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“Tangenti a Cerano, quel dipendente era il vero artefice del sistema”

Nel corso dell'incidente probatorio davanti al gip, l'imprenditore di Monteroni precisa il ruolo di Carlo De Punzio, in carcere dal 5 maggio: "Contro di lui non ti potevi mettere. Mi chiese di incontrarlo, ci vedemmo in un bar della Commenda e mi disse di non fare mai il suo nome"

BRINDISI – “Il vero artefice di tutto il sistema corruttivo esistente nella gestione degli appalti nella centrale Enel di Cerano era Carlo De Punzio: contro di lui non ti potevi mettere, perché avrebbe significato perdere le gare o avere problemi seri in fase di esecuzione dei lavori”.

L’imprenditore di Monteroni di Lecce che ha denunciato di aver pagato tangenti per vincere le gare all’interno del sito Federico II,  ha puntualizzato il ruolo del dipendente della centrale, arrestato il 5 maggio scorso dai finanzieri. E’ l’unico dei sette indagati con l’accusa di corruzione a essere finito in carcere, dove è ancora ristretto a dispetto della sua professione di innocenza. I difensori hanno rinunciato al Riesame e hanno partecipato, al pari degli altri, all’incidente probatorio ottenuto dai pm Milto Stefano De Nozza e Francesco Carluccio, per puntellare l’impianto accusatorio in vista del processo.

Rischiano di essere rinviati al giudizio del Tribunale, oltre a De Punzio, i dipendenti Domenico Iaboni il solo ad aver reso ammissioni sia pure parziali, ma comunque tali da rendere necessario il suo ascolto con incidente probatorio, così come è stato fatto il 6 giugno con l’imprenditore; Fabiano Attanasi, Vito Gloria, entrambi ai domiciliari, e Nicola Tamburrano, quest’ultimo è l’unico a essere stato rimesso in libertà dal Riesame. A piede libero, ci sono i dirigenti Fausto Bassi e Fabio De Filippo, i cui ruoli all’interno della centrale sarebbero stati congelati in attesa della conclusione dell’inchiesta nella quale Enel è parte lesa avendo lei stessa sporto denuncia.

Sul ruolo che sarebbe stato ricoperto da De Punzio, nel corso degli anni, a far data dal 2012 sino all’estate 2016, i pubblici ministeri hanno rivolto una serie di domande all’imprenditore, partendo dalle dichiarazioni che il titolare della ditta rese in Procura il 3 aprile scorso, quando spiegò il suo rapporto con quel dipendente. In quella occasione disse che “circolava sempre nei corridoi della direzione, avendo  il suo ufficio, dove aveva una moltitudine di rapporti”.

“Il suo potere mi si è manifestato non solo in occasione delle gare vinte come lui mi aveva sempre anticipato, ma anche in occasione dei problemi avuti con Gloria, quando io mi lamentai delle eccessive richieste di quest’ultimo, riscontrando dopo la sostituzione con Attanasio, ma le cose non migliorarono”. Questa la versione dell’imprenditore, anche lui accusato di corruzione, benché i suoi difensori sostengano che sia stato vittima del sistema. Tanto è vero che hanno presentato al gip istanza in tal senso, rigettata.

De Punzio, inoltre, avrebbe chiesto un incontro all’imprenditore: sarebbe avvenuto tra febbraio e marzo, in un bar del rione Commenda di Brindisi. “Io ci andai con il mio geometra”, ha ribadito nel corso dell’incidente probatorio il titolare della ditta. “Ho visto che lui non c’era, ma l’ho notato mentre stava dall’altra parte del marciapiede, come se volesse controllare se ero arrivato lì con carabinieri e polizia. Mi sono avvicinato e lui mi ha detto di tenermi lontano. Una volta dentro, mi disse di non fare mai e poi mai il suo nome”.

De Punzio ha respinto l’accusa, spiegando al gip di aver svolto consulenze professionali per conto dell’imprenditore, attività che nulla avevano a che fare con il lavoro nella centrale Enel.  

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