Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Cronaca Cellino San Marco

"Cellino come una vacca da mungere, chi si opponeva veniva screditato"

"Si preparavano a tornare, riproponendo lo stesso modulo organizzativo. L'attività di associazione è andata avanti anche dopo la nomina della commissione prefettizia e dopo lo scioglimento del consiglio comunale". Cellino San Marco era diventata una "vacca da mungere" secondo il procuratore capo di Brindisi, Marco Dinapoli

BRINDISI – “Si preparavano a tornare, riproponendo lo stesso modulo organizzativo. L’attività di associazione è andata avanti anche dopo la nomina della commissione prefettizia e dopo lo scioglimento del consiglio comunale”. Cellino San Marco era diventata una “vacca da mungere” secondo il procuratore capo di Brindisi, Marco Dinapoli. Nel corso di un anno e mezzo di indagini condotte dai carabinieri del comando provinciale di Brindisi, è stato ricostruito il sistema per il pilotaggio degli appalti messo in piedi dall’ex sindaco Francesco Cascione, eletto con il Pdl, e da quattro dei cinque componenti della giunta di centrodestra che ha governato il paese fino allo scioglimento del consiglio comunale, nel maggio del 2014, per infiltrazioni mafiose, con il coinvolgimento di un tecnico comunale, di un consulente del Comune, di una persona già nota alle forze dell'ordine e di sei imprenditori delle province di Brindisi, Bari e Lecce.

Sono 21 le persone raggiunte stamani dall’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip del tribunale di Brindisi, Paola Liaci, su richiesta del pm Francesco Cascione-3Antonio Costantini, nell'ambito dell'operazione "Do ut des". Oltre al sindaco Francesco Cascione, 42 anni, è stato disposto l’arresto in carcere nei confronti degli ex assessori: Gabriele Elia, 32 anni, con delega ai Servizi sociali, nominato lo scorso marzo vicecommissario provinciale di Forza Italia (incarico dal quale è stato sospeso, come annunciato stamani dal commissario regionale del partito, Luigi Vitali); Gianfranco Quarta, 58 anni, con delega al Commercio e alle Attività produttive; Corrado Prisco, 50 anni, ex vicesindaco con delega ai Lavori Pubblici e ai Parchi pubblici: Gianfranco Pezzuto, 38 anni, con delega al Bilancio, all'Annona e ai Tributi (a destra, Francesco Cascione)

La misura cautelare in carcere riguarda anche: Ionni Pagano, 49 anni, funzionario in servizio presso l’ufficio tecnico comunale in qualità di geometra; Omero Molendini Macchitella, 58 anni, “esponente politico di rilievo e consulente non retribuito a contratto del comune di Cellino"; Francesco Francavilla, 35 anni, persona già nota alle forze dell’ordine.

Sono stati disposti i domiciliari, invece, nei confronti di: Tommaso Ricchiuto, 70 anni, di Castrignano del Capo (Lecce),che con la società Igeco è l'azionista privato di maggioranza del porticciolo turistico Marina di Brindisi (la stessa Igeco era la concessionaria a Cellino San Marco del servizio di raccolta dei rifiuti); Antonio Cozzoli, 61 anni, di Brindisi, imprenditore; Bruno Alfredo Bruno, 58 anni, imprenditore di Calimera (Lecce); Angelo Diego Lippolis, 41 anni, imprenditore di di Noci (Bari); Antonio Vincenzo Fasiello, 51 anni, imprenditore di Vernole (Lecce); Giuseppe Gigante, 57 Gabriele Elia-2-3anni, imprenditore di San Pietro Vernotico. Risultano irreperibili Corrado Prisco e Francesco Francavilla. Il provvedimento verrà notificato nelle prossime ore a Tommaso Ricchiuto, che sta rientrando in Italia dall'estero, dove si trovava per lavoro (a sinistra, Gabriele Elia).

Ci sono poi sette persone indagate a piede libero: Pierina Metrangolo, 73 anni, madre di Francesco Cascione; Antonio Mazzotta, 57 anni, di Cellino San Marco; Alessandro Montuori, 38 anni, di Torre Orsaia (Salerno); Cosimo Scozia, 68 anni, di Cellino San Marco; Giampiero Marra, 55 anni, di Cellino San Marco; Cosimo Eduardo D’Attis, 68 anni, di Cellino San Marco; Pierino Miglietta, 63 anni, di Torchiarolo. 

Le indagini partirono nel 2010, quando il sindaco Francesco Cascione partecipò al funerale di una persona vicina alla Scu: episodio che all’epoca dei fatti venne stigmatizzato dall’allora sottosegretario all’Interno, Alfredo Mantovano. Attraverso una fitta rete di intercettazioni telefoniche e ambientali e all’acquisizione di una notevole mole di atti amministrativi, gli investigatori (supportati anche dai finanzieri della tenenza di San Pietro Vernitico) hanno scoperto inquietanti intrecci fra i componenti dell'ex giunta comunale (ad eccezione dell’avvocato Marina Del Foro, che non è neanche indagata) e alcune persone che orbitavano in contesti malavitosi.

L’associazione per delinquere di cui secondo l’accusa farebbero parte l’ex sindaco, i quattro ex assessori, il tecnico comunale Pagano e Gianfranco Quarta-2il consulente Molendini aveva come principale obiettivo la gestione degli appalti comunali, che il più delle volte venivano affidati a imprenditori disposti a versare una tangente mascherata dal sistema della sovra-fatturazione (la parte fatturata eccedente rispetto al valore reale dei lavori assegnati era quella che finiva nelle tasche dei sodali, che spartivano il bottino in parti uguali).

