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Da veggente ad attrice: gioielli per 265mila euro, shopping e vacanze di lusso

Il gip: “Doti mistiche appoggiate anche dall’ex vescovo di Brindisi”. Fondata l’associazione Santa Maria della Purezza. Scoperte polizze vita per 600mila euro, in un anno acquisti da Cavalli per 50mila euro, immobili tra Brindisi e Asiago

BRINDISI – “Tenore di vita altissimo”, nel contesto di una “vicenda incredibile e sconvolgente, dalle dimensioni e proporzioni enormi, emersa solo in parte”. Improbabile che Paola Catanzaro, già Paolo, fosse solo una cartomante, poi un modello e in seguito attrice. Impossibile che guadagnasse tanto, di fronte alla scoperta di shopping per 50mila spesi per abiti griffati Roberto Cavalli solo nel 2015, acquisto di gioielli per 265mila euro dal 2014 al 2016 a Brindisi, vacanze a Dubai in resort di lusso sette stelle. E ancora dieci polizze vita del valore di 600mila euro, oltre a immobili a Brindisi e a Vicenza.

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Gravità indiziaria

Secondo il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brindisi, Giuseppe Biondi, anche i risultati degli accertamenti economico-patrimoniali condotti dalla Guardia di Finanza costituiscono gravi indizi di colpevolezza a carico dell’indagata, destinataria di ordinanza di custodia cautelare nel carcere di Lecce. Pesano sulla bilancia assieme alle denunce delle vittime, portando ad avere un “quadro probatorio dal quale emerge una incredibile e sconvolgente vicenda dalle dimensioni e proporzioni notevoli, andata avanti per oltre un decennio, che ha visto come protagonista Paola Catanzaro e che solo in parte è venuta a galla in seguito a servizi giornalistici e televisivi nei primi mesi del 2017”.

“Non è improbabile – sempre secondo il gip – che vi siamo molte altre vittime di Catanzaro che, o perché ancora suggestionate, come una coppia di coniugi, o perché incredule di fronte a quanto emerso o bloccate dal rimorso e dalla vergogna per essersi lasciate abbindolare, non hanno ancora preso coraggio a la determinazione di allontanarsi e denunciare”.

Gli ambienti ecclesiastici

L’indagata “fingendosi per anni in possesso di doti mistico-religiose soprannaturali, approfittando anche dell’appoggio di una parte autorevole degli ambienti ecclesiastici è riuscita nel tempo a suggestionare molte persone, numerose, per lo più professionisti, imprenditori e commercianti non solo del Brindisino, ma anche della provincia di Bari e del Nord Italia i quali hanno creduto di avere in lei un punto di riferimento per la propria spiritualità”. A lei avrebbero affidato, come scrive il gip, “i più intimi segreti e le frustrazioni, sino al punto da determinarne decisioni e scelte di vita fondamentali, come quelle di intrattenere o sciogliere relazioni sentimentali o addirittura matrimoniali”.

Il riferimento a una parte della Chiesa è legato alla circostanza che “l’indagata è stata spesso ritrattata in foto in compagnia dell’ex vescovo di Brindisi,  il quale a più riprese e anche per iscritto, sua pure dopo le sue dimissioni dalla guida della Diocesi avrebbe sostenuto il mistico”. Va precisato che del prelato il gip riporta nome e cognome e fa riferimento a foto allegate a una denuncia, anche queste raccolte nel fascicolo a carico del “mistico”. L’ex vescovo non è indagato. 

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L’associazione Maria Regina della purezza

Nel fascicolo d’inchiesta è confluito anche l’atto costitutivo dell’associazione chiamata Maria Regina della purezza e portatrice di gioia, nata da una iniziativa di Paolo Catanzaro “allo scopo di continuare il cammino di fede a seguito della chiusura della chiesetta di contrada Uggio” dove avvenivano gli incontri di preghiera. La bozza di questa associazione sarebbe stata “vagliata dall’allora vescovo che diede il suo assenso”.

Dalle testimonianze raccolte, emerge che “nel ’94 l’allora vescovo Todisco diffidò sia Paolo Catanzaro che una delle sue sorelle a usare la chiesetta per promuovere le presunte apparizioni mariane, mai verificate e mai riconosciute dalla Chiesa cattolica”. “Il vescovo successivo ‘di fatto lo riabilitò e ne rilanciò l’immagine”, stando alle dichiarazioni rese da una indagata, Anna Picoco.

Gli immobili

Nel corso degli anni Paola Catanzaro sarebbe riuscita a mettere insieme un tesoretto, “insinuandosi nella vita delle persone, approfittando della fiducia, raggirandole proponendo loro opere caritatevoli e improbabili progetti religiosi, per i quali ha ottenuto ingenti somme di denaro e consistenti donazioni patrimoniali. Ad oggi risulta intestataria dei seguenti beni immobili: un appartamento al rione Casale, composto da quattro vani, tra piano terra e seminterrato, più un box auto; un trullo a San Michele Salentino; un terreno agricolo in contrada Pozzo Pallone a San Michele; un villino ad Asiago in provincia di Vicenza con box auto. Il marito, Francesco Rizzo è intestatario di un immobile, nel rione Casale di Brindisi, con box auto annesso.

Sotto sequestro sono finite due polizze vita del valore di 120mila euro, non già nell'ambito di questa inchiesta ma nel procedimento per evasione al Fisco. Le proprietà restano nella disponibilità di moglie e marito.

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