Cronaca Mesagne

Omicidi Scu: ergastolo per Campana, Cantanna e Gagliardi

Tre ergastoli per gli omicidi di Tonino D'Amico, Francesco Marseglia, Antonio Molfetta e Nicolai Lippolis. Questa la sentenza della Corte d'Assise di Brindisi nei confronti di Francesco Campana, Carlo Gagliardi e Carlo Cantanna

BRINDISI – Tre ergastoli per gli omicidi di Tonino D’Amico, Francesco Marseglia, Antonio Molfetta e Nicolai Lippolis. Questa la sentenza della Corte d’Assise di Brindisi nei confronti di Francesco Campana, Carlo Gagliardi e Carlo Cantanna, vecchi colonnelli della Sacra corona unita gli ultimi due, boss emergente ed ex latitante il primo, tutti di Mesagne.

Francesco Campana e Ronzino De Nitto assolti dal tentato omicidio di Vincenzo Greco (il  pm aveva chiesto 16 anni come mandanti), 11 anni al collaboratore di giustizia Ercole Penna, che nel processo figura come mandante di alcuni dei crimini al centro delle indagini della Squadra Mobile di Brindisi, che sfociarono nell’Operazione Zero del 14 dicembre 2014. Per Ercole Penna l’accusa aveva chiesto 9 anni.

Carlo GagliardiSi chiude così, in primo grado, la storia di questi delitti, ricostruiti in aula dai pentiti Penna e Francesco Gravina, appartenenti al clan Vicientino-Pasimeni-Vitale, opposto al gruppo Rogoli-Buccarella, cui appartenevano invece Francesco Campana e il fratello Sandro, il terzo dei pentiti che hanno collaborato all’indagine, e che anche in aula ha puntato l’indice contro il congiunto.

Nel processo, in cui la pubblica accusa è stata sostenuta dai sostituti procuratori Alberto Santacatterina della Dda di Lecce, e da Valeria Farina Valaori della procura di Brindisi, erano costituiti parte civile il Comune di Mesagne che aveva chiesto il risarcimento simbolico di centomila euro, e il fratello di Tonino D’Amico, Massimo, ex pistolero della Scu, destinatario di una atroce vendetta trasversale il 9 settembre del 2001, quando Gagliardi e Campana raggiunsero la vittima designata nei pressi della Diga di Punta Riso a Brindisi, freddandola con una scarica di pallettoni.

Risale invece ad una data imprecisata, compresa tra il 29 maggio, giorno della lupara bianca, e l’8 ottobre 1998, quando il corpo fu ritrovato nelle campagne di Ostuni, l’uccisione di Antonio Molfetta, commissionata da Ercole Penna e Massimo Pasimeni, mentre come organizzatore avrebbe agito Massimo Delle Grottaglie il quale affidò l’incarico a Francesco Argentieri e Giovanni Colucci, i quali usarono un oggetto contundente per fratturare il volto della vittima per  poi sparargli un colpo di pistola alla testa.

Nicolai Lippolis fu assassinato, invece, in Montenegro. Il corpo fu rinvenuto il 7 ottobre del 2009. Si era rifugiato nell’enclave contrabbandiera oltre Adriatico per sfuggire all’ira di Marcello Cincinnato, il quale con il consenso di Eugenio Carbone e Giuseppe Leo inviò a Bar due killer, Antonio Epicoco ed Emanuele Guarini, che eliminarono Lippolis sparandogli e a colpi di piccone.

Una vecchia foto di Carlo CantannaTommaso Marseglia, boss di San Vito, fu ucciso nella notte tra il 22 e il 23 luglio 2001 mentre rientrava in ciclomotore da Specchiolla. Dopo aver scontato una lunga detenzione per aver guidato un racket estorsivo all’inizio degli anni Novanta. Una sera aveva osato affrontare Carlo Cantanna in un bar di San Vito, rifiutando la sottomissione al mesagnese, e schiaffeggiandolo in presenza dei suoi uomini. Marseglia non si era scontrato con Cantanna per interessi malavitosi, ma perché qualche giorno prima aveva rimproverato duramente e colpito al volto un uomo del boss mesagnese, il quale aveva messo a disposizione di una banda di ladri di auto una sua proprietà di campagna.

Nel processo conclusosi questa sera , c’erano anche i ferimenti di Claudio Facecchia, avvenuto nel 1997, di Tobia Parisi, davanti alla discoteca Aranceto di Ostuni nel 2009 e ancora quelli di Franco Locorotondo e Francesco Palermo nel 2010, di Francesco Gravina detto Gabibbo, e di Vincenzo Greco avvenuto il primo luglio 2010 a Mesagne.

Cosimo Lodeserto, Pasquale Annicchiarico e Raffaele Missere gli avvocati difensori dei cinque imputati. La Corte d’Assise è stata presieduta da Domenico Cucchiara. che ha letto la sentenza in tarda serata. Avvocati delle parti civili Annamaria Valente per il Comune di Mesagne e Annalisa Luceri per Massimo D’Amico.

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