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Corruzione in Tribunale e sponsorizzazioni: revocati i domiciliari a Formosi

L'ingegnere di Francavilla Fontana ha risposto alle domande del giudice. Intanto, è stata rimossa dall'incarico di membro del comitato per la Zes

BRINDISI – Ha risposto per due ore alle domande del gip di Potenza, l'ingegnere Annalisa Formosi, di Francavilla Fontana. Poi, il giudice le ha revocato gli arresti domiciliari. Assistita dagli avvocati Francesco Paolo Sisto e Angela Pignatari (del foro di Potenza), ha portato con sé anche ingente documentazione, per contestare le accuse che le vengono rivolte nell'inchiesta sul presunto giro di corruzione al Tribunale di Brindisi, che vede come personaggio centrale il giudice Gianmarco Galiano. Oggi (4 febbraio) gli avvocati hanno anche chiesto la revoca della misura cautelare. E l'hanno ottenuta, Formosi non è più ai dimociliari e gli avvocati Francesco Paolo Sisto e Angela Pignatari si dicono soddisfatti. Però il "terremoto" giudiziario ha fatto sentire i suoi strascichi anche in altri ambiti. Ieri è stata sospesa dall'ordine degli ingegneri di Brindisi, di cui era presidente. Sempre ieri – ne danno notizia i consiglieri comunali Cinque Stelle di Brindisi e la deputata Anna Macina – è stata rimossa dall'incarico di membro del comitato per la Zona economica speciale (Zes) Molise-Puglia.

Annalisa Formosi fra il 2013 e il 2017 avrebbe ottenuto numerosi incarichi professionali in procedimenti giudiziari liquidati dal tribunale di Brindisi con una somma di circa 154mila euro. Nello stesso arco temporale, l'ex marito della professionista, il commercialista Oreste Pepe Milizia, considerato "braccio destro" del giudice Galiano, avrebbe svolto incarichi liquidati dallo stesso tribunale con una somma di circa 202mila euro. Galiano, stando al teorema accusatorio, avrebbe ricompensato la coppia per la "disponibilità mostrata" nei suoi confronti. 

Per quanto riguarda la Formosi, l'ingegnere si "sarebbe prestata – sostiene la Procura – a fare da prestanome nelle illecite operazioni compiute da Galiano nella gestione delle sponsorizzazione gonfiate tramite false fatturazioni". Il riferimento è a cinque assegni bancari ricevuti, secondo l'accusa, fra il 2012 e il 2016, da due associazioni sportive dilettantistiche, la "Giornale di bordo" e la "Blue Sea", facenti capo di fatto a Galiano. Nel giugno 2019, escussa a sommarie informazioni sulle ragioni dell'emissione in suo favore di tali assegni, la Formosi non ha saputo fornire spiegazioni sul perché la Blue Sea, associazione di cui fra l'altro sostenne di non averne mai sentito parlare, l'avesse ricompensata. L'accusa rileva inoltre che la Formosi, sulla base della documentazione nella disponibilità delle due associazioni sportive, era, da contratto, operatore sportivo. Non risulta però che la stessa "sia una velista – rileva la Procura – ovvero che abbia partecipato a campionati di vela, né risultando documenti da cui risulti che le associazioni sportive in esame abbiano svolto corsi di vela o convegni o altro, appare pacifica la fittizietà dell'operazione". Tutto questo ha portato a formalizzare l'accusa di corruzione in atti giudiziari e riciclaggio sia a carico della Formosi che di Pepe Milizia. 

Riguardo alla prima ipotesi di reato, il gip conferma la sussistenza di un "grave quadro indiziario" nei confronti di Galiano e Pepe Milizia. Per quanto concerne la Formosi, invece, "pur risultando che la stessa 'ha beneficiato' degli incarichi assegnatile da Galiano (elemento da solo insufficiente per ritenere provato il suo diretto coinvolgimento nel pactum sceleris), non vi sono i necessari gravi indizi di colpevolezza per ritenere che la stessa abbia concorso nell'accordo corruttivo tra Galiano e Milizia". Il gip fa inoltre notare che l'indagata "non risulta aver avuto alcun ruolo nelle dinamiche illecite sviluppatesi" fra il marito e il giudice. Da quanto ravvisato dal gip non vi sono quindi elementi per ritenerla partecipe dell'accordo corruttivo. A carico della Formosi sussisterebbero invece i gravi indizi di colpevolezza per tutti e cinque gli episodi di riciclaggio che le vengono contestati (ossia gli assegni ricevuti ed incassati fra il 2012 e il 2017). L'estraneità all’accordo corruttivo, infatti, "non le ha comunque impedito di collaborare con Galiano nelle attività di ripuliture delle somme che Massimo Bianco erogava a Galiano tramite lo schermo delle associazioni". 

Il riferimento è alle somme di denaro che l'imprenditore, amministratore della ditta Soavegel, avrebbe elargito a Galiano sotto forma di sponsorizzazioni fittizie alle associazioni sportive dilettantistiche riconducibili al giudice, per ottenere protezione in alcuni procedimenti giudiziari pendenti davanti al tribunale di Brindisi. La conoscenza della provenienza illecita di tali somme, da quanto si legge nell'ordinanza, "può arguirsi per logica (a proposito della Formosi, ndr), tenendo presente i suoi rapporti personali e di conoscenza con Pepe Milizia e Galiano, l'entità delle somme ricevute dalle associazioni, il ripetersi di tali pagamenti negli anni da parte delle associazioni che di volta in volta si sono susseguite, l'assoluta mancanza di motivi legittimi che potessero giustificare tali pagamenti".

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