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Lunedì, 17 Gennaio 2022
Cronaca Ostuni

Caso Marrazzo: chiesto rinvio a giudizio

ROMA – Rischia di finire sul banco degli imputati il carabinieri ostunese Carlo Tagliente (32 anni) indagato insieme ad altre sette persone: tutte accusate a vario titolo per il presunto tentativo di ricatto ai danni dell'ex presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, e per la morte del pusher Gianguarino Cafasso.

ROMA - Rischia di finire sul banco degli imputati il carabinieri ostunese Carlo Tagliente (32 anni) indagato insieme ad altre sette persone: tutte accusate a vario titolo per il presunto tentativo di ricatto ai danni dell'ex presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, e per la morte del pusher Gianguarino Cafasso.

La Procura di Roma ha infatti chiesto il rinvio a giudizio nei confronti di quattro carabinieri, della trans Natalie e di altre tre persone (ritenute pusher). Associazione per delinquere, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, omessa denuncia di reato, falso ideologico, calunnia, perquisizione arbitraria, rapina, violazione di domicilio, concussione, interferenza illecita nella vita privata, favoreggiamento, ricettazione, omicidio volontario premeditato aggravato dall'uso di sostanze venefiche. Questi i reati contestati agli indagati, a seconda delle singole posizioni processuali, dal Procuratore aggiunto presso la Procura di Roma, Giancarlo Capaldo e dal sostituto Rodolfo Sabelli.

La richiesta di rinvio a Giudizio pende a carico di quattro carabinieri, di tre spacciatori e della trans Josè Alexander Vidal Silva (detta Natali), quest'ultima sorpresa con Marrazzo il 3 luglio 2009. Tutti e quattro i carabinieri coinvolti nel sexgate, all'epoca dei fatti prestavano servizio presso la Compagnia Trionfale, a Roma: Nicola Testini (37 anni, di Andria), Luciano Simeone (30 anni, di Napoli), Antonio Tamburrino (28 anni, di Parete, in provincia di Caserta) e l'ostunese Carlo Tagliente.

Stando al teorema accusatorio, il militare ostunese ed i suoi colleghi finiti sotto inchiesta, a margine del blitz nell'appartamento capitolino di via Gradoli avrebbero minacciato "di gravi conseguenze l'ex Governatore, costringendolo così a sborsare tre assegni dell'importo complessivo di ventimila euro, nonché cinquemila euro in contanti. Ai tre militari è anche contestato di aver girato il video al centro del ricatto.

Filmato che poi Tamburrino avrebbe tentato di vendere a quotidiani, riviste di gossip e televisioni. Nel video i militari puntarono l'obiettivo anche sulla cocaina: sostanza stupefacente fornita alla transessuale da un pusher e scoperta dai quattro carabinieri, che a margine dell'anomalo blitz non avrebbero però stilato nel merito regolare verbale di sequestro. Proprio del possesso di cocaina è accusata Natalie. Il tentativo di ricatto costò, il 23 ottobre 2009, l'arresto ai quattro esponenti dell'Arma.

La richiesta di rinvio a giudizio giunge a conclusione della complessa indagine scaturita nell'ottobre del 2009, a margine delle torbide vicende legate al presunto ricatto ai danni dell'ex Governatore del Lazio, Piero Marrazzo e all'omicidio del pusher dei trans, Gianguarino Cafasso.

Secondo l'accusa, Cafasso faceva parte dell'associazione per delinquere insieme con Testini, Tagliente e Simeone. Le informazioni del pusher servivano, a parere della magistratura inquirente, a Testini, Tagliente e Simeone per fare le perquisizioni ai trans che poi venivano costretti a versare denaro. Nell'ambito dell'indagine la morte di Cafasso fu attribuita al maresciallo Testini che secondo i pm decise premeditatamente di eliminarlo, in concorso con Tagliente e Simenone, fornendogli una dose di stupefacente mortale perché il pusher era ormai diventato un personaggio scomodo.

Ma proprio la morte del pusher è al centro di un procedimento penale parallelo, che vede viceversa Tagliente e due suoi colleghi parte civile.

Per il Gip del Tribunale di Roma, Nicola Di Grazia, che ha disposto il Giudizio immediato a carico di due periti della Procura laziale, l'esame autoptico eseguito a suo tempo sarebbe frutto di un "falso ideologico". E così sotto accusa sono finiti i medici legali Stefano Moriani (54 anni, milanese) e Marco Iacoppini (49 anni, romano), entrambi consulenti della Procura di Roma. Il processo, in questo caso, è alla fasi iniziali. La prossima udienza è fissata per l'11 ottobre prossimo.

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