“Non parlavamo di pistola, ma di molletta per saldatura del ferro”

Alessandro e Stefano Colucello e Giuseppe Sergio hanno respinto l’accusa di detenzione dell’arma. Difesa al Riesame. File audio a Roma

BRINDISI  - “Non stavamo parlando di una pistola: armi non ne abbiamo mai avute. Facevamo riferimento a una molletta che serviva per saldare il ferro”. I fratelli Alessandro, 31 anni, e Stefano Coluccello, 28, e Giuseppe Sergio, 20, il nipote, hanno respinto l’accusa di detenzione e porto di arma comune da sparo, contestata nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere, firmata dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brindisi, Stefania De Angelis. I provvedimenti, eseguiti dagli agenti della Squadra Mobile, sono stati ottenuti dal sostituto procuratore Raffaele Casto, nell’ambito dell’inchiesta sull’omicidio di Giampiero Carvone, 19 anni, avvenuto nella notte fra il 9 e il 10 settembre scorsi.

Omicidio Giampiero Carvone, auto attinta dai colpi 2-2

La difesa

I tre, tutti residenti a Brindisi, hanno deciso di affrontare l’interrogatorio di garanzia fissato nella mattinata di oggi, nel carcere in cui sono ristretti, e hanno rivendicato la propria estraneità ai fatti.

Stando a quanto si apprende, la versione fornita dagli indagati al gip sarebbe stata la stessa. Nessuna pistola, né altri tipi di armi e munizioni. Ma tutt’altro. Un attrezzo da lavoro che i tre hanno definito con il termine di molletta, spiegando che serviva per lavori di saldatura. Sarebbe stata a questa molletta che i tre avrebbero fatto riferimento il pomeriggio del 15 ottobre scorso, nel corso della conversazione intercettata in ambientale.

conferenza stampa mobile omicidio carvone 17 dicembre-2

Il file audio

La conversazione, in brindisino, ascoltata grazie alle cimici nascoste è la seguente: “La pistola, dove sta? Mi serve, dove l’hai messa?”. E poi: “Uhe’ Ste’, qua lu pigghiai, quando sparai…ntra la panza”.

L’intercettazione (uno stralcio) è stata riportata nel provvedimento di arresto, precisando che trattandosi di una conversazione a “voce molto bassa e in presenza di rumori di fondo”, il file audio è stato trasmesso alla sezione della Polizia scientifica di Roma, dopo aver chiesto l’autorizzazione al pm titolare del fascicolo. Casto era presente all’interrogatorio.

Le penaliste Daniela D’Amuri, per Alessandro Coluccello e Giuseppe Sergio, e Manuela Greco per Stefano Coluccello, hanno anticipato il ricorso al Tribunale del Riesame. Non ci sono, secondo gli avvocati difensori, gravi indizi di colpevolezza, né esigenze cautelari.

Omicidio Giampiero Carvone, , auto attinta dai colpi 3-2-2-2

La pistola non si trova

Ad oggi la pistola non è stata trovata, nonostante le ultime perquisizioni condotte dagli agenti della Squadra Mobile lo stesso giorno in cui sono state eseguite le ordinanze di custodia cautelare. Non sono state trovate neppure munizioni. Le indagini, quindi, proseguono.

L’obiettivo principale è dare un nome e un volto a chi ha sparato e ucciso Giampiero Carvone, sotto la sua abitazione, in via Tevere, nel rione Perrino. Al momento, resta ignoto. A ignoto, come si legge nell’ordinanza, è contestato l’omicidio volontario: “All’1,40 circa, esplodendo all’indirizzo del ragazzo più colpi di pistola, a funzionamento semiautomatico, uno dei quali attingeva la vittima alla testa, cagionava la morte di Giampiero Carvone avvenuta alle 6” nel reparto di Rianimazione dell’ospedale Perrino di Brindisi.

Non è stato trovato neppure il fucile a canne mozze che, secondo la ricostruzione delle ore precedenti all’omicidio, sarebbe stato usato per minacciare di morte due ragazzi, alle spalle della chiesa Cuore Immacolato di Maria. I giovani erano ritenuti appartenenti allo stesso gruppo di Giampiero Carvone e quindi a conoscenza del furto dell’auto in uso ad alcuni parenti di Coluccello, compiuto dal 19enne. Il furto è considerato movente alla base dell’omicidio.

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