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"Assunzione di parenti dietro l'appalto": cinque indagati a Ostuni

Segnalazione del sindaco. Avvisi di garanzia a un dirigente del Comune e al figlio, a un assistente sociale e alla sorella e al presidente di un coop sociale: sono accusati di corruzione e turbata libertà degli incanti in relazione al bando per il centro diurno del valore di un milione di euro

OSTUNI – Un appalto per l’affidamento del centro diurno a Ostuni del valore di un milione di euro, cinque indagati per corruzione e turbata libertà e il sospetto che un dirigente del Comune e un assistente sociale abbiano preteso l’assunzione di parenti nella coop.

Il sindaco di Ostuni, Gianfranco Coppola-2Gli avvisi di garanzia sono stati notificati questa mattina, 11 novembre, dai militari della Guardia di Finanza di Ostuni, ad Antonio Minna, ex dirigente del settore Servizi sociali dell'Ente, a suo figlio Paride Minna, a Rosanna Danese e Grazia Danese e a Giovanni Spennati presidente della Coop Penelope.

L’inchiesta del pm Valeria Farina Valaori è partita da una segnalazione presentata alla Guardia di Finanza dallo stesso sindaco della Città Bianca, Gianfranco Coppola, il primo a voler approfondire la questione dopo aver trovato nella buca delle lettere (quella della sua abitazione) una lettera anomina in cui si ricostruiva la storia dell'appalto e di evidenziavano parentele e incompatibilità.

"Quella missiva era senza firma ma conteneva alcuni nominativi e poneva interrogativi precisi", spiega Coppola. "Era piuttosto circostanziata e di conseguenza l'ho consegnata alla Guardia di Finanza. Risale a due anni fa, più o meno".

La Finanza, quindi, ha acquisito tutti gli atti amministrativi relativi alla gara indetta dell’Amministrazione cittadina, settore Servizi sociali, e in base a quanto emerso, il pubblico ministero al momento ha ipotizzato l’esistenza di un accordo di natura corruttiva e la turbata libertà degli incanti nei confronti di un dirigente  del Palazzo e del figlio, di un assistente sociale e della sorella, e del presidente della cooperativa sociale. Sotto inchiesta sono finiti il funzionario responsabile della ripartizione Servizi sociali, Antonio Minna, ufficialmente in pensione da giovedì (ieri c'è stato il saluto), il presidente della cooperativa Penepole, Giovanni Spennati, una delle più importanti e storiche della Città Bianca, titolare anche dell'appalto sulla mensa. Gli altri tre sono stati insertiti nel registro degli indagati in un secondo momento.

Secondo l’accusa, “il dirigente e l’assistente sociale, in qualità di pubblici ufficiali, violando i loro doveri d’ufficio” avrebbero  “alterato fraudolentemente” lo svolgimento della gara ad evidenza pubblica per la gestione in concessione di un centro diurno socio-educativo a fronte di un impegno di spesa pari ad un  milione di euro in cinque anni, al fine di escludere, ingiustamente, una cooperativa sociale”, vale a dire il precedente gestore,  “a vantaggio di un’altra”. La gestione precedente del centro era della coop Prisma.

Secondo questa impostazione, l’accordo “corruttivo” prevedeva “l’assunzione, da parte del presidente della cooperativa beneficiaria, del figlio del dirigente comunale e della sorella dell’assistente sociale”. Nel fascicolo del pm, c’è anche il parere dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, che ha condiviso tutte le risultanze operative contestate.

Gli indagati avranno modo di chiarire la propria posizione nelle prossime ore. Una volta nominati gli avvocati di fiducia, potranno chiedere di essere ascoltati dal pm titolare dell'inchiesta o presentare memorie.

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