze e salute che la pandemia ha amplificato, e i tanti, troppi volti diversi di un servizio sanitario che spesso è “nazionale” solo sulla carta, per le gravi disuguaglianze territoriali e la distanza che intercorre tra le sue punte di eccellenza e i suoi baratri. 

I dati per la Puglia

In Italia, dove quasi un milione e quattrocentomila bambini vivono in povertà assoluta - una percentuale media del 14,2 per cento di tutti i minori, che sale però fino al 16 per cento nel Mezzogiorno - si registrano disuguaglianze socioeconomiche che incidono direttamente sulla salute dei bambini, penalizzando chi maggiormente avrebbe bisogno, nel proprio territorio, dei servizi di cura, prevenzione e promozione della salute e del benessere psico-fisico. 

Per un bambino che nasce in Puglia l'aspettativa di vita media è di 81,8 anni (82,4 anni la media nazionale), ma la speranza di vita in buona salute nella regione è di 59,5 anni, con un divario di oltre 7 anni e mezzo rispetto alla provincia di Bolzano che ha quella più alta in Italia (67,2).  Prima della pandemia, nel 2019, secondo gli ultimi dati disponibili, il tasso di mortalità infantile (entro il primo anno di vita) era di 2,18 ogni 1000 nati vivi in Puglia, inferiore ai 2,5 decessi della media italiana – più alto rispetto a 1,45 decessi in Toscana - con ben il 38% dei casi di decesso in Italia relativi a bambini con mamme di origine straniera. Un bambino del Mezzogiorno che si ammalava nel 2019 aveva una probabilità di dover migrare in altre regioni per curarsi del 70% in più rispetto a un bambino del Centro o del Nord Italia.

In Puglia un minore su 3, il 33,3 per cento, non pratica mai sport, un dato peggiore della media nazionale del 24,7%, dove c’è un’ampia forbice che va dal 45,5% della Campania al 6,9% della Provincia Autonoma di Bolzano. Quasi 1 bambino o adolescente su 3 è sovrappeso o obeso. Con la pandemia, i bambini tra i 3 e 10 anni in sovrappeso o obesi sono passati in Italia dal 32,6% del biennio 2018-19 al 34,5% nel biennio 2020-21, mentre la media per la fascia da 3 a 17 anni si è attestata al 27% (in Puglia è ancor più elevata, al 31,5%).

In Italia, dove quasi un milione e quattrocentomila bambini vivono in povertà assoluta - e la Puglia registra la seconda percentuale più alta di povertà relativa, 35 per cento, ben al di sopra della media nazionale del 22 per cento - la pandemia ha amplificato l’intreccio tra disuguaglianze e salute, dalla nascita all’adolescenza.

In alcune province, come Taranto e Foggia, le mense scolastiche sono merce rara (solo il 13-14% degli alunni mangiano a mensa). La povertà alimentare colpisce 1 bambino su 20, 6,7% è l’incidenza nel Mezzogiorno, mentre l’accesso alla mensa scolastica, che per alcuni sarebbe l’unica chance quotidiana di un pasto equilibrato e proteico, in Puglia oscilla tra il 12,9% di alunni nella scuola primaria in provincia di Foggia, il 14,1% di Taranto, il 14,6% di Bari, il 18,8% di Lecce e 22,2% di Brindisi, in Italia la media sale al 53,5%; la mensa scolastica dovrebbe essere considerata come un servizio essenziale tra i 3 e i 10 anni. La buona alimentazione fa difetto anche per il 32% degli adolescenti 11-17enni, che non mangia mai frutta e verdura. 

Solo l'8,8% dei bambini sotto i 3 anni accede agli asili nido pubblici e convenzionati. La media di metri quadrati di verde urbano per abitante nei capoluoghi della regione è la più bassa d'Italia (9,5mq). Come si evidenzia nelle pagine dell’Atlante, non è solo il sistema sanitario a dover assicurare la salute di un bambino. È l’intero ambiente di crescita, in tanti suoi aspetti, a giocare infatti un ruolo decisivo. Occorre dunque considerare che l’81,9% dei bambini vive in zone dove la concentrazione di polveri sottili è maggiore dei valori limite indicati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come non rischiosi per la salute (il 100% in ben 8 regioni: Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Piemonte, Puglia, Trentino Alto Adige, Veneto). Questi inquinanti sono una possibile causa scatenante dell’asma che colpisce l’8,4% dei bambini tra i 6 e i 7 anni, ma incidono anche sullo sviluppo cognitivo dei bambini, che migliora del 13% nelle scuole con i più bassi livelli di polveri sottili nell’aria.

