Omicidio Carvone, tentata estorsione: Riesame conferma il carcere per Lonoce

Pericolosità sociale”. La difesa in Cassazione. “Ignoto” il nome di chi ha sparato al ragazzo di 19 anni

BRINDISI – Resta in carcere con l’accusa di tentata estorsione, Giuseppe Lonoce, 37 anni, di Brindisi, arrestato  nell’inchiesta sull’omicidio di Giampiero Carvone, 19 anni, ucciso nella notte tra il 9 e il 10 settembre scorsi Il Tribunale del Riesame ha nuovamente negato i domiciliari.

Omicidio Giampiero Carvone, , auto attinta dai colpi 3-2-2-2

Il Riesame

Il collegio presieduto da Carlo Cazzella, sciogliendo la riserva, ha respinto la richiesta discussa due giorni fa dall’avvocato Luca Leoci, difensore dell’indagato. Le motivazioni saranno depositate fra 45 giorni. Il penalista ha già anticipato il ricorso in Cassazione, sostenendo che non vi siano allo stato concrete e attuali esigenze cautelari legati alla pericolosità sociale dell’indagato, tenuto conto del fatto che mai è stato contestato a Lonoce l’uso o la detenzione di armi. Armi, inoltre, non sono state trovate nel corso delle perquisizioni. Lonoce, in sede di interrogatorio di garanzia, ha responto le accuse.

Gli arresti

Di diverso avviso, evidentemente, i giudici del Tribunale di Lecce in funzione di Riesame. Non è stata scalfita, quindi, anche l'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Lonoce, eseguita dagli agenti della Squadra Mobile di Brindisi, lo scorso 17 ottobre. Il primo provvedimento cautelare risale al 26 settembre, sedici giorni dopo l’omicidio. Giampiero Carvone è stato ucciso nella notte tra il 9 e il 10 settembre, in  via Tevere, nel quartiere Perrino, nei pressi del condominio in cui vive la famiglia Carvone. Almeno tre colpi di pistola, uno dei quali ha raggiunto il 19enne alla nuca senza lasciargli scampo.

Resta “ignoto” il nome di chi ha impugnato l’arma per fare fuoco. Ignoto, infatti, è scritto nella seconda ordinanza di custodia ottenuta dal pubblico ministero Raffaele Casto e firmata dal giudice per le indagini preliminari Stefania De Angelis. Avrebbe “esploso più colpi di pistola a funzionamento semiautomatico, uno dei quali ha raggiunto la vittima alla testa, cagionandone la morte alle 6 del 10 settembre”.

Se al momento non è stato identificato l’autore materiale dell’omicidio, non c’è una diversa ricostruzione di quanto accaduto il pomeriggio del 9 settembre, attorno alle 16-16.30.

omicidio carvone - Il luogo della sparatoria prima del delitto (2)-2-2

La tentata estorsione e l’auto rubata

Stando all’accusa, Giuseppe Lonoce, in concorso con Stefano Coluccello, e con Aldo Bruno Carone e Eupremio Carone, si sarebbe reso responsabile di minacce rivolte al padre di Giampiero Carvone, Pietro, per ottenere la riparazione dell’auto rubata 12 ore prima dal 19enne. L’utilitaria, una Lancia Delta, in quel periodo sarebbe stata in uso a Coluccello e ai suoi familiari. Venne trovata sulla strada per Villanova, “gravemente danneggiata”.

Gli indagati avrebbero “compiuti atti idonei, diretti in modo non equivoco a procurarsi un ingiusto profitto costringendo Piero Carvone a dare loro denaro in misura corrispondente al valore dei danni”. Lonoce avrebbe anche “sfondato con un calcio il portone d’ingresso del condominio di via Tevere”.

“L’epilogo della vicenda, della quale devono essere ricostruiti solo gli ultimi tasselli, è la morte annunciata del giovane Giampiero Carvone”, ha scritto il gip nella seconda ordinanza. “Nel contesto criminale tutti sanno chi ha rubato l’auto, ma nessuno sembra conoscere chi ha giustiziato l’autore del furto. Si ribadisce che Carvone ha perso la vita per aver rubato un’auto, mentre i suoi amici sono stati gravemente minacciati con la frase: ‘mi dovete pagare la macchina, altrimenti di sparo in testa’”.

squadra mobile - conferenza stampa nuovi arresti indagine omicidio carvone 2-2

La fucilata in piazza

Le indagini della Mobile hanno permesso di accertare “l’esplosione di almeno un colpo di fucile il 9 settembre, attorno alle 9, nella piazzetta tra via Bradano e via Adige, alle spalle della chiesa Cuore immacolato di Maria, dove si trovavano anche bambini che giocavano”. L’accusa di minaccia pluriaggravata è stata contestata nei confronti di Stefano Coluccello e Giuseppe Sergio. Entrambi sono anche accusati di porto illegale di arma da sparo e alterazione della stessa perché il fucile avrebbe avuto due canne mozzate per “rendere più agevole il porto, l’uso e l’occultamento”. Restano in carcere dopo il Riesame dei giorni scorsi. La difesa andrà in Cassazione.

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