Martedì, 18 Maggio 2021
Cronaca

“Coca micidiale”: in due quaderni nomi e importi. Svelati gli omissis di Fornaro

Per uno stock di "bianca" 92mila euro in contanti. Al dettaglio 67 euro al grammo. Dai verbali del pentito brindisino la rete del narcotraffico a Brindisi: "Ero in affari con Giuseppe Perrone". Contatti con le 'Ndrine calabresi per 20 kg al mese. Donne conniventi. Ai domiciliari la nipote del presunto capo. Dosi nascoste anche nei tronchi degli ulivi

Fabio Fornaro il giorno dell'arresto per l'omicidio di Daniele Carella

BRINDISI – “Abbiamo avuto una perdita: sono venuti i topi e l’hanno scoperta”. Imprecavano al telefono lamentandosi dei carabinieri sempre presenti che rovinavano i piani e il business della cocaina, quella buona, “micidiale”, da “classe A”, acquistata pagando in contanti 92mila euro in due occasioni. Tutto annotato su “un libro mastro” come ogni contabilità che si rispetti.

Giuseppe Perrone-3Quel libro sarebbe stato composto da due quaderni: Giuseppe Perrone (nella foto), ritenuto il capo e promotore del narco-traffico nel Brindisino, avrebbe “ragionato come Bud Spencer” (ha detto lui stesso in intercettazioni) e  registrato le quantità di droga, per lo più coca, a cui sarebbero state aggiunte “erba”(marjiuana) e qualche volta eroina, con importi e nomi di fornitori, anche vicini alle ‘Ndrine calabresi. Sempre su quei quaderni che dovevano restare nascosti sarebbero stati appuntati i nomi dei clienti ed eventuali debiti che andavano riscossi con la forza, ricorrendo alle estorsioni delle auto. Come è successo a un professionista e a un parrucchiere rimasti indietro nei pagamenti.

Il gruppo è stato qualificato come associazione a tutti gli effetti dalla Dda di Lecce sulla base degli elementi raccolti dai carabinieri del Comando provinciale di Brindisi, tanti e tali da chiedere l’arresto in carcere per 22 brindisini. Il gip del Tribunale salentino, Carlo Cazzella, ha sfoltito le richieste di misure cautelari, firmando i provvedimenti di custodia in carcere per otto persone, più due ai domiciliari.

In manette oltre a Perrone, 44 anni, noto con il soprannome di Barabba, sono finiti: Giovanni Maiorano 35 anni, di Torchiarolo, Maurizio Maiorano 44 detto Il Bello (fratelli, titolari di un'officina), di Torchiarolo, Gianluca Maiorano 33, di Torchiarolo, Maurizio Lasalvia 31, di Torchiarolo, Simone Paiano 22, di Maglie (Lecce), Paolo Golia 33, detto Paoletto o Nano, di Torchiarolo, Massimiliano Lasalvia 28, di Torchiarolo, arrestato il 29 dicembre scorso per tentato omicidio in concorso con Paolo Guadadiello. Ai domiciliari Francesca Perrone 31, di Torchiarolo, nipote di Giuseppe Perrone (figlia del fratello Patrizio indagato in altra inchiesta) perché madre di due bambini e Andrea De Mitri 35, nato e residente a Brindisi, alias Ducati, il cui ruolo è stato ritenuto marginale rispetto al contributo al sodalizio contestato agli altri. Sono rimasti a piede libero: Stefano Elia, Sebastiano Esposito detto Panda, Francesco Geusa, Fernando Grassi, Cesario Longo, Luca Lorfei, Daniele Pantaleo Mazzeo, Francesca Miccoli, Mattia Panico, Saverio Renna detto Il professore, Valter Marcellino Ricciuti, Roberto Romano ed Emiliano Turco.

Blitz droga Torchiarolo-3Gravi indizi di colpevolezza a carico di Perrone e gli altri sono le intercettazioni telefoniche e ambientali ascoltate dai carabinieri dopo tra il 2012 e il 2013 all’indomani dell’arresto in flagranza di reato di Angelo Lobuono, nell’ambito di un’altra inchiesta per  droga. Da qui i primi sospetti che potesse esserci dell’altro, un sodalizio stabile che acquistava grossi quantitativi di droga e che poi li rivendeva al dettaglio nel Brindisino. Torchiarolo sarebbe stata la piazza per la rivendita a prezzi variabili a seconda delle richieste: si poteva partire da 67 euro al grammo per la cocaina, per scendere a 55 nel caso in cui l’ordinativo riguardava almeno 200 grammi.

I clienti, quindi, i passaggi della vendita al minuto tramite pusher sono emersi dall’ascolto delle conversazioni, anche se gli indagati bonificavano spesso le auto e in un’occasione hanno trovato una “cimice”: c’erano giovani, professionisti, commercianti della zona che mandavano sms. La droga veniva nascosta nei tronchi degli alberi di ulivo, dove il 7 gennaio 2013 sono stati trovati undici involucri, oppure sotto lastre di cemento di una masseria sulla strada per Campo di Mare o ancora nei pressi di un casolare “dove rubano le olive” in agro di Squinzano. Poche volte in auto essendoci il timore di essere scoperti, com’è successo il 23 novembre 2011, quando i militari hanno fermato un Maggiolone trovando sotto i sedili un chilo di erba e mezzo di cocaina.

Quanto, invece, ai fornitori un primo indizio sull’identità sarebbe arrivato dai collaboratori di giustizia e in particolare da Fabio Fornaro, alias La Belva, in carcere con l’accusa di omicidio per aver ucciso Daniele Carella a colpi di pistola in via Appia la sera dell’11 aprile 2007. E’ stato condannato in via definitiva a venti anni, senza attenuanti, ma nel frattempo le dichiarazioni rese subito dopo l’arresto sono state sottoposte al vaglio della Dda per essere riscontrate. E quei verbali che si pensa fossero stati archiviati, sono stati “riesumati” e hanno contributo alle indagini, peraltro non ancora chiuse.

Nell’ordinanza, infatti, sono riportati stralci del verbale reso il 20 febbraio 2008, quando ha ammesso di aver “lavorato con la droga”: “Tra i grossisti a Torchiarolo ero in società, per la coca, con il gruppo di Agostino (del quale segue il cognome, ndr). I contatti li avevo con Giuseppe Perrone e tale Maurizio Maiorano con tale Mario che venne arrestato a Milano con Raffaele Renna”, si legge. Renna, detto Puffo, è già in carcere per narcotraffico e ha sulle spalle diverse condanne. Restano, invece, ancora coperti da omissis i nomi di altri brindisini sui quali sono in corso accertamenti, a cominciare dall’uomo con cui Perrone avrebbe avuto contatti.

Sequestrato oltre un chilo di droga, tra eroina e cocaina“Perrone si occupava di ritirare la droga dal corriere di origine calabrese, uno di 55 anni. Una volta gli prestai una Classe A e se non ricordo male sulla strada Jonica furono fermati lui e Perrone che me lo raccontò, dicendomi che stavano andando in Calabria a prendere contatti con il clan”. Ancora: “A Perrone una volta diedi la mia Clio per 200 grammi di cocaina scalando dai conti che avevano  e una volta venne fermato a Brindisi sotto casa mia”.

Con i clan calabresi ci sarebbero stati contatti stabili a sentire il  pentito leccese Alessandro Verardi: “Barabba intratteneva rapporti con le cosche della Calabria che importavano circa venti chili di cocaina al mese di qualità purissima, intorno al 90 per cento”. Il gruppo secondo l’accusa aveva anche la disponibilità di armi.

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