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Sabato, 22 Giugno 2024
Cronaca

Donna morta in ospedale, dopo due ricoveri: chiesta archiviazione

Il pm: “Occlusione intestinale, nessuna responsabilità a carico dei sei medici indagati dopo la denuncia del marito e della figlia”

BRINDISI – “Non sussiste alcuna ipotesi di reato nei confronti dei medici concretamente ipotizzabile in relazione al decesso della donna avvenuto in ospedale, dopo il ricovero, per occlusione intestinale”: il pm ha chiesto l’archiviazione del fascicolo aperto per omicidio colposo nei confronti di sei professionisti dell’ospedale, dopo la denuncia del marito e della figlia, rappresentati dall’avvocato Francesco Monopoli.

La tragedia

L'avvocato Francesco Monopoli-4-4La donna aveva 64 anni, è deceduta il 4 maggio 2016 nel nosocomio di Manduria, dove il marito l’aveva accompagnata per forti dolori all’addome. Era originaria di San Pancrazio Salentino, dove viveva con la sua famiglia e stando a quanto si legge nella denuncia presentata dal penalista, mai prima di allora, la donna era stata ricoverata in ospedale e mai aveva sofferto di patologie.

L'avvocato Monopoli (nella foto a destra)  aveva anche chiesto la riesumazione della salma, oltre al sequestro delle cartelle cliniche, ritenendo il disseppellimento necessario per accertare la causa della morte. Perché nel certificato rilasciato al marito, secondo quanto sostenuto dal legale, risulterebbero tre cause distinte: occlusione intestinale, insufficienza renale e shock cardiogeno. La paziente non venne sottoposta a intervento chirurgico e per questo nella denuncia la domanda ricorrente è stata la seguente: se fosse stata sottoposta a operazione, sarebbe ancora viva? In altri termini, poteva essere salvata.

La perizia

Secondo il medico legale Roberto Vaglio, nominato dal pm Maria Grazia Anastasia della Procura di Taranto, competente per territorio, “la causa del decesso è da ravvisare in uno shock cardiogeno per pseudo occlusione intestinale, in paziente con insufficienza renale cronica riacutizzata”.

“E’ stato giudicato corretto l’approccio dei sanitari che ebbero in cura la donna in relazione al primo accesso al pronto soccorso dell’ospedale di Manduria il 18 aprile 2016”. A giudizio del consulente, “la insufficienza renale acuta fu trattata congruamente, sebbene già da circa dieci giorni la paziente avesse smesso di alimentarsi e bere adeguatamente”, si legge nella richiesta di archiviazione depositata al giudice per le indagini preliminari.

“Al momento delle dimissioni, il 27 aprile successivo, invero la situazione si era risolta e le condizioni della donna erano buone. Dopo anche giorno, il 3 maggio, la donna era stata nuovamente ricoverata in ospedale, a Manduria, per una riacutizzazione della insufficienza renale con annessa anuria. Le condizioni erano rapidamente peggiorate, sino  all’exitus. Vani i tentativi di rianimazione”.

Scrive il pm: “Il perito ha spiegato con chiarezza come non vi fossero in quel momento indicazioni al trattamento emodialitico d’urgenza, evidenziando anche come ciò fosse addirittura sconsigliabile, in presenza di una instabilità emodinamica che avrebbe comportato un rischio di morte in caso di ricorso a questa terapia”. Quanto alla occlusione intestinale, “questa è stata verosimilmente cagionata dallo scompenso elettrolitico e dal quadro uremico conseguente alla insufficienza renale”. Anche in questo, la “condotta dei medici è stata valutata come corretta con l’ausilio degli strumenti diagnostici, Rx e Tac”.

La richiesta di archiviazione

“Dirimente – sostiene ancora il pm – è la valutazione circa la impossibilità di trattare chirurgicamente la paziente in quelle condizioni, non essendo chirurgica la terapia di una pseudo occlusione di probabile natura tossico uremica, essendo peraltro necessario stabilire prima con certezza la sede e la natura della occlusione”.

Infine, “l’insorgenza del grave shock cardiogeno da scompenso elettrolitico non era in alcun  modo contestabile con le manovre rianimatorie, nonostante le cure idratanti e di supporto fossero in atto”. Da qui l’esclusione di qualsiasi profilo di colpa nei confronti dei medici indagati e la richiesta di archiviazione con conseguente restituzione del fascicolo.

La famiglia

L’avvocato Monopoli, per conto della famiglia, ha nominato come medico legale di parte, Stefania Concetta Bello, docente all'Università di Foggia, unitamente alla quale valuterà se presentare opposizione o meno alla richiesta di archiviazione depositata dal pm.

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