Tassa rifiuti: Abaco fa pagare anche le spese di spedizione non dovute dai cittadini

E' legittimo l'ultimo balzello che viene addebitato ai contribuenti brindisini da parte dell'Abaco? Il " regalo ", come è stato definito da molti nostri concittadini che ci hanno interpellato, proviene dal concessionario dei tributi locali

La sede dell'Abaco

BRINDISI - E’ legittimo l’ultimo balzello che viene addebitato ai contribuenti brindisini  da parte dell’Abaco? Il “ regalo “, come è stato definito da molti nostri concittadini che ci hanno interpellato, proviene dal concessionario dei tributi locali, che ha pensato di addebitare ad ogni contribuente,  in aggiunta alla normale tassa sui rifiuti ( Tari) la sovrattassa di  0,50  euro “ per addebito spese di spedizione”.

Una piccola somma che moltiplicata per  gli oltre 30 mila contribuenti Tari, diventa piuttosto consistente. Il motivo dell’aggiuntivo, “come si conviene” sempre  in questi casi, è stampato, in caratteri piccoli, sul retro dell’avviso di pagamento della Tari, che con grande ritardo viene recapitato in questi giorni ai contribuenti brindisini.   

Una richiesta  incomprensibile  considerato che  il contratto di affidamento del servizio di accertamento, liquidazione e riscossione dei tributi locali ( n.11720 di Rep.), sottoscritto dal Comune di Brindisi e dal rappresentante della societa Abaco Spa,  all’art. 4  prevede che “ gli aggi costituiranno gli unici corrispettivi dovuti al concessionario e varranno a soddisfare  tutte le spese e gli oneri sostenuti nell’esecuzione del servizio, ivi compresa l’anticipazione degli oneri relativi alle spese postali, che l’amministrazione comunale provvederà a rimborsare  al concessionario solo ad avvenuto incasso e con la precisazione che, in caso di mancata riscossione, detti oneri  rimarranno a totale carico del concessionario”.

Al di là della diversa terminologia   utilizzata dal concessionario  per descrivere l’attività di recapito degli avvisi, che nel contratto trova rispondenza  nella locuzione   “spese postali”, mi chiedo  se sia legittimo,  che per lo stesso servizio i cittadini paghino due volte. Una direttamente coni bollettini  F. 24, un’altra attraverso il rimborso  delle spese postali da parte del Comune, che per questo scopo  utilizza denaro riveniente dalle tasse pagate dai cittadini.

Va anche detto, che una diversa assimilazione  dell’attività di “ spese di spedizione” la collocherebbe nell’ambito di quelli oneri sostenuti nell’esercizio del servizio, che, come dice il contratto,  non vanno retribuiti né dai cittadini, né dal comune, perché compresi nell’aggio. Cinquanta centesimi, potrebbe sembrare, considerata singolarmente,  una somma esigua, ma non risulta tale per tanti nostri concittadini anziani pensionati, costretti giornalmente a fare i conti con i centesimi.  

Ma poi perché, in base a che cosa si deve versare quest’obolo. Perché siamo arrendevoli, ingenui, sprovveduti? Un’amministrazione attenta non può fare finta di niente. Dovrebbe attivarsi per difendere i diritti dei cittadini da eventuali eccessi, verificando la legittimità della richiesta del concessionario, ma anche se questa “novità”  è circoscritta  alla sola Tari del 2014  o sia stata utilizzata anche negli anni precedenti  e con riferimento ad  altri tributi.  

Per questo  è necessario intensificare e migliorare i  controlli in un settore, che in passato ha mostrato un qualche deficit di attenzione. Nondimeno,  ai  cittadini che nel frattempo hanno già versato la rata della Tari, vanno restituiti i  50 centesimi direttamente dal concessionario o dal comune attingendo alle somme relative alle spese, che in base al contratto dovrebbero essere rimborsate  al concessionario.

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