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Cronaca Oria

Cavallo di ritorno dopo il furto, assolto per non aver commesso il fatto

In Appello Oreste Pepe Milizia, 36 anni, di Oria, incassa il riconoscimento della professione di innocenza dopo essere stato arrestato nel luglio 2015 con l’accusa di tentato furto di una Fiat Doblò: rimesso in libertà. In primo grado era stato condannato a due anni. Accolta la richiesta dei difensori, Cinzia Cavallo e Giuseppe Pomarico

ORIA – Due anni agli arresti prima di arrivare a ottenere il riconoscimento della professione di innocenza opposta sin da subito di fronte all’accusa di tentata estorsione in relazione al furto di un Fiat Doblò: Oreste Pepe Milizia, 36 anni, di Oria, è stato assolto Appello “per non aver commesso il fatto”.

PEPE MILIZIA ORESTE, classe 1980-2-2-2La sentenza della Corte d’Appello di Lecce ribalta il verdetto di primo grado, pronunciato dal Tribunale di Brindisi lo scorso anno con condanna alla pena di due anni di reclusione e aderisce alla richiesta avanzata dai difensori dell’imputato, Cinzia Cavallo e Giuseppe Pomarico. Il procuratore generale aveva chiesto la conferma della condanna. Per le motivazioni bisognerà aspettare novanta giorni, già da oggi, subito dopo la lettura del dispositivo, Oreste Pepe Milizia è stato rimesso in libertà e ha lasciato gli arresti domiciliari, ottenuti dopo un periodo trascorso in carcere.

La vicenda per la quale il brindisino è finito sotto processo attiene al furto di un Fiat Doblò a Oria, di proprietà del fratello di un avvocato, per il quale venne chiesto – secondo l’accusa – un riscatto di mille euro, secondo la tecnica del cosiddetto cavallo di ritorno. Una tentata estorsione, codice penale alla mano. Nella richiesta di pagamento della somma, secondo il pm, Oreste Pepe Milizia avrebbe svolto il ruolo di intermediario e per questo è stato formulato il capo di imputazione.

Già all’indomani dell’arresto, avvenuto in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare, in sede di interrogatorio di garanzia così come nel corso del processo davanti al Tribunale, Pepe Milizia si professò innocente. Dopo la condanna i suoi difensori hanno appellato la sentenza e hanno trovato conferma alla verità sostenuta dall’imputato.

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