Martedì, 19 Ottobre 2021
Cronaca

Adolescenti nel tunnel della droga: l'accorato appello di una madre

“Le famiglie devono capire che il primo aiuto può arrivare anche dagli enti impegnati nella prevenzione e repressione, tra cui gli specialisti della Polizia di Stato, che  non vanno visti come dei nemici”. Francesca ha scoperto di recente che suo figlio minorenne, iscritto a una scuola superiore della provincia, è finito nelle grinfie della droga

BRINDISI – “Le famiglie devono capire che il primo aiuto può arrivare anche dagli enti impegnati nella prevenzione e repressione, tra cui gli specialisti della Polizia di Stato, che  non vanno visti come dei nemici”. Francesca ha scoperto di recente che suo figlio minorenne, iscritto a una scuola superiore della provincia, è finito nelle grinfie della droga.

Questa madre lavoratrice ha deciso di raccontare a BrindisiReport il dramma in cui è sprofondata la sua famiglia. Lo ha fatto soprattutto per lanciare un messaggio agli altri genitori alle prese con un figlio che spaccia o consuma sostanze stupefacenti: “Non bisogna lasciarsi prendere dalla tentazione di nascondere il proprio dramma famigliare sotto un velo d’omertà, bisogna invece trovare la forza di aprirsi con altre famiglie che vivono la stessa situazione”.

Francesca ha capito che suo figlio assumeva droga attraverso una serie di segnali. “Ho notato delle bruciature su un coltello da cucina – spiega la madre – mi sono accorta che il rotolo di carta stagnola si consumava velocemente, il filtrino della caffettiera non era mai al suo posto. E poi cominciava a ricevere strane telefonate, stava sempre a chattare col suo cellulare, si comportava in maniera frenetica, usciva di casa improvvisamente”.

Francesca ha deciso di affrontare la questione di petto. “Ne ho parlato – afferma la stessa – direttamente con lui. Gli ho manifestato la mia preoccupazione per i suoi atteggiamenti e gli ho chiesto cosa gli stesse accadendo. Lui ha ammesso che saltuariamente si fa una ‘cannetta’ di marijuana, ma ha cercato di sminuire la cosa. Non ha voluto dirmi come stanno fino in fondo le cose”.

Francesca, separata, allora decide di confrontarsi con i figli maggiorenni ed anche con l’ex marito. La famiglia si compatta. “So che mio figlio – dichiara Francesca – fa parte di una cerchia di giovani, molti dei quali minorenni, che gravitano intorno al mondo della droga. Sono quasi tutti figli di famiglie perbene, cresciuti in un ambiente sano. Mi piacerebbe parlare con i loro genitori. Cercare insieme a loro una via d’uscita. Ma purtroppo è l’omertà a prevalere, oltre alla vergogna di far uscire dalle mura domestiche una problematica che interessa molte più famiglie di quanto si possa pensare”.

Già, perché nell’ultimo anno è aumentato a dismisura il numero di bravi ragazzi provenienti da famiglie di sani valori (figli di professionisti, impiegati, operai e umili lavoratori) che si danno allo spaccio. Il modo più facile per intraprendere l’attività di pusher è quello di vendere dosi di metanfetamine (ma anche di cocaina, hascisc e marijuana) nelle discoteche salentine. Spesso non lo si fa per una necessità impellente di denaro. L’obiettivo è quello di guadagnare quanto basta per farsi la serata all’insegna dello sballo.

“Questi ragazzi – dichiara Francesca –  diventano gli ingranaggi di un meccanismo complesso. Arrivati all’età di 13-14 anni, pensano di essere già grandi. L’ingresso nella scuola superiore viene visto come un momento di passaggio nel mondo degli adulti. Cominciano a coltivare falsi miti. Cercano di affermare il proprio io ostentando il denaro guadagnato illecitamente o dandosi al bullismo. In realtà non si rendono conto di essere sfruttati. Dietro di loro, nell’ombra, c’è gente che fa del malaffare uno stile di vita: delinquenti senza scrupoli che utilizzano i ragazzini delle scuole per piazzare la droga”.

Il problema, secondo Francesca, nasce proprio nelle scuole. “Ho l’impressione – dichiara – che la maggior parte degli insegnanti sia impreparata rispetto al problema della droga. Invece bisognerebbe parlare di questo fenomeno fra i banchi. Bisognerebbe organizzare dei corsi sugli effetti devastanti dell’uso di sostanze stupefacenti. Anche la semplice canna non va presa sotto gamba. Perché magari c’è chi riesce a limitarsi all’assunzione della marijuana, senza provare altre droghe. Ma c’è chi, anche per una debolezza caratteriale, fa il salto di qualità”.

Questo forse a causa della “fragilità di una generazione che non ha punti di riferimento e che non ha luoghi di ritrovo”. “Sempre più giovani – prosegue Francesca - coltivano centinaia di conoscenze virtuali attraverso i social network e credono che la virtualità coincida con la realtà”.

Francesca tutt’ora combatte per accompagnare il figlio fuori dal tunnel. E’ una battaglia dura e costante. Non la si può affrontare da soli. “Non ho rifiutato – spiega Francesca – la mano tesa da poliziotti specialisti in materia della questura di Brindisi. Il vero aiuto arriva da chi combatte la droga, senza trascurare l’aspetto umano. Le famiglie non devono provare vergogna a rivolgersi soprattutto a queste istituzioni. Perché se pensano di potercela fare da sole, si sbagliano di grosso”. 

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