Fucilata in piazza davanti ai bimbi: indagato resta in carcere

Il Riesame rigetta il ricorso di Giuseppe Sergio, 20 anni, arrestato nell’inchiesta sull’omicidio Carvone con l’accusa di minacce e porto illegale di arma

La piazzetta in cui sarebbe stata esplosa la fucilata

BRINDISI – Il Tribunale del Riesame ha negato la libertà e anche gli arresti domiciliari a Giuseppe Sergio, 20 anni, di Brindisi, in carcere dal 17 ottobre scorso nell’ambito delle indagini avviate dopo l’omicidio di Giampiero Carvone, avvenuto sotto l’abitazione del giovane, nel quartiere Perrino, la notte fra il 9 e il 10 settembre. Carvone aveva 19 anni e sarebbe stato ucciso per aver rubato l’auto in uso a Stefano Coluccello, stando al movente.

Omicidio Giampiero Carvone, , auto attinta dai colp 4-2

L’indagato

Sergio, quindi, resta ristretto nel carcere di Brindisi. E’ accusato di minacce di morte in relazione alla fucilata esplosa in aria, alla presenza di bambini, nella piazzetta alle spalle della chiesa del rione Perrino, qualche ora prima dell’omicidio. Nella ricostruzione dei fatti, contestata nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip del Tribunale di Brindisi, Stefania De Angelis, su richiesta del sostituto procuratore Raffaele Casto, “Giuseppe Sergio, Giuseppe Lonoce e Stefano Colucello”, tutti in carcere, il 9 settembre scorso, attorno alle 21,20 i tre avrebbero raggiunto due ragazzi ritenuti appartenenti allo stesso gruppo di Giampiero Carvone, per minacciarli di morte dopo aver scoperto l’autore del furto.

La fucilata in piazza

I due erano nella piazzetta che si trova fra via Bradano e via Adige, alle spalle della chiesa Cuore Immacolato di Maria. Coluccello avrebbe minacciato i ragazzi dicendo: “Mi dovete pagare la macchina, altrimenti vi sparo in testa”. E avrebbe tentato di colpire uno dei giovani con un pugno. “Sergio, arrivato sul posto in auto, o Lonoce” avrebbero “prelevato all’improvviso un fucile dall’interno dell’autovettura. A questo punto sarebbe stato esploso un colpo di fucile, ma nell’ordinanza non viene precisato se sia stato Sergio o Lonoce. Quest’ultimo sarebbe fuggito a piedi imboccando i portici di via Tevere, portando con sé il fucile.

Omicidio Giampiero Carvone, , auto attinta dai colpi 3-2

Il Riesame

I gravi indizi di colpevolezza e le esigenze cautelari per Sergio, sono stati confermati dal Tribunale della libertà di Lecce essendo stato respinto il ricorso presentato nei giorni scorsi dall’avvocato Daniela D’Amuri, difensore del giovane, incensurato. La penalista ha appellato la conferma dell’ordinanza di custodia cautelare da parte del gip Stefania De Angelis, dopo l’interrogatorio di garanzia nel corso del quale Sergio ha respinto l’accusa negando di aver mai avuto la disponibilità di un’arma. Né un fucile a canne mozze, come contestato nel provvedimento sulla base della ricostruzione degli agenti della Squadra Mobile di Brindisi, né una pistola.

La pistola

Domani l’avvocato D’Amuri discuterà un nuovo ricorso al Tribunale del Riesame: in questo caso l’istanza si riferisce alla “detenzione di una pistola a funzionamento semiautomatico, con relative munizioni” di cui, stando all’accusa, il giovane brindisino avrebbe avuto la disponibilità il 15 ottobre. Quest’accusa è stata mossa anche nei confronti dei fratelli Stefano e Alessandro Coluccello, per i quali pende il ricorso al Riesame. Stefano Coluccello è difeso dall’avvocato Manuela Greco, Alessandro Coluccello da Daniela D’Amuri. Alla base della contestazione, ci sono conversazioni che gli agenti della Mobile hanno ascoltato in ambientale, in un’abitazione. Tutti e tre, in sede di interrogatorio di garanzia, hanno spiegato di aver parlato solo di una molletta che serve per lo svolgimento di lavori di saldatura. Armi non sono state trovate neppure nel corso delle ultime perquisizioni.

Gli indagati

Ad oggi, nell’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Raffaele Casto, avviata subito dopo l’omicidio di Carvone, gli indagati finiti in carcere sono sei, nessuno dei quali è accusato del delitto. Resta, infatti, “ignoto” chi ha “esploso all’indirizzo di Giampiero Carvone, più colpi di pistola a funzionamento semiautomatico, uno dei quali attingeva la vittima alla testa, cagionandone la morte alle 6 del 10 settembre 2019”.

Sono in carcere, oltre a Sergio, ai fratelli Coluccello e a Lonoce, Aldo Bruno Carone ed Eupremio Carone. Gli ultimi due sono accusati di tentata estorsione, in concorso con Lonoce e Stefano Coluccello, per aver preteso da Giampiero Carvone e dal padre del ragazzo, Piero, il pagamento della somma di denaro necessaria alla riparazione dell’auto rubata.

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