La Puglia è una delle poche regioni in cui il numero medio degli assistiti per pediatra (784), non supera il limite massimo stabilito per legge di 800 assistiti, a fronte di una media nazionale di 883. La Regione Puglia con una propria legge ha attivato un progetto pilota sperimentale di due anni per estendere lo screening neonatale obbligatorio ad ulteriori malattie rispetto alle 47 indagate nelle altre Regioni.

Nel biennio 2020-21, gli effetti della pandemia si sono fatti sentire fortemente. Per esempio, le vaccinazioni nei primi mesi di vita hanno subito una significativa riduzione, e si è verificata, tra il resto, una contrazione drastica delle diagnosi di tumore pediatrico che si sono ridotte del 33% nel 2020. Già prima del Covid19, il numero dei consultori familiari si era andato assottigliando. Tra il 2014 e il 2020, in Italia c’è stata una riduzione diffusa di oltre il 6% del numero di centri attivi e nel biennio 2018-19, in Puglia, con 144 consultori, la media di utenti per singola struttura era di 26.038 persone, inferiore ai 32.325 della media nazionale, ma al di sopra dei 20.000 stabiliti dalla legge (34/1996).

Gli effetti peggiorativi della pandemia sono evidenti anche nel crescente disagio mentale di preadolescenti e adolescenti. In 9 regioni italiane oggetto di monitoraggio, i ricoveri per patologia neuropsichiatrica infantile sono cresciuti in media del 39,5% tra il 2019 e il 2021 (prime due cause, psicosi e disturbi del comportamento alimentare), mentre in tutto il Paese si contano solo 394 posti letto in degenza in questi reparti, 28 quelli in Puglia. Ci sono regioni che non ne hanno neanche uno, come Calabria, Molise, Umbria e Valle d’Aosta, in Lombardia sono 100. Ma è molto grave anche l’assenza o la carenza di strutture semiresidenziali, centri diurni, strutture per gli interventi intensivi a domicilio, tutta la rete coordinata di cura che dovrebbe evitare il ricovero. Secondo le stime, già prima della pandemia 200 bambini e ragazzi su 1000 manifestavano un disturbo neuropsichiatrico (1.890.000 minori), ma meno di un terzo aveva accesso ad un servizio territoriale di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza e nella metà dei casi non riusciva ad avere risposte terapeutico-riabilitative appropriate nel proprio territorio. 

Tra le richieste più urgenti dell’Organizzazione attivare le nuove Case della Comunità finanziate dal Pnnr come presidio per la salute dell'infanzia e dell'adolescenza, colmare il gap di 1.400 pediatri che mancano all’appello per assicurare il sevizio a tutti i bambini a livello nazionale, garantire in tutte le Regioni i più avanzati screening neonatali, realizzare interventi organici per la prevenzione e la cura del disagio mentale degli adolescenti, ma anche assicurare la mensa scolastica e attività sportive gratuite per combattere povertà alimentare e promuovere sani stili di vita. 

Leggi il report completo: Atlante dell'Infanzia a richio in Italia 16-11-2022

Nella ripartizione dei fondi pubblici per la salute, in Italia solo il 12% è impiegato nella prevenzione e nellamedicina di base, che sono invece fondamentali per la salute dei bambini nel medio e lungo periodo. La quota principale (44%) è impiegata per l’assistenza ospedaliera, ma solo il 6% di queste risorse a livello nazionale sono destinate ai minorenni, a fronte di una percentuale di questi sul totale della popolazione del 15,6%, e nel 2020 i posti letto in degenza ordinaria nei reparti pediatrici erano solo il 4,1% del totale. 


 

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