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Giovedì, 2 Dicembre 2021
Cronaca

Auto in panne dopo la riparazione, tentata estorsione al meccanico: brindisino condannato

Un anno e otto mesi a Gianluca Amato: il pm aveva chiesto quattro anni dopo l’arresto dei carabinieri

BRINDISI – Tentata estorsione e tentata rapina ai danni del titolare di un’officina meccanica, dopo aver scoperto che l’auto appena ritirata non partiva: la duplice accusa è stata confermata dal Tribunale nei confronti di Gianluca Amato, con condanna a un anno e otto mesi, con rito abbreviato.

La sentenza

AMATO Gianluca, Classe 1992-3Il pubblico ministero che in aula ha sostenuto l’accusa, Paola Palumbo, aveva chiesto la condanna dell’imputato, a quattro anni di reclusione. L’avvocato Vincenzo Lanzillotti, difensore di Amato, aveva invocato l’assoluzione da entrambi i capi di imputazione e, in subordine, l’esclusione dell’aggravante costituita dall’aver agito con più persone, nonché il riconoscimento dei benefici della sospensione e della non menzione.

Il giudice Giuseppe Biondi, di fronte al quale è stato incardinato il processo alternativo al dibattimento, ha chiuso con il conto con la giustizia sotto i due anni, riconoscendo la sospensione e la non menzione, anche tenuto conto dello status di incensurato del brindisino, come evidenziato nell’arringa dal penalista.

L’arresto

Amato venne arrestato dai carabinieri di Brindisi il 13 luglio 2017 e condotto in carcere in esecuzione di un’ordinanza dove rimase per dieci giorni, in seguito ottenne gli arresti domiciliari e successivamente su decisione del giudice per le indagini preliminari del Tribunale, è stato rimesso in libertà, in accoglimento dell’istanza del difensore.

I capi di imputazione riconosciuti dal Tribunale si riferiscono a quanto avvenuto il 19 giugno dello scorso anno, all’interno di un’officina meccanica della città, dove Amato si sarebbe recato per protestare perché la sua auto non partiva, pur essendo stata in riparazione. Per questo motivo, avrebbe tentato di sottrarre uno scooter, a titolo di ristoro per il danno subito e di ottenere cinquemila euro dal meccanico.

Le indagini sono state condotte dai militari del Nucleo operativo radiomobile della compagnia di Brindisi diretto all’epoca dal tenente Luca Colombari.

 

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