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Martedì, 21 Maggio 2024
Cronaca

“Residenze per anziani, spese fittizie per mezzo milione di euro”

I retroscena dell’inchiesta sulla società di Screti, Salento Salute poi diventata Medicare, per la struttura sanitaria a San Donaci: la Regione ha chiesto la restituzione del finanziamento sugli arredi

BRINDISI – Spese fittizie per quasi mezzo milione di euro, senza fatture, forniture di arredi contestate e rimborsate, giro di cambiali e una conclusione, dietro il finanziamento per la struttura socio sanitaria per anziani: secondo la Procura l’imprenditore Luca Screti, con la sua società Salento Salute, poi diventata Medicare, avrebbe tentato una truffa ai danni della Regione Puglia. L’accordo fraudolento sarebbe fallito perché i dirigenti dell’Ente esaminando la documentazione hanno evidenziato carenze al punto da chiedere la restituzione di una parte del finanziamento concesso.

L'imprenditore Luca Screti, amministratore di Nubile SrlLe tappe degli “artifici” contestati a Screti in concorso con Nicola Ladogana, socio della Medicare, ed Ezio Favero, legale rappresentante della Snell Habitat, società fornitrice degli arredi destinati alla struttura autorizzata dal Comune di San Donaci, sono state scansionate nell’avviso di conclusione delle indagini firmato dal sostituto procuratore Francesco Vincenzo Carluccio.

Il disciplinare tra la Salento Salute e la Regione Puglia risulta sottoscritto il 14 giugno 2011, il 19 dicembre Screti, stando agli atti, presenta domanda per ottenere la prima quota di finanziamento, facendo pervenire la fidejussione in favore della Regione per un milione e 50mila euro. Il contributo complessiva ammonta a due milioni di euro, messi a disposizione con i “programmi del Piano operativo Fesr Puglia 2007-2013, Asse III per l’inclusione sociale e i servizi per la qualità della vita, Linea 3.2 sui programmi di interventi per l’infrastrutturazione sociale e socio sanitaria, Azione 3.2.1 per le infrastrutture". L’erogazione del finanziamento risale al primo febbraio 2012: un milione di euro. Alla fine dell’anno la Salento Salute chiede il secondo pagamento con indicazione delle spese sostenute per un importo pari al 27 per cento dell’investimento totale: la liquidazione avviene due giorni dopo.

La Procura contesta a Screti di aver inserito nella rendicontazione “spese sostenute per tre milioni e 914.914 euro” e di aver indicato “falsamente come sostenuti, costi non documentati da fatture”. In particolare: 212.718 euro per attrezzature per la ristorazione da parte di una spa con sede a Carpi, inerenti una “generica commissione d’ordine”, rispetto alla quale sarebbero stati documentati pagamenti solo per 50mila euro; un milione e 301.678 euro per arredi della Snell Habitat, società che aveva erogato anche “un finanziamento di scopo, in favore della Salento Salute nel 2013”.

Screti, inoltre, scriveva una lettera alla Snell Habitat per contestare la fornitura dal punto di vista della qualità e chiedeva, a titolo di risarcimento, una penale pari al 50 per cento del valore della fornitura. “Esattamente il giorno dopo, Ezio Favero, rappresentante della Snell, riconosceva spontaneamente e frettolosamente gli addebiti ed metteva una nota di credito per 305mila euro a storno delle fatture e restituiva le cambiali emesse da Salento Salute per coprire il finanziamento ricevuto da Snell".

L’intesa, secondo questa ricostruzione, prevedeva che entro il mese di settembre sarebbe stata pagata la differenza tra il titolare delle cambiali restituite, pari a 308.317, e la nota di credito, 305mila euro. Per la Procura ci sarebbe stato “un artificio” e le società Salento Salute e Snell Habitat dissimulavano l’accordo fraudolento preordinato allo scopo illecito perseguito” dalla srl di Screti.

L’imprenditore “con la fattiva collaborazione di Favero, portava a compimento una macchinazione ai danni della Regione Puglia, esponendo falsamente, documentando e facendo apparire come realmente sostenute, spese che la Salento Salute non avrebbe mai sopportato per 305mila euro. Successivamente anche Nicola Ladogana, amministratore della Medicare srl, nuova denominazione della Salento Salute, trasmetteva alla Regione Puglia la domanda di finanziamento per centomila euro, allegando il prospetto di spese non sostenute realmente.  La voce mobili e arredi riferiva un importo pari a un milione e 443.722 euro “di gran lunga superiore alla misura che sarebbe stata consentita che non poteva essere superiore al 20 per cento dell’intero investimento (854.272)".

In tale modo Screti e Ladogana “compivano atti idonei diretti a trarre in inganno i funzionari della Regione Puglia sulle spese effettivamente sostenute". Il fine perseguito, secondo la Procura, non sarebbe stato raggiunto perché i funzionari “esaminando la documentazione e rilevando numerose criticità e carenze nella rendicontazione, deliberavano di rideterminare il contributo del finanziamento e di chiedere alla Salento Salute poi Medicare la restituzione di 449.730 euro. La determina firmata dai dirigenti è del 21 febbraio 2017.

Nell’inchiesta sono indagati anche Domenico Screti e Maurizio Screti, padre e figlio, cugini di Luca Screti, difesi dall’avvocato Francesco Cascione, assieme a Sandro Perrone. La contestazione riguarda le misure di prevenzione patrimoniali con l’occultamento della riconducibilità della proprietà di una ditta edile: “attribuivano formalmente a Sandro Perrone la titolarità dell’impresa, di un conto corrente” e ancora la qualità di “parte contraente di un contratto di subappalto per 285mila euro con la Edil Key costruzioni per conto della Salento Salute, nell’immobile destinato a residenza per anziani”.

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