Cronaca

Elezioni regionali, quel pasticciaccio brutto in salsa pugliese

Il testo di legge pubblicato è diverso da quello approvato dal consiglio. L’assessore Caroli resta fuori: “Situazione kafkiana”. Nella trascrizione omesso l’articolo che avrebbe garantito cinque seggi a Brindisi

BRINDISI – Quattro seggi in Consiglio regionale per Brindisi anziché i cinque previsti e aspettati. Anche da Leo Caroli, assessore uscente al Lavoro, rimasto fuori. Tutta colpa di un pasticcio in salsa pugliese: il testo di legge pubblicato sul Bollettino ufficiale non coincide con quello approvato dall’assemblea. E la ripartizione ha preso un’altra strada.

Il caso. Che ci sia stato un “errata corrige” lo sostiene anche la Prefettura di Bari che due giorni fa ha scritto alla Regione, rivolgendosi al presidente uscente del consiglio, Onofrio Introna, vittima anche lui del “caso”, e alla Corte d’Appello di Bari da cui parte la proclamazione degli eletti. Ci sarebbero due errori nella trascrizione della nuova legge elettorale pugliese, quella che ha ridotto da 70 a 50 il numero dei consiglieri.

E adesso  qualcuno degli esclusi baresi vorrebbe contestare tutto presentando denuncia in Procura, alla ricerca di eventuali responsabilità. Perché se differenze nei testi ci sono, sarebbero imputabili a qualcuno, sostengono. Già, ma a chi? A chi ha lavorato sul resoconto stenografico della seduta, passata alla storia della Regione come piuttosto turbolenta visto lo strappo interno alla maggioranza di centrosinistra, oppure chi ha “passato” quella trascrizione sul file che poi è stato trasmesso per la pubblicazione sul Bollettino Ufficiale.

C’è anche una terza ipotesi, la confusione in sede di votazione che avrebbe indotto i consiglieri a votare in maniera errata, nella convinzione di fare altro visto che ci sono stati emendamenti e subemendamenti arrivati all’ultimo minuto per cancellare i precedenti.

Leo Caroli. “E’ davvero una situazione kafkiana”, dice Caroli, in passato anche segretario generale della Cgil di Brindisi, candidato nella lista Noi a sinistra per la Puglia, a sostegno di Michele Emiliano governatore della Regione. Le 3.771 preferenze tra Brindisi e provincia, allo stato, non si sono rivelate sufficienti a garantire l’ingresso in aula, dove invece sono approdati i consiglieri uscenti del Pd, Pino Romano con 7.216 voti e Fabiano Amati con 7.177, Mauro Vizzino, volto nuovo, per la lista Emiliano sindaco di Puglia con 5.512, e Maurizio Friolo, uscente pure lui, per Forza Italia con 4.310 preferenze.

La spiegazione? “Purtroppo siamo di fronte a un autentico corto circuito tra due fasi della democrazia: la prima è quella legislativa e mi riferisco al testo di legge approvato dal consiglio regionale pugliese e la seconda è quella popolare con il risultato delle elezioni del 31 maggio scorso”, risponde l’ex assessore a cui Nichi Vendola aveva assegnato la responsabilità politica del Lavoro e, ad interim, del Personale.  “Il risultato è che non c’è coincidenza tra le due manifestazioni di volontà, probabilmente per un black out avvenuto nella filiera della burocrazia”.

Usa toni diplomatici il brindisino Leo Caroli che quella legge elettorale non l’ha votata, al pari di Vendola, di Guglielmo Minervini e di Annarita Lemma. Voci fuori dal coro trasversale che da sinistra andava a destra. Nel Brindisino Caroli veniva dato come quinto consigliere regionale. I  più arrabbiati sembrano essere i baresi Davide Bellomo della lista Movimento politico per Schittulli e Onofrio Introna, quest’ultimo primo firmatario dell’emendamento che – a quanto pare – sarebbe stato omesso nel testo pubblicato e diventato, quindi, legge elettorale a tutti gli effetti. Per lo meno a sentire questa tesi.

I presunti errori. Quell’emendamento è noto come “riallineamento”, previsto proprio allo scopo di verificare che i seggi effettivamente assegnati a ciascuna circoscrizione fossero proporzionati alla popolazione, secondo i dati Istat dell’ultimo censimento, stoppando il balletto fra le province sulla base dei resti. A Brindisi cinque seggi a fronte di una popolazione pari a 400.801; a Bari 15 seggi per  2.247.303 abitanti e invece adesso il capoluogo ne ha persi tre. Lecce e Taranto hanno ottenuto un seggio in più e la Bat due in più.

Non solo. A sentire gli esclusi, sarebbe stato “saltato” un capoverso secondo cui nella distribuzione dei famosi resti, non si deve partire dalle liste e dai collegi che hanno ottenuto un rappresentante.

La combinazione delle due circostanze ha portato ad escludere gli eccellenti che, a volerla dire tutta, non possono neppure fare appello dal momento che non è chiaro a quale organismo è possibile fare riferimento. A chi possono rivolgersi? Al Tribunale amministrativo regionale o al Tribunale ordinario?

Il consiglio regionale e la giunta. Da Bari c’è chi sostiene che l’unico organo titolato a pronunciarsi altri non sarebbe, se non il consiglio regionale: stando a questa impostazione, bisognerebbe comunque attendere la proclamazione degli eletti, quindi andare in aula e votare il testo “giusto”. Ma chi mai voterebbe contro se stesso per far entrare altri in consiglio? A rigore di logica, nessuno. Punto e a capo.

Non c’è neppure la possibilità di vedere gli uscenti entrare nella giunta a dieci (tanti devono essere gli assessori). Cosa che avrebbe garantito a Caroli la possibilità di completare il lavoro avviato con Vendola. La strada è sbarrata da un regolamento che impone al governatore, quindi ad Emiliano, di pescare gli assessori tra i consiglieri eletti e di garantire la parità di genere.

Circostanza questa impossibile da rispettare, visto che nessuna donna è stata eletta in consiglio regionale, eccezione fatta per la grillina Antonella Laricchia, essendo il secondo candidato governatore che – sempre stando alla macchinosa legge elettorale – ha ottenuto un posto in sostituzione del candidato della lista che ha avuto il minor numero di preferenze (Gianluca Bozzetti di Brindisi).

Cosa potrebbe, allora, fare Emiliano? Per evitare di restare imbrigliato e di fatto bloccato, sarebbe possibile iniziare con una mini-giunta a sette: cinque uomini scelti tra i consiglieri eletti più due donne pescate all’esterno, in qualità di tecnici. Una volta composta questa squadra di governo, potrebbe lavorare alla modifica del regolamento per avere margini di manovra. Anche questo un pasticcio, made in Puglia.

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