Cronaca

“Comune, grave deficit di cassa dal 2012 sino all’esercizio 2015”

La Corte dei Conti: "Devono ancora essere restituiti tre milioni e mezzo di euro della somma chiesta l'anno scorso". Notevole aggravio degli interessi passivi, 300mila solo nel 2014". Bocciata anche la gestione dell'Università: "Debiti per quasi tre milioni"

BRINDISI –  E’ senza ossigeno il Comune di Brindisi essendo rimasto a corto di liquidi in cassa “almeno dal 2012 e sino all’esercizio 2015” e in questa situazione di “grave crisi di liquidità” non potrà andare lontano. Non secondo i magistrati della Corte dei Conti di Bari che pronunciandosi sugli ultimi rendiconti dell’Ente, di fatto, hanno firmato un certificato che attesta condizioni di salute pessime.

L’amministrazione cammina in maniera claudicante con il rischio di cadere, in deficit, da un momento all’altro per due motivi: innanzitutto perché non ha la capacità di riscuotere le entrate che accerta, poi perché continua a inserire residui attivi datati non più esigibili se non addirittura insussistenti. Il risultato è che nel cassetto del bilancio, euro non arrivano. E di conseguenza il Comune è costretto a chiedere con frequenza anticipazioni di cassa, peraltro non ancora restituite su cui maturano interessi passivi.

Negli esercizi 2012 e 2013 ha fatto ricorso all’anticipazione di tesoreria rispettivamente per  9.683.440,24 e per 12.595.809,50, con integrale restituzione entro la fine dell’esercizio di riferimento”, si legge nella deliberazione assunta nell’adunanza 13 novembre 2015 ma depositata l’11 febbraio scorso. “Nel 2014, la situazione sembrerebbe di gran lunga peggiorata poiché l’anticipazione incassata ammonterebbe a 55.850.024,86 e quella restituita a 52.289.171,29 registrando, pertanto, uno “scoperto” di fine anno pari ad  3.560.853,57”. Ed è il Comune stesso, nella risposta ai chiarimenti istruttori, afferma che la situazione non è migliorata.

I revisori dei conti, da sinistra il presidente del collegio, Vittorio Dell'Atti, e Massimo Mangiameli-2Sul punto, in verità, si erano già espressi i vecchi revisori dei Conti del Comune di Brindisi, con note di Massimo Mangiameli e Rita Saracino, non firmate dal presidente Vittorio Dell'Atti, evidenziando che  nel 2013 l’anticipazione “ha registrato 87 giorni di utilizzo, con una media  di  680.280,26 e nel 2014, si era passati a un utilizzo medio di  5.378.100,37”. I controllori interni avevano anche richiamato il Comune sottolineando  “un notevole aggravio in termini di interessi passivi, passati da  4.483,26 nel 2013 ad  332.555,11 l’anno successivo.

I magistrati, quindi, dopo aver ricordato che “l’esame della situazione di cassa costituisce certamente lo strumento più attendibile ed immediato per accertare il reale stato di salute delle finanze di un ente” scrivono che “il comune di Brindisi, contrae per periodi prolungati anticipazioni di tesoreria, che si sono trasformate da strumento di correzione degli squilibri temporali tra riscossioni e pagamenti, in un indebitamento vero e proprio, gestito in alternativa al debito commerciale”.

Il ricorso all’anticipazione generalmente è “l’effetto della verosimile presenza in bilancio di residui attivi insussistenti o di dubbia esigibilità, la cui mancata eliminazione fa sì che non emergano disavanzi della gestione residui e non obbliga, quindi, l’ente al reperimento delle risorse indispensabili a finanziare lo squilibrio di cassa, tali considerazioni sicuramente sono valide anche per il comune di Brindisi”.

Osserva il Collegio che l’impiego reiterato di tale strumento, oltre a “rappresentare un comportamento evidentemente difforme dalla sana gestione finanziaria, dimostra l’esistenza di squilibri finanziari gravi che potrebbe condurre rapidamente allo stato di dissesto finanziario; questo si materializza anche nella ipotesi in cui l’ente non è in grado di fare fronte validamente, vale a dire nei tempi e con le modalità stabilite dalla legge, ai crediti certi, liquidi ed esigibili di terzi”, si legge.

Quanto, poi, alle difficoltà di riscossione delle entrate proprie quelle che presentano il minor grado di riscossione nel 2013 sono state quelle per il recupero evasione Ici, Tarsu e altri tributi per i quali a fronte di accertamenti 2013 pari ad 12.226.324,07 le riscossioni sono state 370.703,85 appena il 3 per cento. I residui attivi Tarsu relativi ad anni precedenti il 2013 sono stati 22.950.298,93 dei quali è stato riscosso solo il 13 per cento, pari ad € 2.959.931,77. I magistrati hanno anche “segnalato come particolarmente critica e non sufficientemente giustificata, la mancanza assoluta di riscossioni degli accertamenti Tarsu 2012 contabilizzati per la somma 3.173.901,36”.

L'ex ospedale Di SummaBocciata, inoltre, la gestione delle convenzioni per il polo universitario di Brindisi così come rilevato dai revisori dei conti con riferimento all’esercizio finanziario 2014, periodo in cui risulta una “corposa debitoria di 2.980.949”. Sono state evidenziate “irregolarità per la mancata assunzione di provvedimenti di verifica e di validazione, l’assenza di corretti criteri di rendicontazione e l’insussistenza di documenti e/o verbali del Comitato di controllo competente”.

 Il Comune nulla ha specificato in merito al “reperimento delle risorse di bilancio necessarie per fronteggiare tale incombenza debitoria che, ancorché incerta nel quantum, evidentemente è certa nell’an” .

Il Collegio, “pur ritenendo che le problematiche rilevate dall’Organo di revisione nella definizione della debitoria siano imputabili, probabilmente, anche agli altri enti coinvolti nella convenzione (Provincia ed Università), non può esimersi dal rilevare che il protrarsi nel tempo di tale situazione debitoria può determinare un serio rischio per gli equilibri finanziari, soprattutto se il comune debitore non ha provveduto ad accantonare le relative risorse”.

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