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Nella foto il lungo della tragedia

Nella foto il lungo della tragedia

Falesia killer, aspettano giustizia da sei anni i genitori del giovane travolto dalla frana

La Procura: "Omicidio colposo per la morte del ricercatore di 29 anni. Venerdì, nell'ultima udienza, ascoltati i testi della difesa. Sei imputati tra i dirigenti del Consorzio Torre Guaceto, dell'Ente Uni.Versus e del Comune di Brindisi. Parti civili i familiari del ragazzo

BRINDISI – Sei anni da quella maledetta mattinata di sole che finì in tragedia lungo la costa, ad Apani: una frana travolse e uccise Paolo Rinaldi, giovane ricercatore che stava seguendo un corso di specializzazione. Tre giorni dopo avrebbe compiuto 29 anni. Da allora vivono nel dolore la mamma, il papà e le sorelle, in attesa che il processo chiesto dalla Procura stabilisca se si sia trattato di fatalità, di destino, o se ci siano state responsabilità di qualcuno per una falesia diventata killer.

La-frana-cha-ha-ucciso-Paolo-Scarlino-e-una-scarpa-della-vittima-3-2Venerdì scorso, davanti al Tribunale di Brindisi, si è svolta l’ultima udienza del dibattimento, destinata all’ascolto dei testimoni citati dai difensori dei sei imputati, rinviati a giudizio con l’accusa di omicidio colposo.

Sotto processo sono finiti: Umberto Ruggiero, nato e residente a Bari, 85 anni, quale rappresentante legale e responsabile del servizio di prevenzione e protezione dell’Uni.Versus, l’Ente che aveva organizzato lo svolgimento di un’attività formativa di specializzazione sulle tecniche per la gestione delle coste;  Ettore Ruggiero, nato e residente a Bari, 53, diretto di fatto dello stesso consorzio “poiché dotato di ampia autonomia di gestione finanziaria e del personale”; Vincenzo Epifani, nato a Brindisi e residente a Carovigno, 37, come presidente del Consiglio di amministrazione e legale rappresentante del Consorzio di Torre Guaceto; Alessandro Ciccolella, nato e residente a Brindisi, 46, direttore del Consorzio di Torre Guaceto e responsabile del servizio di Prevenzione e protezione; Franco Nicola Marinò, nato a Carovigno e residente a Brindisi, 46, addetto del Consorzio che aveva assunto l’incarico di accompagnare i tirocinanti all’interno dell’area; Carlo Cioffi, nato e residente Brindisi, 59, responsabile pro tempore del settore Trasporti, porto, interporto, aeroporto e mobilità del Comune capoluogo.

Crollo-della-falesia-Anna-Scarlino-con-il-pm-Antonio-Costantini-2Il pubblico ministero titolare del fascicolo, Antonio Costantini (nella foto sul posto della tragedia), ha contestato l’illecito amministrativo nei confronti del Consorzio di Gestione di Torre Guaceto e di quello Universitario per conto del quale il ragazzo stava misurando l’erosione del litorale a Nord del capoluogo.

La sentenza non potrà mai attenuare la sofferenza della famiglia, costituitasi in giudizio come parte civile, ma è necessaria per capire cosa effettivamente accadde il 21 ottobre 2010. Da quel giorno, la falesia e le condizioni di erosione con annesso rischio frana sono confluite nel piano della costa con azioni del Comune e richieste di finanziamento. Ma la domanda resta una e una sola: si poteva evitare quella morte?

Quella mattina di fine ottobre Paolo Rinaldi, originario di Taranto, assieme ad altri giovani si era presentato puntale all’appuntamento nell’area protetta gestita dal Consorzio di Torre Guaceto,per proseguire l’attività formativa di specializzazione organizzata dalla Uni.Versus sulle “tecniche Gis per la gestione delle coste delle aree rurali” e stava effettuando con l’uso di un Gps uno studio sulla implementazione dei dati topografici in possesso del Consorzio di Torre Guaceto sul fenomeno erosivo.

Crollo-della-falesia-il-punto-dove-si-è-staccato-il-blocco-di-argilla-2Attorno alle 10,30, stando alla ricostruzione dei fatti operata dai funzionari dello Spesal, il Servizio di prevenzione e sicurezza sui luoghi di lavoro, venne “investito da un frana distaccatasi dalla falesia sovrastante e seppellito da numerosi e pesanti detriti caduti dall’altro che gli cagionavano un grave politrauma da schiacciamento e massivo spandimento emorragico retro peritoneale da fratture multiple del bacino, con conseguente collasso cardiocircolatorio terminale”.

Rinaldi, in quel momento, aveva le spalle “rivolte e adiacenti la parente limo argillosa avente quota dal livello di campagna due metri e mezzo circa”.

L’accusa è stata mossa “per colpa generica, imprudenza, negligenza e imperizia” perché “il luogo ove stava effettuato il lavoro era notoriamente e da tempo caratterizzato dal rischio di frana, tanto più accentua tosi a ridosso dell’evento, a causa delle particolari condizioni meteo-marine e delle forti e pregressi piogge che avevano interessato la zona”.

L’area, inoltre, era “priva di adeguata segnalazione di pericolo” nel punto in cui il gruppo di ragazzi si trovava. Tra l’altro “senza aver ricevuto alcuna informazione sulla pericolosità del luogo, né addestramento o istruzione sulle misure di precauzione da adottare”.

A guidarli c’era il guardaparco Franco Nicola Marinò che rimase ferito, persona che stando alla tesi del pm “era priva di formazione e competenza in materia e comunque aveva assunto l’incarico anche a salvaguardia dell’incolumità fisica dei soggetti che gli erano stati affidati”.

L'avvocato Roberto Cavalera, difensore di BorromeoIl dirigente pro tempore del Comune di Brindisi, assistito dall’avvocato Roberto Cavalera (in foto), avrebbe agito “in violazione del provvedimento del sindaco del primo luglio” dello stesso anno, con cui gli “veniva attribuito specifico incarico”, ma avrebbe omesso “di curare l’apposizione di segnaletica monitoria e/o di interdizione sul territorio costiero per la pericolosità e la pubblica incolumità” che avrebbe dovuto essere “posizionata sulle spiagge, in luoghi ben visibili”. Anche in inglese, francese e tedesco con la dicitura ‘attenzione-pericolo di crollo della falesia’. Cartelli di questo tipo ancora si trovano lungo la costa.

Parti lese sono i genitori del ragazzo e le sorelle che hanno deciso di seguire il processo costituendosi parte civile con gli avvocati Leonardo La Porta, Annarita D’Errico e Pasquale Annicchiarico del foro di Taranto.

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