Sono emersi anche dei casi in cui gli appalti venivano di fatto affidati a voce e poi giustificati attraverso ordinanze contingibili e urgenti. Neanche gli appalti aggiudicati attraverso bando di gara erano una garanzia di legalità. Alcune ditte aggiudicatrici (come accaduto ad un’azienda leccese aggiudicatasi i lavori per la realizzazione di una rotonda) si sono infatti imbattute in ostacoli burocratici frapposti proprio con lo scopo di indurle a lasciare l’appalto (a destra, Gianfranco Quarta).

Sulla base di quanto appurato dagli inquirenti, alcuni appalti sono stati ridimensionati in corso d’opera, per dare la possibilità all’appaltatore di versare la tangente stabilita. Per acquisire consenso, era stato addirittura chiesto a un imprenditore di assumere due persone a tempo indeterminato. Gli appaltatori, a loro volta, condizionavano le nomine dei direttori dei lavori.  

Ionni Pagano-2Ma a quanto ammontavano le tangenti? Ne è emersa una di 20mila euro, elargita in più tranche, per dei lavori di nettezza urbana; una pari a 30mila euro per degli interventi di restyling del palazzetto dello sport. Alcune somme sono state promesse, ma non date.  

Anziché pensare all’interesse dalla collettività, gli ex amministratori avrebbero coltivato i propri affari, elargendo favori a persone in odor di malavita. Come un pregiudicato che ha allacciato un chiosco alla pubblica illuminazione, a spese del comune; e un malavitoso al quale è stata concessa l’autorizzazione ad utilizzare locali comunali, per iniziative private (a sinistra, Ionni Pagano).

“Abbiamo ricostruito – dichiara il procuratore Dinapoli – un quadro desolante della realtà amministrativa del Comune di Cellino San Marco. Quasi tutti i componenti della giunta erano entrati in politica realizzando un accordo per cui la loro funzione era mirata a spartirsi la torta: un vero e proprio patto associativo”. Chi si metteva di traverso, veniva “emarginato e screditato”. Basti pensare al caso di un dirigente comunale aggredito da un delinquente per non aver concesso l’autorizzazione alla realizzazione di un frangi – pioggia, che anziché incassare la solidarietà del sindaco, è stato invitato dallo stesso a Gianfranco Pezzuto-2non sporgere denuncia. 

Solo una persona ha tentato di opporsi al sistema. Si tratta di una donna. Un’agente di polizia municipale che si recò presso la caserma della guardia di finanza di San Pietro Vernotico per denunciare delle irregolarità nel concorso per la selezione del comandante dei vigili urbani. Quelle irregolarità c’erano eccome, come confermato dalle indagini. Ma il sindaco denunciò la coraggiosa vigilessa per diffamazione (a destra, Gianfranco Pezzuto)

Tutto questo rientrava in un “pactum sceleris – afferma Dinapoli – sottoscritto nel momento in cui ha preso vita l’amministrazione comunale”. Né l’insediamento della commissione prefettizia (10 luglio 2013) né lo scioglimento del consiglio comunale (maggio 2014) hanno scardinato il sistema. “Erano pronti a ripartire – dichiara ancora Dinapoli – per affrontare una nuova stagione di grandi manovre”. E Cellino, purtroppo, potrebbe non essere l’unica realtà contaminata dall’intreccio perverso fra politica, imprenditoria e malaffare. “Vedo in giro – ha affermato Omero Molendini Macchitella-2Dinapoli – delle amministrazioni comunali che non mi entusiasmano. Altre situazioni sono fonte di preoccupazione”. (A sinistra, Omero Molendini)

LE REAZIONI DELLA POLITICA

La segreteria provinciale del Pd - "La Segreteria provinciale esprime profonda gratitudine agli organi inquirenti per la vasta operazione condotta nella notte che ha portato all'arresto di esponenti di spicco della destituita giunta politica "Cascione" e all'emergere di un sistema di corruttela inquietante in seno alla pubblica amministrazione".

"L'operazione 'Do Ut Des"(io do affinché tu dia) nel Comune di Cellino rivela un intreccio torbido e malsano tra malapolitica, affari sporchi e imprenditoria connivente fatto di mazzette in cambio di appalti pilotati e indirizzati con la logica dell'affidamento diretto, un sistema incancrenito che ha fatto lievitare la spesa pubblica nel piccolo paese a scapito dell'efficienza dei servizi e del bene comune in un deriva di asservimento della funzione pubblica all'interesse di pochi faccendieri".

"Con il blitz condotto dai carabinieri del comando provinciale di brindisi oggi lo Stato si riappropria del territorio in un paese dove il malcostume e il rimestare nel  torbido di pochi hanno causato un danno d'immagine immane e gettato una macchia compromettente per le sorti della cittadina  ferita nell'orgoglio e mortificata nella sua dignità .Un epilogo nefasto e annunciato che non può che suscitare scoramento e indignazione nei tanti cittadini onesti che a causa dell' amministrazione Cascione rimossa per 'condizionamento mafioso alla politica' hanno visto il paese toccare il suo punto più basso nella storia di Cellino e patire l'onta  della cattiva nomea agli occhi di una nazione intera".

"Il paese tuttavia ha le potenzialità per rimboccarsi le maniche e risollevarsi così da tornare a far parlare di sé per le sue virtù enogastronomiche, per la bellezza dei suoi ulivi secolari, per la fertilità della sua terra, per la genuinità della sua gente, per lo sforzo proficuo prodotto da quei commercianti e imprenditori onesti che quotidianamente si spendono e battono per uno sviluppo sano del paese. Occorre dunque un'opera di rieducazione civile e morale e che la comunità sana (la maggioranza del paese) e la buona politica  facciano fronte comune in quella che deve essere una battaglia etica e di civiltà per debellare la cancrena sociale dell'illegalità mafiosa che tanti danni ha prodotto alla cittadina".

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