Bruciò vivo l'amante, rito abbreviato

CAROVIGNO - Dora Buongiorno, 42enne rinchiusa nel carcere di Lecce per l’omicidio dell’amante, Cosimo Damiano De Fazio, imprenditore 51enne padre di suo figlio che morì arso vivo il 28 dicembre scorso, ha chiesto il rito abbreviato. Udienza il 19 settembre prossimo.

Tribunale di Brindisi

CAROVIGNO - Confessò di aver commesso il delitto, un’atroce vendetta consumata col fuoco, e ne spiegò ragioni: Dora Buongiorno, 42enne rinchiusa nel carcere di Lecce per l’omicidio dell’amante, Cosimo Damiano De Fazio, imprenditore 51enne padre di suo figlio che morì arso vivo il 28 dicembre scorso, ha chiesto di essere giudicata con rito abbreviato per poter contare, in caso di condanna, sullo sconto di un terzo della pena previsto dal rito alternativo.

L'udienza è stata  fissata dinanzi al gup Valerio Fracassi il 19 settembre prossimo. A formulare istanza entro i termini previsti, il suo legale, Roberto Cavalera. La richiesta di giudizio immediato era stata invece formulata dal pm inquirente, Luca Buccheri, che aveva coordinato le indagini delegate alla Squadra mobile di Brindisi e agli agenti del commissariato di Mesagne. Alla donna, che risponde di omicidio volontario, è stata contestata l’aggravante della premeditazione: è in una cella del carcere di Lecce dal 23 gennaio scorso, accusata di aver somministrato al suo compagno un farmaco soporifero (in particolare il Minias) e di averlo poi condotto in campagna facendogli invece intendere di volerlo invece accompagnare in contrada Palmarini, a Brindisi, dove risiedeva con la sua famiglia.

Con la scusa di un rapporto sessuale – si legge nel capo d’imputazione – lo avrebbe indotto a uscire dall’auto per poi cospargerlo di benzina, contenuta in una tanica, e gli avrebbe dato fuoco allontanandosi mentre veniva investito dalle fiamme. I famigliari dell’uomo sono assistiti dagli avvocati Gianvito Lillo e Marcello Tamburini e si costituiranno parte civile: non hanno mai condiviso il profilo violento tracciato dai testi chiave dell’accusa.

Un mese dopo i fatti, Dora Buongiorno, alla presenza degli agenti della Mobile, ammise ogni responsabilità. La bracciante 43enne di Carovigno che per quindici anni era stata la compagna di De Fazio, disse di essere stata lei a dare fuoco all’uomo nella tarda serata del 26 dicembre, Santo Stefano, oltre che il giorno del compleanno del figlio nato dalla relazione con l’imprenditore agricolo. Le ricostruzioni, in precedenza, erano state possibili grazie al racconto della figlia della donna, la cui testimonianza era stata determinante per tratteggiare lo sfondo di molestie e di violenza in cui il delitto sarebbe maturato. La ragazza, 18 anni, aveva fornito indicazioni importanti sul proprio contesto famigliare, spiegando che la madre veniva maltrattata e malmenata.

Nel settembre del 2011, secondo quanto riferì la giovane, la donna sarebbe stata perfino legata a un albero, bastonata e poi cosparsa di benzina da De Fazio che non le avrebbe dato poi fuoco solo perché impietosito dalle sue richieste. Stando a quanto poi confermato dai primi esiti degli esami tossicologici, De Fazio, nella tarda serata del 26 dicembre scorso sarebbe stato sedato e poi condotto in un luogo isolato dove fu appiccato il fuoco, in corrispondenza dei genitali.

A casa della donna fu rinvenuta dagli investigatori, durante le perquisizioni, una ricetta medica per la prescrizione di Minias, farmaco che appartiene alla classe delle benzodiazepine.

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