Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Cronaca

Il ministro Minniti: "I porti della Puglia sono sicuri e sotto controllo"

“Non solo i porti della Puglia, ma anche tutti quelli italiani, sono sicuri e perfettamente sotto controllo”. Cosi Marco Minniti, questa mattina in una conferenza stampa tenuta a Palazzo Chigi, ha risposto alla domanda di BrindisiReport

ROMA - “Non solo i porti della Puglia, ma anche tutti quelli italiani, sono sicuri e perfettamente sotto controllo”. Cosi Marco Minniti, questa mattina in una conferenza stampa tenuta a Palazzo Chigi, ha risposto alla domanda di BrindisiReport su quali provvedimenti intendeva adottare il governo per aumentare i controlli e la sicurezza sui porti pugliesi, dato che sono stati spesso utilizzati dai terroristi di matrice islamica per recarsi nei Balcani.

La conferenza stampa, a cui erano anche presenti Paolo Gentiloni, presidente del Consiglio, ed il prof. Lorenzo Vidino è stata indetta per presentare il lavoro svolto negli ultimi cinque mesi dalla “Commissione di studio sul fenomeno del Jihadismo” composta da professori, giornalisti ed esperti di terrorismo.

L'attività della commissione, fatta di concerto con il Ministero degli Interni, è servita per capire e comprendere bene quali sono i possibili  pericoli per il nostro Paesi derivanti da eventuali radicalizzazioni di esponenti della comunità islamica italiana, e di quali potrebbero essere le migliori misure da adottare non solo per la nostra difesa ma anche sul tema della prevenzione.

Sui punti focali da tenere ben sotto controllo, il ministro Minniti è stato chiarissimo: le minacce maggiori derivano dal web e dalle carceri. “Sulle carceri vi è un efficace lavoro da parte del Ministero degli Interni. Un lavoro delicato ed importante” ha detto Minniti che ha aggiunto: “Poi c è il problema che riguarda il web. Qui l'impegno  non può gravare su di un solo Paese , ma per ovvie ragioni deve avere dimensioni internazionali. Vi è la diffusione di quello che io chiamo il malware del terrore, contro cui bisogna costruire una rete protettiva, che non puoi essere competenza di iniziative di singoli Paesi ma il frutto di una cooperazione molto forte a livello internazionale”.

E’ stato poi aggiunto tutto quello che si è fatto sul tema della prevenzione inerente ai fenomeni di radicalizzazione, che può essere affrontato insieme a quella della integrazione. Perché i problemi legati al terrorismo, come è stato più volte sottolineato, non possono essere solo affrontati dalle forze dell’ ordine e dalla magistratura.

Serve anche una precisa azione di raccordo anche con la società civile e con le comunità islamiche, che favorendo l’integrazione totale dei musulmani possono quindi evitare che finiscano tra le braccia dei nuovi predicatori d’odio dello Stato Islamico. Il ministro ha anche parlato della necessità di svolgere anche un lavoro di “deradicalizzazione”. Bisogna lavorare affinchè si possa allontanare i possibili jihadisti dalla frontiera della radicalizzazione, perché “ una grande democrazia non lascia nulla di intentato sul terreno del recupero di chi ha sbagliato”.

Questo perché ci potrebbero sempre essere casi di “foreign fighters” di ritorno dalla Siria, pentiti del loro aberrante operato ed in cerca di recupero sociale, anche se in Italia il loro numero è alquanto esiguo rispetto a quello di altri Paesi. Il ruolo di questa commissione è da inquadrarsi perfettamente nel nucleo  di provvedimenti che il governo sta adottando contro il terrorismo in vista anche di un vertice per la sicurezza che si terrà a Tripoli , insieme alle autorità libiche, il prossimo 16 gennaio.

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