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Estorsioni per parcheggi delle discoteche: chieste tre condanne e due assoluzioni

La pena più alta invocata per Tobia Parisi: 12 anni, ritenuto a capo della frangia mesagnese. Il Comune di Brindisi parte civile: “Cultura mafiosa ha fatto perdere il piacere del lavoro onesto”

BRINDISI – Tra Brindisi e Mesagne, secondo il pm della Dda, esisteva una frangia riconducibile alla Sacra Corona Unita che attraverso nuovi e giovani affiliati chiedeva estorsioni ai titolari di alcune discoteche della zona per la gestione dei parcheggi e ai giostrai in occasione della festa patronale: le accuse sono state confermate nei confronti di tre brindisini, a partire da Tobia Parisi, ritenuto il capo, con richiesta di condanna, mentre non per due imputati è stata invocata l’assoluzione.

La requisitoria

La richiesta di assoluzione è stata avanzata per Antonio Morris Cervellera, 42 anni, di Brindisi, e per Renato Simonetti, 24 anni, di Brindisi. Per Tobia Parisi, 38 anni, di Mesagne, richiesta di condanna a 12 anni di reclusione; per Giuseppe Carlucci, 43 anni, richiesta di condanna a quattro anni e sei mesi, e per l’omonimo Giuseppe Carlucci, 48 anni, richiesta di condanna a cinque anni di reclusione.

La requisitoria del sostituto procuratore Alfredo Manca è arrivata a conclusione del processo ordinario scaturito dall’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Lecce, chiamata The Beginners, sulle nuove affiliazioni all’associazione di stampo mafioso, nonostante le collaborazioni e i continui arresti.

Al termine dell’istruttoria dibattimentale, di fronte al collegio presieduto da Gienantonio Chiarelli, secondo il pm, non ci sono “elementi sufficienti per affermare con certezza che all’interno dell’associazione, alle dipendente di (Luca) Ciampi, già condannato anche in Appello, Cervellera avesse un preciso ruolo”.

Per quanto riguarda Simonetti, sempre per il pm, “ci sono numerose conversazioni, più di quelle di Cervellera, ma sono più indefinite nel loro contenuto e quindi resta un elemento di prova non sufficiente a fondare una richiesta di condanna”. Da qui la richiesta di assoluzione per entrambi gli imputati.

Per Parisi, invece, è stata confermata l’accusa di estorsione  inizialmente contestata nei confronti dei titolari di due discoteche del Brindisino e per tentata estorsione nei confronti di un altro gestore, così come è avvenuto con sentenza della Corte d’Appello.

Per gli altri, il sostituto procuratore, ha chiesto al Tribunale di “pervenire a un giudizio di condanna ritenute anche le aggravanti, in particolare quella di aver commesso il fatto in favore dell’associazione mafiosa, nel caso di reati che riguardano la latitanza di Tobia Parisi e Daniele Vicientino”.

La difesa

Gli imputati sono difesi dagli avvocati Gianvito Lillo, Giancarlo Camassa,  D’Agostino Elvia Belmonte e Cisternino. I penalisti prenderanno la parola in occasione della prossima udienza. In sede di interrogatorio di garanzia, all’indomani dell’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare, tutti gli imputati respinsero le accuse.

Il Comune di Brindisi parte civile

L’Amministrazione comunale di Brindisi è parte civile nel processo ed è rappresentata dall’avvocato Daniela Faggiano: “L’Ente pubblico è certamente legittimato a rivendicare il danno tutte le volte in cui l’agire dell’organizzazione criminosa abbia influito sul buon andamento della pubblica amministrazione, sulla violazione dell’ordine pubblico vale a dire sul senso di tranquillità e sicurezza e sulla libertà di iniziativa economica”, ha detto la penalista in udienza. “Tutto questo comporta inevitabilmente anche il danno d’immagine”. “Va ricordato che quando le consorterie mafiose locali hanno voluto assumere ruoli imprenditori, molti eventi che avevano dato lavoro e visibilità alla città, anche ai fini di potenziali investimenti, sono state evitate da imprenditori, così da terminarne la cessazione”, ha aggiunto l’avvocato Faggiano.

A questo proposito la penalista ha prodotto in sede di istruttoria due attestazioni rilasciate dal Comune di Brindisi da cui si evince che “ il Negroamaro Wine Festival e il Salone Nautico della Puglia non si organizzano più dal 2015”. Per completezza ha segnalato anche che il territorio brindisino viene menzionato continuamente nella relazione del ministero dell’Interno sull’attività della Dia.

“La mafia, come diceva Giovanni Falcone, non è un cancro proliferato per caso su un tessuto sano”, ha detto il rappresentante della parte civile. “Vive in simbiosi con la miriade di protettori, complici, informatori, grandi e piccoli maestri cantori, gente intimidita e ricattata che appartiene a tutti gli strati della società. Questo e il terreno di coltura della mafia con tutto quello che comporta di implicazioni dirette e indirette, consapevoli o no, volontarie oppure obbligate, che spesso godono del consenso della popolazione”.

Con riferimento alla realtà di Brindisi, l’avvocato Faggiano ha così concluso: “In questa città manca proprio il senso della cultura e dei valori che attraverso essa si possono conquistare. Le prove sono sotto gli occhi di tutti, soprattutto se si considera che spesso gli amministratori sono persone senza occupazione che utilizzano il voto dell’elettorato per arrivare a conseguire quelle retribuzioni e i guadagni mensili sui quali, altrimenti, non potrebbero contare. Questo è il danno che ha fatto perdere la cultura mafiosa: ha fatto perdere il piacere della conquista del lavoro e del guadagno onesti”.

“Il territorio e purtroppo anche i giovani cittadini sono smarriti perché incapaci di scelte dettate dalla certezza che una giusta retribuzione può derivare solo da un’attività trasparente e lecita”.

Le altre parti civili

Parti civili anche i Comuni di Mesagne con l’avvocato Anna Luisa Valente, di Torre Santa Susanna con Domenico Palombella e di Ostuni con Tanzarella.

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