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Govanni Prima con la divisa della Marina Militare

Govanni Prima con la divisa della Marina Militare

Il documento di guerra arriva dopo 66 anni: la storia di un reduce brindisino

Giovanni Prima, morto lo scorso anno all'età di 97 anni, aveva chiesto nel 1951 il rilascio del certificato di partecipazione alla guerra mondiale. La risposta del ministero della Difesa è arrivata ai suoi famigliari, per puro caso, in questi giorni

BRINDISI – Pensavano che quella richiesta inoltrata nel maggio del 1951 al ministero della Difesa fosse finita nel dimenticatoio. E invece no. L’istanza era stata soddisfatta nel giro di pochi mesi, ma sono occorsi ben 66 anni prima che ai famigliari del signor Giovanni Prima, originario di Brindisi, arrivasse il documento di riconoscimento per la partecipazione alla Seconda guerra mondiale.

Prima, morto l’1 febbraio 2017 all’età di 97 anni, aveva partecipato alle campagne belliche fra le file della Marina Militare, a partire dal 1941. L’undici maggio 1951, sei anni dopo la fine del conflitto, lo stesso inviò una lettera al ministero della Difesa, chiedendo la trasmissione del brevetto di campagna di guerra. Tale richiesta, come si evince dalla data riportata in alto a destra sul documento del ministero, venne accolta tre mesi dopo, il 3 agosto 1951. Solo in questi giorni, però, il certificato è arrivato a destinazione, via mail. 

“Il documento – racconta BrindisiReport Tommaso Prima, figlio di Giovanni – è stato ritrovato in maniera del tutto casuale da un amico di Brevetto di guerra Giovanni Prima-2famiglia che ha il nostro stesso cognome e che lavora in Marina. Mio padre aveva bisogno di quel foglio, per ottenere la pensione di guerra”. 

Prima viveva a Brindisi con la sua famiglia quando arrivò la chiamata alle armi. Gli amici lo soprannominavano Primo Carnera, leggendario pugile degli anni ’30, per la sua abilità sul ring. Dopo essersi arruolato in Marina, venne inviato sul fronte africano, imbarcato su un sommergibile. 

Pima si distinse sotto le armi. “Un giorno, grazie alla soffiata di un amico – racconta il figlio – venne a sapere che il giorno successivo ci sarebbe stato un bombardamento. Mio padre comunicò subito questa cosa al comandante, che decise di spostare i suoi uomini dal luogo in cui poi effettivamente caddero le bombe, salvando numerose vite”. Cinque anni fa la famiglia Prima chiese al presidente della Repubblica un onorificenza per questo gesto di eroismo, ma anche quella domanda è rimasta senza risposta e chissà che non debbano passare altri 60 anni prima che ne arrivi una.

Ad ogni modo, una volta rientrato a casa, Giovanni si sposò e si trasferì a Trepuzzi (Lecce), dove aprì una bottega da orologiaio. “In paese – racconta ancora il figlio – era noto come ‘mesciu Nino l’orologiaio brindisino’. Lo scorso anno se n’è andato all’improvviso. Era in perfetta salute quando, in circostanze stupide, ha lasciato per sempre i suoi cari”. 

Giovanni ormai non ci pensava più al brevetto di guerra. Mesciu Nino, il Primo Carnera brindisino, se n’è andato senza mai percepire la pensione di guerra. La somma in ballo, in realtà, era abbastanza irrisoria: circa 5 euro al mese. 

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