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Dottoressa in maternità, ambulatorio chiuso: malati reumatici senza terapia

La Sanità brindisina continua a dispensare disservizi. Ad ogni servizio giornalistico che racconta episodi di malasanità seguono segnalazioni da parte di cittadini su nuovi casi

SAN PIETRO VERNOTICO – La gente è stanca ed esasperata. La Sanità brindisina continua a dispensare disservizi. Ad ogni servizio giornalistico che racconta episodi di malasanità seguono segnalazioni da parte di cittadini su nuovi casi che raccontano vere e proprie odissee per ottenere un diritto, il diritto alla salute. L’ultimo caso riguarda l’ambulatorio di reumatologia dell’ospedale Melli di San Pietro Vernotico chiuso perché la dottoressa è in maternità. Dal mese in corso i “malati reumatici” che si rivolgevano all’ambulatorio in questione per essere sottoposti a “terapia infusionale” non hanno più un posto dove effettuare le cure e non sanno nemmeno più a chi rivolgersi. E dopo infinite richieste rimaste inevase chiedono aiuto ai giornali.

malattie reumatiche melli-2

“A dicembre ci è stato riferito che da gennaio non avremmo più potuto usufruire dell’ambulatorio per la terapia a noi necessaria perché la dottoressa sarebbe entrata in maternità – racconta una paziente – ma nessuno ci ha saputo dire come avremmo dovuto continuare la cura. Mi reco quasi ogni giorno all’ambulatorio per chiedere informazioni e l’infermiera di turno mi risponde che non ci sono novità. Abbiamo provato a contattare i vari dirigenti ma al momento nessuno ci ha fornito indicazioni adeguate alle nostre necessità. Quello che è certo è che per molti di noi sta saltando la terapia mensile, c’è chi si sottopone ai trattamento due volte al mese, chi una, chi tre”. Naturalmente non si tratta solo di pazienti del posto ma di gente che vive in altri Comuni della provincia.

Da quanto si apprende sono anche state chiuse le prenotazioni per visite inerenti le malattie reumatiche. Dopo che sono state chiuse anche quelle per le radiografie, sempre per carenza di personale.

Il caso radiologia

Alla gente non resta che segnalare il disservizio ai giornali, nella speranza che qualcosa si muova. “Non sappiamo proprio più a chi rivolgerci, abbiamo tentato diverse strade per avere delle risposte ma al momento abbiamo trovato solo porte chiuse”.  

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