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Giuseppe Giordano

Giuseppe Giordano

Così è stato preso “Aiace”

MANDURIA - La Beretta calibro 9 era una delle armi rubate a Brindisi, nell’agosto scorso, all’interno dell’armeria di piazza Sapri. L’ha fatta tuonare, un paio di volte, Aiace. Poi l’ha buttata per terra, in segno di resa.

MANDURIA - La Beretta calibro 9 era una delle armi rubate a Brindisi, nell'agosto scorso, all'interno dell'armeria di piazza Sapri. L'ha fatta tuonare, un paio di volte, Aiace. Poi l'ha buttata per terra, in segno di resa. Era braccato, Giuseppe Giordano (video), 42anni, sanpietrano. Così come lo era il suo compagno di avventure nelle campagne del Tarantino, Giuseppe Iunco, 47 anni di Erchie, con piccoli precedenti penali.

Il copione si ripete, come per Oronzo De Nitto, come per Francesco Campana. La latitanza per gli esponenti di spicco della Scu d'ultima generazione, facce che sono più o meno le stesse rispetto al passato, non è mai lontano da casa. Sempre nella terra di mezzo, a metà strada tra l'Adriatico e lo Ionio.

Aiace, che ha nominato come difensore Ladislao Massari, era scappato via a novembre, da allora aveva fatto perdere le proprie tracce. Il 19 ottobre la Cassazione aveva confermato le condanne per il gruppo di fuoco attivo tra i Novanta e i Duemila. Nell'elenco dei delitti (l'operazione era stata denominata Murder) c'era anche quello affibbiato al sanpietrano, braccio destro di Vito Di Emidio, detto Bullone, pentito dal giorno dopo la cattura (nel 2001): Santino Vantaggiato fu ucciso nel settembre '98 a Bar, in Montenegro.

I poliziotti a Brindisi ascoltavano: "Ehi cumpà, cumpà", disse. Poi due colpi. E il silenzio. Erano in tre gli assassini. Bullone in testa alla fila, insieme a Giordano e Lorenzo De Giorgi. Per quei fatti il latitante catturato a Manduria deve scontare 30 anni, pena inflitta da una sentenza ormai irrevocabile.

Ieri sera Giordano se ne andava in giro a bordo di un'auto rubata proprio in zona, di recente. Stava percorrendo con dimestichezza i sentieri di campagna, sulla strada per Lecce. Le forze dell'ordine gli davano la caccia da mesi. Si presume che ci fosse proprio lui, uno della vecchia guardia che non aveva però lasciato il campo, dietro al presunto tentativo di evasione di Raffaele Martena, giovanotto di Tuturano che era recluso a Borgo San Nicola e che deve scontare anni su anni per traffico di droga.

Qualcuno aveva preparato un'imboscata per assaltare l'ambulanza con la quale Martena si sarebbe fatto trasportare in ospedale, dopo aver finto un malore. Il piano fu scoperto, nel gennaio scorso, attraverso alcuni bigliettini con messaggi criptati in uscita dall'istituto detentivo. Le ricerche di Aiace si fecero già allora più affannose di quanto non lo fossero già.

A mettere il punto ci hanno pensato i carabinieri del Norm di Manduria che, avvistata l'auto rubata nei pressi di una casa cantoniera, sono partiti all'inseguimento della coppia di fuggitivi che era a bordo. Uno è sceso, è stato circondato. Era Iunco, arrestato per primo. Giordano ha tentato di scappare via a piedi. Avrebbe sparato un paio di colpi con la Beretta rubata a Brindisi. Infine si è lasciato ammanettare.

Il carico è più pesante: eseguito l'ordine di carcerazione per la condanna a 30 anni di carcere ma anche l'arresto in flagranza per tentato omicidio e resistenza a pubblico ufficiale, vista la reazione avuta una volta in trappola. Con sé Aiace aveva tre caricatori, alcune patenti di guida e carte di identità falsificate con sue fotografie, oltre a diverse tessere bancomat.

Ora bisognerà capire chi lo ha coperto durante la latitanza, quali sono stati i suoi movimenti. Certo è che è rimasto in zona, protetto da un buono spiegamento di forze della criminalità organizzata indigena. Quelle armi rubate a Brindisi a metà agosto (60 pezzi, tra fucili e pistole) servivano proprio queste latitudini. Una calibro 9, di sicuro, era per Aiace.

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