Cascione: "Ero abbagliato da velleità politiche, ma non mi sono arricchito"

L’ex sindaco Francesco Cascione rimesso in libertà dopo  23 giorni in carcere e otto mesi ai domiciliari con l’accusa di corruzione per 15mila euro: “Finalmente posso uscire per comprare un regalo di Natale a mia figlia. ho fatto l’errore di accettare qualche pensiero dalle aziende. Chiedo scusa ai cellinesi, alla magistratura e agli avvocati. Ma non mi sono arricchito

CELLINO SAN MARCO – “Ho sbagliato e chiedo scusa prima di tutto ai miei concittadini, i cellinesi che meritano altro perché sono brave persone, e poi alla magistratura e ai miei colleghi avvocati: ho commesso l’errore più grande della mia vita per la stupidità di inseguire velleità politiche che mi hanno portato ad accontentare tutti, anche le aziende che mi hanno dato quale pensierino. Gli atti sono quelli e li conoscete: 15mila euro divisi tra sette persone. Ma non mi sono arricchito”.

E’ tornato in libertà da questa sera alle 19, Francesco Cascione, ex sindaco di Cellino San Marco, dopo 23 giorni in carcere e otto mesi ai domiciliari, con l’accusa di aver promosso e fatto parte di un’associazione per delinquere  assieme ad ex assessori della Giunta di centrodestra che “consentiva di percepire emolumenti illeciti da spartire equamente, provenienti da coloro che contrattavano con l’Amministrazione comunale di Cellino San Marco”: l’ex primo cittadino, avvocato penalista lui stesso, stamattina ha chiuso il suo conto con la giustizia patteggiando la pena a tre anni e quattro mesi, dopo aver restituito la somma di 9.400 euro ritenuto il profitto delle tangenti. E spera di mettere il punto e andare a capo per cominciare una seconda vita, dopo quella spezzata la mattina del 10 aprile scorso, quando bussarono alla porta della sua abitazione per dare esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare chiesta dal pm Antonio Costantini, lo stesso che non ha eccepito nulla di fronte all’istanza di revoca dei domiciliari avanzata dal difensore di fiducia, Giuseppe Guastella.

“Sto respirando l’aria del mio paese ed è ai cellinesi che va il mio pensiero, sotto forma di scuse per quello che è successo”.

Cosa è successo?
“E’ accaduto che a un certo punto della mia vita mi sono fatto prendere la mano, sono stato trascinato da velleità di tipo politico che solo dopo ho capito essere stupide, ma all’epoca no. In quel periodo cercavo e volevo ricandidarmi alle elezioni amministrative e questa continua ricerca mi ha portato a commettere l’errore più grande che abbia mai fatto, tanto da maledire il giorno in cui ho iniziato a fare politica. Tutto con il senno di poi”.

Per la Procura non è stato solo un errore, ma un reato: corruzione, accusa che le è costata un lungo periodo agli arresti. E che lei stesso ha ammesso per poi chiedere di patteggiare.
“Il mio più grande errore è stato quello di voler accontentare tutti in modo tale da avere il consenso necessario alla ricandidatura ed è stato così che ho accettato qualche pensierino che mi è stato dato da alcune società come si legge negli atti che confluiranno in dibattimento”.

Lei ha versato sul conto a disposizione della Procura la somma di 9,400 euro che per l’accusa è il provento delle mazzette.
“I documenti processuali sono quelli e li conosciamo tutti: nel mio caso si tratta di 15mila euro distribuiti fra sette persone, l’ho detto e lo dirò al processo quando sarò ascoltato avendo scelto di patteggiare la pena. Ma mi permetta di fare una precisazione”.

Quale?
“Non mi sono arricchito come sostiene più di qualcuno: lo ripeto, non mi sono arricchito. Non sono una persona avida, ma un ragazzo che ha sbagliato e ha avuto il coraggio di ammettere l’errore. Lo faccio anche adesso pubblicamente per chiedere scusa ai miei concittadini, ma anche alla magistratura così come agli avvocati: ho sbagliato il modo di fare e intendere la politica”.

Tornerà a farla in maniera diversa?
“No, assolutamente no: con la politica ho chiuso per sempre e a quanti vogliono cimentarsi, dico di non commettere il mio sbaglio perché quello che mi è successo non si dimentica: non c’è giorno che non trascorre, senza che non mi ricordi quella mattina. Ed è come rivivere un incubo che non auguro neppure al mio peggior nemico: sono stato 23 giorni in carcere e posso assicurare che è stato tremendo”.

Chi e che cosa l’hanno aiutata sino a maturare la decisione di ammettere di aver messo i piedi in fallo.
“La mia famiglia prima di tutto, mia moglie e mia figlia. Ogni giorno mi sono ricordato l’ultima immagine che ho visto quando mi stavano portando via da casa per andare in carcere: la mia piccola che dormiva, si è svegliata all’improvviso e mi ha chiesto dove stessi andando. Io le dissi che andavo al lavoro e che sarei tornato. Sono tornato, sono diverso adesso”.

In che cosa è diverso Cascione oggi rispetto a Cascione ex sindaco?
“In tutto perché sono cambiato moltissimo in quei giorni tra carcere e domiciliari: adesso apprezzo il valore delle cose, dei piccoli gesti, e della vita per cui non chiedo niente di più che stare con la mia famiglia e con i miei amici, quelli che non mi hanno mai lasciato e tra questi voglio fare un ringraziamento particolare a chi mi ha sostenuto per tutto questo tempo, il mio avvocato, Giuseppe Guastella. Senza di lui e senza l’affetto della mia famiglia, non so se sarei riuscito a superare questo periodo. Un pensiero, me lo consenta, va anche ai detenuti e alla polizia penitenziaria”.

Cosa farà questa sera, la prima da uomo libero?
“Sono appena uscito per comprare un regalino di Natale per mia figlia e mia moglie: lo ripeto, la mia seconda vita inizia dai piccoli gesti, sono solo Francesco Cascione, un ragazzo che ha studiato Giurisprudenza perché voleva fare l’avvocato. Spero di poterlo fare ancora”.

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