Mercoledì, 12 Maggio 2021
Cronaca

Minaccia al telefono, l’imprenditore chiede 10mila euro al sindacalista

Franco Giannone della Salento Port Service di Lecce si è costituito parte civile nel processo in cui è imputato Bobo Aprile del Cobas. Cinque testimoni per il pm. E altrettanti per la difesa, tra cui due ragazzi reintegrati al Porticciolo: "Sempre a testa alta in Tribunale"

Il sindacalista Cobas Bobo Aprile

BRINDISI – Dopo la citazione diretta a giudizio, arriva la richiesta di risarcimento danni a carico del sindacalista brindisino della sigla Cobas, Bobo Aprile, finito sotto processo per minaccia all’imprenditore salentino Franco Giannone della Salento Port Service di Lecce: il titolare della ditta ha chiesto diecimila euro nell’istanza di costituzione di parte civile depositata oggi in udienza, sostenendo di essere stato anche offeso nel corso di una telefonata risalente al 30 novembre 2014.

Bobo AprileCosa avrebbe detto Aprile, secondo l’imprenditore che sporse querela dando avvio al procedimento penale? “Ti affogo in mare”. Frase attorno alla quale il pubblico ministero Milto Stefano De Nozza ha imbastito le accuse di minacce e ingiuria, riconoscendo Giannone parte lesa, il quale nel processo partito questa mattina davanti al Tribunale di Brindisi, è rappresentato dall’avvocato Amedeo Martina, del foro di Lecce.

Bobo Aprile, anche in questa circostanza, ha confermato incarico all’avvocato Mauro Masiello e in udienza, davanti al giudice, ha confermato la volontà di sottoporsi all’esame in veste di imputato per dimostrare la propria innocenza. Perché secondo il sindacalista, volto tra i più noti della categoria, la verità sarebbe altra rispetto a quella sostenuta dall’imprenditore leccese: “Fu lui a chiamare me, al telefono, successe mentre io ero davanti al Tribunale di Brindisi in attesa di partecipate all’udienza del processo per la storia del blocco dei lavoratori della società Monteco”. Altra storia e altra grana giudiziaria per Aprile che si è sempre speso per il rispetto dei diritti dei lavoratori.

Il porticciolo turistico di Brindisi“In Tribunale – continua il sindacalista –ci vado sempre a testa alta, stavolta per aver difeso i ragazzi che lavoravano all’interno del Porticciolo turistico, dove la Salento Port Service svolgeva alcune attività”.

Sarà anche in questo caso il Tribunale del capoluogo a stabilire da che parte stia la verità e chi,a contrario, sia scivolato in condotte penalmente rilevanti, dopo aver ascoltato i testimoni citati dal rappresentante della pubblica accusa e quelli indicati dalla difesa. Sono cinque per parte, mentre l’avvocato dell’imprenditore non ha presentato una propria lista. In entrambi i casi, si tratta di persone presenti alla telefonata. Per Aprile, Masiello ha chiesto l’ascolto di due dei ragazzi che lavoravano nel Porticciolo turistico, fecero causa chiedendo di essere reintegrati e vinsero il processo civile con il supporto del sindacalista della sigla Cobas.

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