Cronaca

Dall'indagine su "Le Vele" un segnale preciso all'Autorità Portuale brindisina

Le richieste di rinvio a giudizio avanzate dal pubblico ministero per l’iter autorizzativo del progetto “Le Vele”, il nuovo terminal passeggeri che l’ex presidente dell’Autorità Portuale di Brindisi voleva costruire a Punta delle Terrare, un’area che il Piano regolatore portuale vigente (varato nel 1974 e in vigore dal 1975) destina al traffico merci, non costituiscono solo una bocciatura

Le richieste di rinvio a giudizio avanzate dal pubblico ministero per l’iter autorizzativo del progetto “Le Vele”, il nuovo terminal passeggeri che l’ex presidente dell’Autorità Portuale di Brindisi voleva costruire a Punta delle Terrare, un’area che il Piano regolatore portuale vigente (varato nel 1974 e in vigore dal 1975) destina al traffico merci, non costituiscono solo una bocciatura – che dovrà poi trovare unanime giudizio da parte del giudice delle indagini preliminari e nel caso del tribunale – delle gestioni che si sono succedute nel porto di Brindisi, ma anche un invito alla prudenza al successore di Giuseppe Giurgola, l’attuale presidente Iraklis Haralambidis.

Nello stesso sito infatti il gruppo Grimaldi chiede di poter operare da terminalista in concessione ventennale ed esentasse – escluso l’onere della concessione stessa – per movimentare Tir, trailer e anche passeggeri, impegnandosi a ristrutturare ed adeguare le strutture prefabbricate esistenti per l’accoglienza di turisti e camionisti. In sostanza, si tornerebbe ad ignorare che lo strumento urbanistico non prevede quella destinazione d’uso delle banchine, e che anche ciò che è stato realizzato prima del progetto “Le Vele” di conseguenza potrebbe rivelarsi abusivo (per il pm Antonio Costantini lo è). Prudenza e rispetto delle leggi italiane vorrebbero che la questione della concessione Grimaldi venisse accantonata o ridimensionata, invece di diventare motivo (assurdo) per allontanare da Brindisi altri armatori.

Il Consiglio di Stato, che in questi giorni sta decidendo sulla legittimità della nomina di Iraklis Haralambidis a presidente dell’Autorità Portuale brindisina, dovrebbe valutare come il presupposto della sentenza favorevole ad Haralambidis della Corte di Giustizia dell’Unione Europea della non interferenza tra funzioni e compiti di una autorità portuale e gli interessi del Paese entri in contraddizione proprio in vicende come quella del caso “Le Vele”, dove una decisione dell’ente portuale collide con le normative, sia pure ancora solo secondo la lettura della legge da parte del magistrato inquirente.

E anche, qualche anno fa, la decisione di un presidente non greco, ma italiano, ha depotenziato gravemente la capacità di ormeggi per navi passeggeri e ro-ro del porto di Brindisi, modificando una progetto per nuovi accosti già approvato e ubicato nel posto giusto, S. Apollinare, secondo lo strumento urbanistico vigente, di fatto causandone lo stop in sede di Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici e la perdita del finanziamento di poco inferiore ai 50 milioni di euro che il Cipe aveva assegnato all’operazione, circoscrivendo alle rampe di Punta delle Terrare le uniche chance di traffico, e tirando fuori dal cilindro il progetto “Le Vele” nel posto sbagliato.

Non siamo convinti del fatto che il porto di Brindisi non sia capace di gestire le emergenze come ha dichiarato il presidente dell’Autorità Portuale del Levante, Francesco Mariani, al Secolo XIX di Genova, riferendosi alla seconda fase della vicenda della Norman Atlantic. In realtà il porto di Brindisi, con le sue risorse umane e tecniche e pur in presenza di problemi infrastrutturali, è stato il cuore delle operazioni di salvataggio, ed ha ricevuto la nave ancora preda di incendi gestendone le operazioni di messa in sicurezza con i suoi Vigili del Fuoco e la sua Guardia Costiera, i suoi rimorchiatori ed i suoi ormeggiatori. Insomma, si è assunto la parte più onerosa dell’emergenza anche dal punto di vista dell’accoglienza dei passeggeri e del loro rimpatrio, e dell’impatto ambientale della nave.

Ora la nave, se sarà in grado di tenere il mare a rimorchio, dovrebbe essere spostata a Bari su decisione della procura del capoluogo di regione, ormai spenta e priva di rischi per le altre attività portuali, cosa che invece Brindisi ha sopportato sotto il costante monitoraggio della Capitaneria. Non possono essere le esternazioni del presidente dell’Autorità Portuale Iraklis Haralambidis e del sindaco (favorevoli alla "sgombero" della Norman Atlantic da Costa morena) a sminuire ciò che il porto di Brindisi ha consentito di fare alla macchina dei soccorsi e cosa avrebbe potuto fare anche per la seconda fase. Bari guadagnerà il business della demolizione della nave? Non lo sappiamo, dovrebbero essere le imprese brindisine a dirlo.

Il punto è che Brindisi ha fatto ciò che il magistrato inquirente ha chiesto malgrado le tante difficoltà, le occasioni perdute, i ritardi, che sono stati provocati dal management che la politica gli ha relato per dirigere il porto dal 1995 in poi. Oggi è in attesa del commissariamento previsto dalla fase attuativa della riforma Lupi, per consentire gli adempimenti amministrativi ed i riassetti richiesti dalla modifica del sistema delle Autorità Portuali. Si sa già che a Taranto il commissario sarà lo stesso presidente attuale, Sergio Prete, a Bari probabilmente il ministero dovrà designare un altro commissario perché Francesco Mariani, dopo l’ottima gestione di questi anni, pare desideri andare in Liguria, mentre per Brindisi si attende la fine del contenzioso che riguarda Haralambidis, che in caso di vittoria davanti al Consiglio di Stato potrebbe restare anche come commissario il tempo necessario perché vengano gettate le basi della fusione tra Brindisi e Bari.

Se Haralambidis resterà anche oltre il mandato vuol dire che il Ministero dei Trasporti continua a guardare a Brindisi attraverso un binocolo rovesciato, e che nessuno dei nostri parlamentari si è preoccupato seriamente di raddrizzarlo.

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