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Aborto: legge 194 a rischio, all'ospedale Perrino solo medici obiettori

Francesca Donnicola, Leu: "A Brindisi l’ospedale pubblico non dispone del servizio per IVG per l’obiezione dell’intero reparto di ostetricia e ginecologia"

 La riflessione arriva con qualche giorno di ritardo rispetto le parole del senatore, ma il silenzio come forma di rispetto per il lutto italiano era necessario. Non si comprende se quelle dichiarazioni sono provocazioni belle e buone che meritano la più convinta indifferenza oppure sono pericolosi slogan. Nell’uno o nell’altro caso è opportuno dire che esiste un pensiero alternativo e progressista rispetto le dichiarazioni di Pillon sulla possibile abrogazione della legge 194.

Ricercare dati statistici utili per informare il senatore rispetto le donne morte per aborto clandestino è un lavoro difficile. Sono pochi gli studi dell’epoca che accertano risultati precisi, ma in fin dei conti - poi – a chi importa riferire numeri esatti, cifre tonde, quando si parla di donne morte? Figlie, madri morte, nipoti, zie, sorelle morte; quello degli anni passati era un mattatoio per donne gravide.

Setticemie, emorragie, avvelenamenti per intrugli fai da te che garantivano l’aborto erano all’ordine del giorno. Nel 1978 finalmente arriva la legge 194 “Norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria di gravidanza (IVG)”. 170 i voti favorevoli 148 i contrari. Il Papa condannerà l’aborto, ma la legge contribuisce al diritto di autodeterminazione della donna, cambia le pratiche sanitarie e importa civiltà, rivoluziona il pensiero sulla libertà sessuale, determina un aumento della IVG controllata, diminuisce sia la mortalità delle donne in età fertile che le incriminazioni penali per chi pratica e chi si sottopone all’Ivg.

Oggi agosto 2018, dopo 40 anni di civilizzazione, le dichiarazioni di Pillon confidano in un futuro per l’Italia simile a quello dell’Argentina.
Vediamo nello specifico i risultati positivi a 40 anni dalla legge. Gli ultimi dati di monitoraggio sull‘IVG trasmessi nella relazione al Parlamento da ISS (Istituto Superiore di Sanità) in collaborazione col ministero della Salute, l’Istat, le Regioni e le Province autonome relativi al 2016 confermano un trend in diminuzione di circa il 3,1 % rispetto lo scorso anno; gli aborti clandestini variano dai 10.000 ai 13.000 casi. I risultati sono incoraggianti rispetto la salvaguardia della salute delle donne in età fertile. Rimangono ancora lievemente alti i numeri IVG delle giovanissime, comprese le minorenni.

Quello di Pillon è una soluzione insensata rispetto una visione distorta della realtà. Il problema che intravede il senatore, scaturito da chissà quale analisi, è quello di evitare “l’estinzione degli italiani”, così come lui stesso dichiara, e la soluzione che prevede è il programma abortizero. Per caso si vuole ritornare ai pullman dell’aborto come accadeva nel 1973, quando si organizzavano i viaggi dal CISA verso Londra con donne di ogni età, sole ad affrontare quell’esperienza così intima? Si vuole ritornare al “turismo dell’aborto”, al mercato nero dei medici e delle “levatrici” macellai? La storia racconta questo.

Direi: una perfetta manovra economica in linea con le esigenze delle famiglie monogenitoriali d’oggi, con le esigenze delle donne-madri lavoratrici, con i problemi organizzativi delle famiglie attuali -sempre più nucleari – con le ridicole cifre degli assegni famigliari rispetto l’insignificante potere d’acquisto dell’euro su prodotti necessari alla puericultura, alla prima infanzia e alla crescita sana e dignitosa di un figlio, ai problemi del lavoro intermittente di genitori sempre più soli.

Quale problema solleva Pillon? L’estinzione dell’italiano. Ringraziamo comunque il senatore per il suo sforzo d’analisi, ma l’errore di fondo è non aver compreso che di fronte al calo nascite la soluzione non è eliminare l’aborto.

Azioni concrete legate alla realtà sarebbero: diminuire i tassi di IVG nelle donne attive sessualmente, se maggiorenni, tramite la fornitura di anticoncezionali gratuiti ( ad oggi ancora a pagamento), per le giovanissime, invece, prevedere programmi di educazione alla sessualità e di prevenzione a tutti i suoi livelli, specie quello primario, non solo dopo che il disastro è consumato;
creare azioni di Welfare per le famiglie: sostegno al genitore non solo in termini economici, ma anche servizi sociali per la prima e seconda infanzia che abbraccino sia il settore educativo - e quindi centri di custodia pubblici- che il trasporto e la mobilità dei piccoli; risolvere l’enorme paradosso degli obiettori di coscienza nelle strutture pubbliche, di cui tutti siamo contribuenti, che bloccano i processi sanitari. La Relazione del Ministero della Salute conferma che la percentuale di obiettori (70,9% dei ginecologi e 48,8% degli anestesisti) è alta; a Brindisi l’ospedale pubblico non dispone del servizio per IVG per l’obiezione dell’intero reparto di ostetricia e ginecologia, che è passato dal 90% nel 2016 alla totalità nel 2018. Forse un’attenta analisi dei problemi reali del Paese sarebbe auspicabile prima di strumentalizzare la politica per fantasie del tutto personali.

 

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