Cronaca

"Bimba di un mese morta in 36 ore, terapia antibiotica e ricovero non prescritti: proroga indagini”

Il gip respinge la richiesta di archiviazione per il pediatra: altri quattro mesi per stabilire le cause del decesso e se sia stato corretto l’operato del medico. Per il consulente dei genitori broncopolmonite scambiata per raffreddore: “Necessario all’epoca il ricovero in ospedale”

BRINDISI – Qual è stata la causa della morte della piccola di un mese? Continuano a chiederselo ogni giorno i genitori della bimba volta in cielo lo scorso marzo e quel dubbio è alla base della proroga delle indagini disposta dal gip del Tribunale di Brindisi: nei prossimi quattro mesi dovranno essere eseguiti accertamenti per stabilire quale patologia abbia strappato la piccola all’affetto di mamma e papà nell’arco di 36 ore e se la condotta del pediatra, l’unico a essere finito sotto inchiesta per omicidio colposo, sia stata corretta o meno.

procura di Brindisi-2

L’ordinanza del gip

 Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brindisi, Stefania De Angelis, ha accolto l’opposizione alla richiesta di archiviazione del pubblico ministero, aderendo agli interrogativi sollevati dall’avvocato Francesco Monopoli, in qualità di legale che rappresenta i genitori della bambina morta nell’abitazione di famiglia, a Brindisi, dopo essere stata sottoposta a visita pediatrica. Il gip ha sciolto la riserva, dopo aver letto le conclusioni a cui erano arrivati da un lato i medici legali Domenico Urso ed Ermenegildo Colosimo nominati dal pubblico ministero titolare del fascicolo e dall’altro quello nominato dal penalista Monopoli. Perizie contraddittorie, tanto nell’indicazione della causa della morte, quanto nella valutazione dell’operato del medico pediatra di Brindisi.

Le motivazioni

“Ciò che non convince nelle conclusioni rassegnate dal consulente del pm, attiene alla condotta del medico durante la visita svolta il 3 marzo 2017”, ha scritto il gip nelle motivazioni. “Il sostituto procuratore ha ritenuto che, anche ove il comportamento del pediatra fosse stato diverso, l’evento morte di sarebbe verificato con certezza”. Secondo i consulenti Urso e Colosimo, la piccola è morta a causa dell’”insorgenza di una patologia polmonare ad evoluzione clinica rapida” che ha portato all’insufficienza respiratoria di fronte alla quale nulla è stato possibile.

Di avviso opposto è stato il consulente Stefania Bello, alla quale all’avvocato Monopoli ha conferito incarico, perché secondo la docente universitaria “la tempestiva disposizione del ricovero presso una struttura ospedaliera adeguata e, soprattutto, la somministrazione di terapia antibiotica avrebbero reso meno probabile la morte”. La prescrizione della terapia da parte del pediatra, secondo il medico Bello sarebbe “sintomatica della sottovalutazione di una grave patologia, la broncopolmonite, cui era affetta la bambina già da giorni, scambiata erroneamente per un semplice raffreddore”. La consulente di parte non ha condiviso l’analisi in ordine al concetto di “rapida evoluzione clinica” perché secondo la dottoressa Bello sarebbe stata in atto da “almeno quattro giorni rispetto alla visita pediatrica” de 3 marzo e sei giorni rispetto alla data del decesso”. Tale patologia poteva anche essere “silente” per i genitori e più in generale per chi non è medico, ma secondo la consulente di parte non può non accompagnarsi ad una serie di segni clinici, che una visita pediatrica scrupolosa non avrebbe di certo tralasciato e trascurato”.

Per tali ragioni il gip ha ritenuto necessario ordinare una “integrazione della consulenza, al fine di stabilire con un maggiore grado di certezza, le cause che hanno determinato il decesso della bambina e di verificare in particolare se sia stato corretto l’operato del medico”.

La morte della neonata

Più esattamente, il gip ha chiesto di accertare se sia “realmente possibile che, anche in considerazione dell’evidente sintomatologia a seguito dell’esame autoptico esterno, effettuato dalla dottoressa Bello, lo stato di evidente disidratazione, aspetto della lingua, del marcato pallore cutaneo, discrasia in ordine al dato del peso corporeo risultante dal referto del pediatra, che tal stato sia stato compatibile con un repentino aggravamento della salute della neonata avvenuto in meno di 36 ore oppure sei sia stato dovuto a una situazione clinica già degenerata e non rilevata dal pediatra”.

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